Il 2025 è stato un anno complesso per il mercato dell’arte, passato dal “nero” dei primi sei mesi – con vendite in netto calo rispetto ai due anni precedenti – a un finale più luminoso, nella seconda metà dell’anno. Stando ai numeri pubblicati da Pi-eX, al 12 dicembre 2025 le tre principali case d’asta (Sotheby’s, Christie’s e Phillips) hanno registrato un +15% nelle vendite complessive, senza dimenticare l’aumento dei visitatori ai principali eventi di settore.
È come se la fiducia da parte di collezionisti e appassionati, accantonata per una parte dell’anno, fosse riemersa, con benefici sull’intero ecosistema.
Del resto, lo scorso anno ci ha abituati a contesti macro e geopolitici di assoluta incertezza e volatilità – percezioni che restano valide anche in questi primi mesi del 2026. Investire con cautela e diversificazione resta la chiave per proteggere il patrimonio e tra gli asset alternativi, l’arte può contribuire in modo efficace alla tenuta del portafoglio nel lungo periodo.
Perché l’arte torna centrale nella pianificazione patrimoniale
L’ipotesi che l’arte abbia una nuova veste all’interno dei portafogli – e che non sia più legata solo a una dimensione passionale – è ormai un assunto. E lo confermano le “nuove” abitudini dei grandi patrimoni. Lo scorso anno, gli HNWI (High Net Worth Individuals) hanno destinato circa il 20% della loro ricchezza alle collezioni d’arte (in aumento rispetto al 15% del 2024), secondo l’Art Basel & Ubs “Survey of Global Collecting 2025”.
Numeri che raccontano di un interesse strutturale e di una crescita che potrebbe non arrestarsi, soprattutto se si comprende il vero valore dell’arte quando entra in un portafoglio di investimento, spesso in veste di un solido mattoncino di diversificazione.
È questo il focus del webinar organizzato da Matis, società specializzata in club deal in arte, in programma il 24 febbraio: “L’arte blue chip come asset class: criteri di valutazione per il 2026”. L’incontro, oltre ad approfondire i vantaggi di inserire l’arte come asset alternativo in portafoglio, con Orietta Ibarrondo Gelardin, Art Advisor, e Alberto Bassi, Head of Italy di Matis, si concentrerà sul segmento “blue chip”, negli ultimi anni osservato con attenzione da numerosi collezionisti, family office e investitori istituzionali.
Che cosa si intende per arte “blue chip”
L’espressione “blue chip” si riferisce, in genere, a tutte le opere d’arte di valore appartenenti ad artisti che hanno segnato la storia dell’arte e riconosciuti a livello internazionale da gallerie, collezionisti e musei. Solitamente il valore di queste opere oscilla tra i 500.000 e fino ai 10 milioni di dollari.
Secondo il report Art Basel & Ubs 2025, il segmento moderno e contemporaneo rappresenta circa il 77% delle vendite all’asta globali, con una forte concentrazione del valore sulle opere di fascia alta. Ed è proprio all’interno di questo perimetro che si colloca una parte rilevante dell’arte blue chip.
Il webinar nasce con l’obiettivo di approfondire le motivazioni che rendono questo segmento un’asset class da esplorare nel 2026 e gli aspetti da considerare quando lo si sceglie come strumento di protezione e diversificazione in portafoglio.
Vorresti saperne di più? Scopri come iscriverti al webinar

