Gli ETF stanno guadagnando spazio anche nei portafogli dei fondi pensione. A favorirne la diffusione sono costi contenuti, trasparenza, liquidità e diversificazione, caratteristiche particolarmente utili con l’adozione dei modelli life cycle. Ne ha parlato Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, al Forum We Wealth – ETF Revolution.
Previdenza complementare tra welfare e mercati
La previdenza complementare svolge un doppio ruolo: da un lato è un grande investitore istituzionale, dall’altro rappresenta una parte fondamentale del welfare. Il secondo pilastro, secondo il presidente di Assofondipensione, è destinato ad assumere un peso crescente alla luce delle criticità del sistema pubblico. Chi andrà in pensione nel 2040, ha osservato, potrebbe percepire il 40-45% dello stipendio attuale. Per questo, un tasso di adesione alla previdenza complementare pari al 39,9% resta insufficiente per un paese come l’Italia, che dovrebbe puntare ad avvicinarsi almeno all’80%.
In questo percorso si inserisce il silenzio-assenso previsto per i nuovi assunti dal 1° luglio 2026. Chi entrerà in azienda avrà 60 giorni per dichiarare di voler mantenere il Tfr presso il datore di lavoro. In assenza di una scelta, le risorse confluiranno nel fondo pensione. “Stimiamo circa 100mila nuove adesioni all’anno”, ha affermato il presidente. Secondo Maggi, questa misura potrà favorire soprattutto l’ingresso dei lavoratori più giovani nella previdenza complementare, contribuendo nel tempo ad aumentare sia il numero degli iscritti sia il patrimonio gestito.
A questa evoluzione corrisponde un ruolo sempre più rilevante sui mercati. “I fondi pensione gestiscono circa 150 miliardi di euro”, ha sottolineato Maggi.
ETF presenti nel 65% dei fondi
All’interno dei portafogli dei fondi pensione, gli ETF hanno già conquistato uno spazio rilevante. “Dai dati del nostro ufficio studi emerge che il 65% dei fondi pensione utilizza strategie ETF nella propria asset allocation”, ha dichiarato Maggi. Un dato che, secondo il presidente di Assofondipensione, potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi mesi e anni.
A sostenere questa tendenza potrebbe essere soprattutto il modello life cycle, che adegua il portafoglio all’età dell’iscritto. In precedenza, ha ricordato Maggi, chi entrava in un fondo pensione veniva spesso indirizzato verso il comparto garantito, caratterizzato da un rischio più basso e da una componente obbligazionaria quasi totale. Con il nuovo sistema, invece, l’asset allocation varierà nel tempo: un giovane potrà avere una percentuale più elevata di azionario e, con l’avanzare dell’età, la posizione diventerà più conservativa, riducendo il rischio nella fase di uscita.
Perché gli ETF rispondono alle nuove esigenze
In questo scenario gli ETF appaiono coerenti con le necessità dei fondi pensione. “I principali vantaggi sono l’abbattimento dei costi, la trasparenza, la liquidità e la diversificazione”, ha sottolineato Maggi. A questi elementi si aggiungono la possibilità di costruire strutture core-satellite efficienti e l’integrazione dei criteri ESG, centrali per i fondi pensione soprattutto sotto il profilo sociale e occupazionale.
Infine, la crescita della cultura finanziaria interna ai fondi pensione potrebbe favorire un utilizzo sempre più consapevole degli ETF. Pur operando con strutture snelle e con una forte attenzione ai costi, il settore sta rafforzando progressivamente le proprie competenze. “Si stanno inserendo figure più giovani e preparate”, ha osservato Maggi. Un’evoluzione che potrebbe consolidare il ruolo di questi strumenti negli investimenti previdenziali di lungo periodo.

