Nel primo trimestre del 2026 l’industria globale degli ETF ha registrato flussi record, confermando il crescente ruolo di questi strumenti nei portafogli degli investitori. In Europa, in particolare, gli ETF UCITS non stanno solo attirando nuovi capitali, ma riflettono anche un cambiamento più profondo nelle scelte di allocazione. Le tensioni geopolitiche, dall’Ucraina al Medio Oriente, insieme alle trasformazioni economiche e industriali in corso, stanno spingendo verso strategie più mirate, resilienti e orientate ai grandi trend di lungo periodo.
In questo contesto, la diversificazione evolve e si fa più sofisticata, mentre cresce l’interesse per esposizioni tematiche legate, ad esempio, alla difesa, alla sicurezza energetica e alle materie prime critiche, senza trascurare strumenti decorrelati come le obbligazioni catastrofali. Gli ETF si confermano così non solo efficienti veicoli di investimento, ma anche strumenti chiave per interpretare e cavalcare i cambiamenti strutturali in atto.
Intervista ad Annacarla Dellepiane, head of Southern Europe di HANetf
Ne abbiamo parlato con Annacarla Dellepiane, head of Southern Europe di HANetf.
Iscriviti alla newsletter weekend
L’appuntamento settimanale con le ultime notizie del mondo dell’arte e dei beni di collezione
"*" indica i campi obbligatori
Alla luce dei dati record di raccolta Etf Ucits, come si stanno muovendo gli investitori date le tensioni geopolitiche in corso?
Secondo ETFGI, l’industria globale degli ETF segna un record nel primo trimestre 2026, con afflussi netti da inizio anno in aumento del 35% oltre i massimi del 2025. Se guardiamo ai dati sugli ETF UCITS, ovvero quelli europei, ciò che emerge non è solo un aumento di flussi positivi, ma anche un’evoluzione nella qualità delle allocazioni. Le tensioni geopolitiche globali, dal Medio Oriente all’Ucraina, stanno spingendo gli investitori verso esposizioni che siano più resilienti e meno dipendenti da singoli fattori macro, privilegiando strategie tematiche che intercettano trend strutturali di lungo periodo, come ad esempio i macrotrend della difesa e della sicurezza energetica, ma anche settori decorrelati come le obbligazioni catastrofali (cat bonds).
Che ruolo sta giocando la diversificazione di prodotto e di settore rispetto al passato?
In questo contesto, la diversificazione ha assunto un significato più sofisticato rispetto al passato, perché ci troviamo in un momento storico in cui alcune asset class tipicamente decorrellate (si pensi al classico azionario e obbligazionario) appaiono sempre più correlate. Diventa quindi necessario andare a scavare nei vari sottotemi.
Ad oggi esistono sempre più ETF “non tradizionali”, come quelli su criptovalute o sulle obbligazioni catastrofali che aumentano in maniera significativa la decorrelazione di portafoglio. Riguardo alla diversificazione “tradizionale”, non si tratta più solo di bilanciare azionario e obbligazionario o di diversificare geograficamente, ma di costruire portafogli che includano driver di crescita differenti, decorrelati tra loro. Gli ETF possono giocare un ruolo centrale in questo, in quanto permettono di accedere a segmenti molto specifici dell’economia globale, che non sono coperti dai classici ETF settoriali o core. Rispetto a qualche anno fa, assistiamo infatti a una maggiore consapevolezza nell’utilizzo degli ETF tematici come mattoni per costruire esposizioni mirate.
Quali sono i settori che gli investitori prediligono?
Tra i settori più richiesti notiamo un allontanamento dai classici settori Global Industry Classification Standard (GICS) e un avvicinamento ai tematici più specifici, tra i quali spiccano chiaramente quelli legati alla difesa e alla sicurezza energetica. In particolare, stanno attirando forti flussi gli ETF su materie prime critiche come oro, argento, rame e uranio; abbiamo poi gli elementi di decorrelazione come le obbligazioni catastrofali e le criptovalute. È un riflesso diretto del contesto geopolitico attuale, dove autonomia strategica e resilienza sono diventate parole chiave per governi e investitori, e la decorrelazione diventa sempre più importante.
In che modo un investimento mirato in Etf può essere strategico per rendere l’Europa meno dipendente dagli Usa e in generale sul fronte energetico?
Un investimento mirato in ETF può avere un ruolo strategico anche a livello sistemico. Canalizzare capitali verso settori come la sicurezza energetica europea, il reshoring (cioè riportare la manifattura in Europa), le materie prime critiche o la produzione industriale europea significa contribuire a ridurre la dipendenza dell’Europa da fornitori esterni, inclusi gli Stati Uniti per alcune tecnologie, ma anche altre aree del mondo per le risorse energetiche. Gli ETF permettono di farlo in modo efficiente, offrendo accesso immediato a intere filiere industriali fondamentali per la sovranità economica del continente.
Come stanno spostando i flussi – se li stanno spostando – gli ultimi avvenimenti politici europei (per esempio le elezioni in Ungheria)?
Le ultime elezioni in Ungheria hanno portato un vento di ottimismo nei confronti dell’Unione Europea e della sua capacità di rinforzare il peso dell’area UE sul piano geopolitico. Alcune tematiche che hanno recentemente avuto successo sono quelle della ricostruzione dell’Ucraina, quella del cosiddetto “rinascimento” europeo e infine quella della difesa europea. Gli investitori esperti tendono a reagire più a temi strutturali che a singoli eventi, ma è evidente che il contesto politico contribuisce a rafforzare l’interesse verso esposizioni come quelle appena citate.
A livello di oro e commodities, che livello di domanda registrate?
Sul fronte dell’oro e delle commodities, la domanda resta estremamente sostenuta. L’oro continua a essere percepito come un hedge naturale contro inflazione e incertezza geopolitica, contro la crescita dei debiti globali e contro l’indebolimento del dollaro. Continuiamo a registrare flussi in entrata regolari anche nei periodi di correzione. Mentre le materie prime come rame, uranio ed argento, stanno beneficiando della narrativa legata alla transizione energetica e alla ricostruzione delle catene di approvvigionamento. Questi metalli sono sempre più al centro delle strategie di investimento e gli ETF rappresentano uno dei modi più semplici per accedervi.
Perché un portafoglio private o wealth, o anche un family office, dovrebbe scegliere degli Etf?
La scelta degli ETF oggi va ben oltre il tema dei costi bassi, che pure resta rilevante. Gli ETF offrono facilità di accesso a tematiche altrimenti non facilmente accessibili (si pensi ai cat bonds ma anche alle obbligazioni in generale che richiedono lotti minimi di acquisto), trasparenza, liquidità, ma soprattutto precisione nell’implementazione delle idee di investimento.
Permettono di costruire rapidamente esposizioni anche molto sofisticate, di gestire il rischio in modo dinamico e di accedere a tematiche che altrimenti richiederebbero competenze e risorse significative. Un caso lampante è quello che riguarda la tematica dei droni, specifico sotto insieme di titoli industriali e tecnologici del ramo difesa.
In un contesto sempre più complesso e interconnesso, questa flessibilità è un vantaggio competitivo decisivo.

