La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema

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Uno studio pubblicato da Deloitte evidenzia che il 66% delle aziende di settore è impegnato in attività artistiche e culturali, mentre il 68% investe in iniziative legate a heritage e artigianato. E non si tratta più solo di operazioni di immagine

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Moda italiana e cultura: i numeri

Finalmente la moda italiana sta evolvendo in un vero e proprio ecosistema culturale integrato, capace di coniugare valore economico, sociale e culturale e di rafforzare il proprio posizionamento competitivo a livello globale. Non è utopia: secondo uno studio dettagliato pubblicato da Deloitte, essa rafforza il suo ruolo di motore culturale. L’indagine ha indagato un campione di 50 aziende leader del settore, facendo emergere che il 66% è impegnato in attività artistiche e culturali e che il 68% investe in iniziative legate a trasmissione dei valori e artigianato, con l’obiettivo di preservare il spaer fare e sostenere ricambio generazionale e competitività del Made in Italy.

L’evento di presentazione dei dati è stato Mecenati di Moda, ospitato presso la Galleria Deloitte (il suggestivo spazio della ex chiesa di San Paolo Converso in corso Italia a Milano). Strumenti principali di queste strategie sono academy, fondazioni, musei d’impresa, accordi con istituzioni culturali, a tutto vantaggio del posizionamento e dell’identità di brand, ma non solo: il legame con la responsabilità sociale e con lo sviluppo territoriale delle imprese italiane della moda è sempre più forte. Inoltre, il 71,4% delle aziende attive in ambito culturale pubblica report di sostenibilità o impatto, cresce tuttavia l’esigenza di integrare queste iniziative in sistemi strutturati di reporting, capaci di evidenziarne il contributo in chiave Esg.

Solo operazioni di immagine? Non più

Non si tratta più di operazioni di immagine, ma di programmi artistici continuativi e pluriennali. Il 54% delle aziende integra contemporaneamente investimenti in cultura e in artigianato, chiara evidenza di un approccio strategico e integrato verso questi ambiti.

Dal confronto internazionale emerge un crescente interesse per l’Italia da parte dei grandi player globali, che continuano a investire nella filiera produttiva e nel patrimonio culturale del Paese.

Le collaborazioni tra artisti e case di moda rappresentano oggi un potente motore di valore creativo e commerciale, e richiedono una governance chiara per garantire l’implementazione di una visione di lungo periodo.

Come afferma Barbara Tagliaferri, head of arts & culture e chief brand & communications di Deloitte: «Se in passato il mecenatismo era prevalentemente legato a iniziative individuali, oggi è sempre più un impegno condiviso, che coinvolge anche il mondo delle imprese. E in particolare le imprese della moda, che operano in un ambito in cui creatività, cultura e identità sono elementi fondanti. La valorizzazione dell’heritage non è più solo branding e posizionamento, ma parte integrante della strategia industriale dell’impresa».

L’opportunità straordinaria del mecenatismo oggi

«Il mecenatismo e le collaborazioni culturali rappresentano oggi un’opportunità straordinaria per le case di moda, ma richiedono una governance contrattuale rigorosa per trasformarsi in partnership durature e mutuamente vantaggiose», afferma Ida Palombella, global lead fashion & luxury di Deloitte. «La sfida principale è bilanciare visione artistica e necessità commerciali, disciplinando con chiarezza ruoli e responsabilità. Quando la gestione contrattuale è prioritaria sin dalle fasi iniziali, il valore generato beneficia entrambe le parti e getta le basi per collaborazioni solide nel tempo».

Aggiunge Fabio Pompei, ceo di Deloitte Central Mediterranean: «L’impegno di Deloitte nel campo dell’arte e della cultura è il risultato di un percorso di oltre dieci anni, con investimenti in progetti culturali, collaborazioni e iniziative che mettono al centro il dialogo tra discipline diverse. Crediamo che le arti e la cultura rappresentino elementi essenziali per lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale».

I protagonisti

L’iniziativa, curata dalla giornalista Fabiana Giacomotti, ha riunito esponenti del mondo culturale, artistico e istituzionale, tra cui l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, e il presidente della Camera nazionale della moda italiana, Carlo Capasa. Tra gli ospiti dell’evento, Jacopo Bedussi, Giovanni Bonotto, Michele Bonuomo, Maria Emanuela Bruni, Carmelo Carbotti, Maurizio Crippa, Giuseppe Lo Schiavo, Marcello Maloberti, Antonio Marras, Angela Missoni, Giovanni Morale, Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Alessandra Roveda, Carla Sozzani, Sara Sozzani Maino, Gian Maria Tosatti, Beatrice Trussardi, Alessio Vannetti e Astrid Welter.

Domande frequenti su La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema?

Quando si investe in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema con un capitale limitato?

Iniziare a investire in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema?

I rischi associati a La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema?

Le prospettive future per La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema?

La valutazione della performance degli investimenti in La moda italiana è motore di cultura e le imprese italiane fanno ecosistema richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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