Con Rewealth Credem ripensa il wealth management tra longevità e nuovi bisogni

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Con Rewealth Credem ripensa il wealth management tra longevità e nuovi bisogni

Mercati più complessi, clienti più eterogenei, bisogni patrimoniali che evolvono nel tempo. Con il progetto “Rewealth”, il gruppo Credem ha rafforzato l’integrazione tra asset management e assicurazioni, ripensando il wealth management a partire da longevità, consulenza per obiettivi e catena del valore.

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Non una semplice riorganizzazione, ma il tentativo di ripensare il wealth management a partire dai cambiamenti che stanno trasformando clienti, mercati e modelli di consulenza. È questo il perimetro in cui nasce Rewealth, il progetto del gruppo Credem partito a gennaio 2026, che rafforza l’integrazione tra asset management e life insurance e accompagna una più ampia evoluzione del modello di servizio.

Un progetto che si inserisce in una riflessione maturata nel tempo, come racconta Francesco Germini, responsabile Asset Management e Life Insurance, con il coordinamento di Euromobiliare Asset Management SGR e Credemvita, rispettivamente la società di gestione e la compagnia attiva nel ramo vita del gruppo.

«Il wealth management è sempre stato per Credem un ambito di straordinaria importanza strategica», racconta Germini. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Da un lato il contesto esterno dei mercati con diversi cambiamenti radicali, quali la dinamica dei tassi dal 2022 in avanti e l’instabilità geopolitica; dall’altro l’evoluzione interna del gruppo, che ha visto nascere una banca dedicata al private banking e una piattaforma di consulenza più evoluta.

Dal prodotto agli obiettivi del cliente

Il punto, spiega Germini, non è solo organizzativo. Rewealth nasce per superare una logica a silos tra fabbriche prodotto e costruire un modello di servizio più vicino ai bisogni reali dei clienti. «Non vogliamo parlare solo di prodotti, ma di trend, longevità, accumulo, decumulo, protezione, crescita. Una volta resa consapevole la persona dei propri obiettivi, i prodotti e i servizi diventano la conseguenza naturale».

È qui che l’integrazione tra asset management e insurance assume un significato più concreto. Non semplice sommatoria di competenze, ma possibilità di progettare soluzioni trasversali. Germini cita due esempi: l’accumulo, per chi inizia a investire anche con piccole somme, e il decumulo, per chi, arrivato a una certa fase della vita, ha bisogno di trasformare il patrimonio in flussi periodici. «Se individuo il bisogno di decumulo, solo dopo parlerò della soluzione ideale per realizzarlo al meglio».

Il cambiamento riguarda anche il modo in cui i banker dialogano con i clienti. «Si sta passando progressivamente dal parlare di mercati, asset allocation, prodotto al parlare di obiettivi di vita», osserva Germini. In questa direzione vanno anche soluzioni che prevedono meccanismi automatici di riallocazione del rischio: portafogli che partono con una maggiore esposizione obbligazionaria e, con il passare del tempo, si spostano progressivamente verso asset allocation più rischiose azionarie o, nel caso di obiettivi di decumulo, viceversa.

Longevità: non solo silver economy

Ma la spinta al cambiamento arriva anche dai clienti. «Per la prima volta – spiega – dobbiamo essere capaci di dialogare contemporaneamente con cinque generazioni». La longevità, in questa lettura, non è solo un tema previdenziale né la semplice declinazione della silver economy. È una trasformazione che ridefinisce il mestiere stesso della consulenza. «Il vero rischio per la nostra industria non è servire meglio gli over 70, ma non essere capaci di intercettare i più giovani», osserva Germini. È un cambio di prospettiva importante. Perché se da una parte la vita si allunga, dall’altra il patrimonio deve accompagnare più stagioni: l’ingresso nel mondo del lavoro, la costruzione del risparmio, la protezione familiare, gli investimenti, il retirement, e non ultimo il passaggio generazionale. E per ciascuno ciclo di vita e servono linguaggi, strumenti e modelli di consulenza diversificati.

Asset management e insurance: una convergenza che crea valore    

Dentro questo percorso, l’insurance non è solo una  componente accessoria, ma una parte centrale della pianificazione finanziaria. «I prodotti assicurativi stanno diventando sempre più moderni ed efficienti, anche grazie all’integrazione di concetti e strategie sviluppate in ambito asset management», osserva. Il loro valore per i clienti però va oltre gli aspetti finanziari e di performance, in quanto incorporano una componente assicurativa reale e vantaggi legati al passaggio generazionale. Sempre di più dovremo diventare bravi nel comunicare il concetto di Value for Money, che significa che il valore generato per il cliente, in termini di rendimento, protezione o qualità della soluzione, sia congruente al costo sostenuto.

Catena del valore e open architecture

Rewealth si inserisce anche in una riflessione più ampia sull’integrazione lungo la catena del valore. Per Germini, mantenere all’interno del gruppo le competenze delle fabbriche prodotto e della distribuzione consente di reagire meglio agli andamenti di mercato e di supportare i clienti con maggiore qualità e tempestività. «Alcuni gruppi hanno ceduto le fabbriche di casa. Noi non l’abbiamo fatto», ricorda.

Ma integrazione non significa chiusura. Su questo punto Germini è netto: Credem opera in un modello di open architecture. «Siamo un gruppo captive, ma le nostre reti evolute distribuiscono anche prodotti di altri player. Questo stimola i nostri professionisti a ragionare in un’ottica di mercato. I prodotti di casa non vengono scelti perché hanno il marchio Credem, ma perché hanno la stessa qualità dei grandi operatori internazionali». Il presidio della catena del valore, dunque, non viene presentato come un recinto, ma come una responsabilità competitiva. Avere fabbriche interne obbliga ad alzare l’asticella su qualità, performance, comunicazione e capacità di servizio.

In questa prospettiva, Rewealth prova a dare forma a un wealth management meno centrato sulla vendita di singoli strumenti e più orientato alla costruzione di percorsi. Un modello in cui asset management, insurance, advisory e consulenza dialogano insieme per  poter rispondere a clienti che cambiano, vivono più a lungo e chiedono soluzioni più coerenti con i propri obiettivi.

Perché, come emerge dalle parole di Germini, “la sfida non è solo seguire l’evoluzione dei mercati. È garantire benessere finanziario sia a chi comincia oggi a investire e sia a chi deve trasformare il patrimonio accumulato nel corso di una vita in protezione, reddito e continuità familiare”.

Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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