Michelangelo Pistoletto e lo specchio delle (loro) brame

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La vicenda è nota: l’artista Michelangelo Pistoletto, ospite di una trasmissione Rai di Serena Bortone, aveva colà segnato e firmato uno specchio (di proprietà della stessa giornalista). La polemica, pur se a scoppio ritardato, è arrivata. Ma: si tratta davvero di un’opera d’arte? Lo abbiamo chiesto direttamente al Maestro e a due esperti d’eccezione: la storica dell’arte Sharon Hecker e l’avvocato Giuseppe Calabi

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Specchio. Specchio dipinto, specchio frantumato. Specchio bramato. Lo specchio è uno degli archetipi associabili a Michelangelo Pistoletto, ed è il (nuovo) oggetto della discordia fra la giornalista Serena Bortone e la Rai. Perché? Il “fattaccio” si compie in realtà il 14 marzo 2023, durante una puntata in diretta del programma Oggi è un altro giorno…. In quell’occasione, il maestro – nell’economia della trasmissione – appone la sua firma su uno specchio di proprietà della conduttrice, che poi (a suo stesso dire) se lo porta a casa, incassando la battuta dell’artista che fa anche scherzosamente cenno al “prezzo” dell’opera. Tutto bene dunque? Niente affatto. A distanza di quasi un anno e mezzo da allora, la Rai eccepisce la correttezza dell’operazione relativamente a quanto espresso nel codice etico dell’azienda sui “vantaggi economici” o “di qualsivoglia genere (…) che non gli spettino”.

Screenshot

Lo specchio di Serena Bortone e firmato da Michelangelo Pistoletto è arte?

Facciamo un passo indietro: la suppellettile della Bortone è diventata davvero un’opera d’arte? Lo abbiamo chiesto direttamente al maestro dell’arte povera Michelangelo Pistoletto, il cui corrente record d’asta (poco più di 4,8 milioni di dollari Usa del 2017) è stato stabilito da Christie’s, a Londra.

Maestro, considera un’opera d’arte lo specchio firmato in diretta tv Rai?

“Non so come rispondere. Sul momento, se mi si dice ‘faccia una firma’, io la faccio, senza chiedermi niente altro. Lo specchio io l’ho firmato sull’onda del momento, nell’entusiasmo della trasmissione. Dire ‘No, questa cosa io non la firmo, non mi prendo l’impegno di autenticare il fatto che io sia stato qui’ lo avrei trovato sgradevole. Ho preso parte a una trasmissione tv, ho fatto questo simbolo (quello del suo Terzo Paradiso, ndr) e testimonio che l’ho fatto io in quella circostanza. Non mi sono fatto altre domande”.

Ritiene che abbia del valore collezionistico, in ogni caso?

“Non ci sono regole predeterminate per definire che cosa è collezionabile o meno. Si possono collezionare ochette, rane, firme, cataloghi. Si immagini: vendono i cataloghi delle mie mostre a certi valori… Un qualunque oggetto firmato da una persona nota, può assumere rilevanza collezionistica. È lo stesso motivo per cui vengono venduti in asta vestiti di persone famose. C’è un libero mercato che prende vita grazie alla stessa richiesta che si crea”.

Il solo polverone scatenatosi può essere considerato una sorta di opera d’arte?

“Può esserlo nel senso che mette le persone in comunicazione intorno a un avvenimento: si creano delle realtà comuni impreviste. In questo senso si manifesta l’opera d’arte. La Venere degli stracci per esempio non era nata per essere bruciata (un clochard aveva appiccato fuoco alla scultura-installazione in piazza Municipio a Napoli il 12 luglio 2023; l’opera è tornata al suo posto il 1° marzo 2024, ndr), ma il fatto che l’abbiano incendiata ha scatenato un interesse anche fra tanta gente che non avrebbe altrimenti avuto interesse alcuno riguardo a quest’opera”.

Decide quindi sempre il pubblico.

“Esatto”.

Ed è sempre una questione di soldi…

“Sa, i soldi sono un modo per dare valore a un qualsiasi fenomeno della nostra vita. Costituiscono ‘un voto a favore’ o meno”.

Possiamo dire che lo specchio è di Serena Bortone?

“Non ero a casa della giornalista, non conosco gli accordi della professionista con la Rai. Mi è stato detto che lo specchio fosse suo”.

Il punto di vista della storica dell’arte e

Chiediamo alla professoressa Sharon Hecker di commentare la possibile “identità artistica” dello specchio della discordia. “Non avendo più oggi delle definizioni storico-artistiche ferme su che cosa si considera un’opera d’arte, è impossibile, come dice giustamente Pistoletto, sapere cosa rispondere”, ci dice. “Detto questo, uno potrebbe domandarsi se questa cosa indefinibile riflette quello che vogliamo dall’arte? Ti cattura l’anima? Ti eleva lo spirito? Ti ispira a prendere una penna in mano e scrivere un libro, una poesia? Ti apre nuovi orizzonti di pensiero e di sentimento?”.

dell’avvocato

Sempre sulla qualifica – in questo caso – di opera d’arte, l’avvocato Giuseppe Calabi specifica: “In Italia non esiste una norma che definisca cosa si intenda per opera d’arte. Ai limitati fini del diritto d’autore, è solo richiesto un livello modesto di creatività perché possano sorgere il diritto morale ed i diritti di utilizzazione economica in capo all’autore. Normalmente è l’artista (e dopo di lui, i suoi eredi) che attribuiscono ad un lavoro la qualifica di opera d’arte, inserendola nel proprio archivio. Ed il mercato recepisce questa qualifica determinandone il valore economico”.

Michelangelo Pistoletto, figlio d’arte, nasce a Biella nel 1933. Frequenta la scuola grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa. Nel 1962 mette a punto la tecnica – riporto fotografico su carta velina applicata su lastra di acciaio inox lucidata a specchio – con cui realizza i suoi Quadri specchianti, lavori che gli guadagneranno il riconoscimento e il successo internazionale. Grazie ai suoi Oggetti in meno è uno dei maestri dell’Arte Povera, il movimento artistico teorizzato da Germano Celant nel 1967. Ha partecipato a tredici edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1968, 1976, 1978, 1984, 1986, 1993, 1995, 2003, 2005, 2009, 2011, 2017) e a quattro della Documenta di Kassel (1968, 1982, 1992, 1997). Riceve il Leone d’oro alla carriera nel 2003. Mai pago, nel 2009 presenta alla Biennale di Venezia la performance e installazione Twentytwo less Two, con la quale inaugura una serie di opere basate sulla rottura dello specchio.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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