La raccolta delle reti, almeno fino allo scoppio della guerra in Iran, ha iniziato il 2026 a pieno regime: a febbraio i dati Assoreti mostrano una raccolta netta di 6,5 miliardi di euro, in forte accelerazione rispetto a gennaio (+65,6% mese su mese) e in aumento dell’8,1% su base annua. Continua a crescere anche la componente remunerata con parcella (fee only e fee on top), che sale del 6,8% a 1,4 miliardi di euro.
Nella classifica mensile di febbraio, FinecoBank primeggia per raccolta complessiva con 1,26 miliardi e domina sull’amministrato con 763 milioni, mentre Allianz Bank risulta leader sul gestito (830 milioni). Sul fronte della consulenza a parcella, il predominio resta nelle mani di Intesa Sanpaolo Private Banking, con 566 milioni di raccolta fee (dato che include anche gli switch contrattuali da masse preesistenti).
ETF, crescita esponenziale: verso 8,5 miliardi nel 2026
Allargando lo sguardo oltre il dato mensile, emerge con maggiore chiarezza la direzione intrapresa dalle reti di consulenza. Il crescente ricorso alla parcella esplicita sta favorendo l’ingresso degli ETF nei portafogli dei clienti. Nel maggio 2022 We Wealth titolava “È tempo di aprire le porte agli ETF anche in Italia”: allora, Assoreti non pubblicava ancora dati sulla consulenza a fee né il dettaglio degli strumenti acquistati nell’amministrato.
Dai tempi di quell’appello, però, le reti hanno cambiato marcia — anche sotto la spinta delle pressioni regolatorie europee sul modello delle retrocessioni. A fine 2023 gli ETF avevano raccolto circa 1,2 miliardi di euro; nel 2024 il dato è salito a 3,6 miliardi e nel 2025 a 5,6 miliardi. La dinamica si conferma anche osservando i primi mesi dell’anno: nel bimestre gennaio-febbraio 2026 gli ETF hanno raccolto 1,4 miliardi, contro 1,2 miliardi nello stesso periodo del 2025 e 498 milioni nel 2024. Proiettando questo ritmo sull’intero anno, la raccolta potrebbe raggiungere gli 8,5 miliardi, un livello quasi sette volte superiore a quello registrato nel 2023.
ETF al 2,4% del patrimonio, ancora meno di un decimo rispetto ai fondi comuni
Si tratta di una crescita eccezionale anche in termini relativi. Nel 2023 gli ETF rappresentavano appena l’1,4% del patrimonio complessivo delle reti a 11 miliardi; nel 2024 erano già saliti all’1,8% e nel 2025, con 24,29 miliardi, la percentuale è salita al 2,4%. In tre anni, quindi, la massa degli ETF nei portafogli delle reti è più che raddoppiato, pur restando ancora contenuto in termini percentuali (i fondi comuni pesano per il 27,9% del patrimonio).
L’ingresso degli ETF procede in parallelo con l’evoluzione del modello di consulenza. Strumenti a basso costo e privi di retrocessioni trovano spazio soprattutto all’interno di portafogli costruiti con parcella esplicita. Tuttavia, come già evidenziato in precedenti analisi, l’adozione della consulenza a fee resta disomogenea tra le reti. Dove il modello commissionale continua a prevalere, l’integrazione degli ETF, considerati ormai una forza della natura a livello globale per via dei minori oneri e adattabilità ai portafogli retail, potrebbe ancora incontrare resistenze legate agli incentivi distributivi. Ma i dati già lo mostrano in modo chiaro: verso gli ETF le porte delle reti hanno iniziato ad aprirsi.

