- Nel 2025 i fondi sul debito emergente sono tornati ad avere flussi in ingresso positivi, soprattutto le strategie in valuta locale
- Il debito emergente rappresenta circa l’11% del mercato obbligazionario globale
- I gestori sono positivi su questa asset class, ma gli investitori devono esporsi in modo selettivo
Perché gli investitori tornano sul debito emergente
Gli investitori stanno tornando sui mercati del debito emergente. Timidi segnali si sono visti negli ultimi mesi, quando questa asset class ha segnato flussi in ingresso positivi.
In particolare, da maggio a ottobre 2025, le strategie sul debito emergente in valuta locale hanno raccolto 5,62 miliardi di euro in Europa, secondo le stime di Morningstar. Quelle in valuta forte hanno registrato i primi flussi positivi a luglio e in tre mesi ha raccolto circa 3,49 miliardi.
Anche i fondi corporate bond emerging markets hanno avuto una dinamica solida, in particolare quelli coperti dal rischio di cambio in euro.
Il debito emergente è stato svantaggiato rispetto ad altri segmenti del reddito fisso dal 2022, perché gli investitori hanno preferito obbligazioni meno rischiose di fronte alle paure di recessione e al peggioramento della situazione geopolitica. Ma le cose stanno cambiando.
Alcuni gestori, interpellati da Morningstar, sono convinti che gli investitori potrebbero iniziare a diversificare il portafoglio fuori dagli Stati Uniti e questo beneficerebbe i bond sui mercati emergenti. “Tuttavia, sarà da vedere se i recenti flussi si stabilizzeranno”, dice Evangelia Gkeka, senior analyst del team di Manager research di Morningstar.
Debito emergente: dimensioni, crescita e peso nel mercato globale
Nonostante sia stata un asset class poco popolare dopo la pandemia di Covid-19, il debito emergente rappresenta circa l’11% del mercato obbligazionario globale. Negli ultimi 15 anni, le dimensioni sono cresciute da circa 2 mila miliardi di dollari agli attuali 9 mila miliardi. La fetta più grande è rappresentata dal debito in valuta locale, prevalentemente emissioni sovrane, che hanno un market cap intorno ai 6,7 mila miliardi (dati ad agosto 2025). Negli ultimi anni, l’ingresso nel segmento in local currency della Cina e dell’India ha contribuito a far crescere le dimensioni, mentre il segmento in valuta forte non ha visto un aumento significativo.
“Una delle ragioni dietro la crescita e il dominio dei bond local currency è che molti paesi preferiscono questo tipo di emissioni perché sono meno vulnerabili ai flussi di investimento provenienti dall’estero e comportano minori rischi valutari”, spiega Gkeka.
Valuta locale o valuta forte? Le differenze per chi investe
Dal punto di vista degli investitori, la decisione di investire in valuta forte o locale o in un mix di entrambe dipende dagli obiettivi di investimento, dal ruolo di questi asset nell’allocazione complessiva del portafoglio e dall’appetito per il rischio di credito, valutario e di paese.
Dopo il selloff del 2022, il debito emergente si è ripreso, grazie al successo delle politiche delle banche centrali nell’aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione. Hanno contribuito anche le migliori dinamiche economiche, gli yield attraenti e i bassi tassi di default.
Rischio e tassi di insolvenza: come si comporta il debito emergente
Negli ultimi dieci anni, le obbligazioni sovrane e societarie in valuta forte hanno registrato tassi di insolvenza inferiori rispetto alle obbligazioni high yield statunitensi. Tuttavia, i tassi di insolvenza delle obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti sono stati più elevati, a causa delle obbligazioni societarie russe e del settore immobiliare cinese.
L’universo dei titoli sovrani in valuta locale non ha registrato insolvenze significative nell’ultimo decennio, ad eccezione del 2022.
“Negli ultimi dieci anni a dicembre 2024, sulla base delle stime dei gestori che copriamo, il tasso medio di insolvenza delle obbligazioni sovrane e societarie in valuta forte si è attestato rispettivamente all’1,9% e all’1,3%, inferiore alla media del 2,6% del mercato high yield statunitense”, precisa l’analista di Morningstar.
In termini di qualità del credito, il debito sovrano in valuta locale è generalmente migliore rispetto a quello in dollari o in un’altra valuta forte. In effetti, la maggior parte delle emissioni in hard currrency è di paesi molto dipendenti dalle esportazioni o che hanno più bassi rating per cui farebbero fatica ad attrarre gli investitori in altro modo.
Circa l’81% dell’universo local currency ha rating investment-grade, mentre il 19% è high yield. Per contro l’indice Morningstar sovereign in valuta forte comprende circa i due terzi di titoli con grado di investimento e un terzo di emissioni più rischiose.
In termini di duration, il debito sovrano emergente in valuta forte tende ad avere scadenze mediamente più lunghe intorno ai 7,3 anni rispetto ai titoli di Stato in valuta locale (5,9 anni) e ai corporate bond hard currency (5,4 anni).
È un buon momento per investire nei mercati emergenti?
I mercati obbligazionari emergenti hanno avuto performance positive, ma anemiche negli ultimi cinque anni. Il sell off del 2022 è stato particolarmente penalizzante. Gli investitori sono usciti dall’asset class dopo l’invasione russa in Ucraina per i timori di fiammate inflazionistiche e di recessione. Nel 2023, tuttavia, gli indici obbligazionari emergenti hanno sovraperformato quelli investment-grade, ma sono rimasti leggermente indietro rispetto a quelli high yield.
Le performance sono state solide nel 2024, ad eccezione del debito in valuta locale, e nel 2025, quando le emissioni emergenti in valuta locale hanno beneficiato della debolezza del dollaro e della ripresa degli asset rischiosi da metà aprile.
Secondo i gestori interpellati da Morningstar, i bond emergenti offrono yield attraenti anche se si sono ristretti gli spread negli ultimi anni.
“Dopo un lungo periodo di tassi di interesse molto bassi a seguito della crisi finanziaria globale del 2008, gli aumenti dei tassi nel 2022-23 hanno portato a cedole più elevate per gli investitori in obbligazioni dei mercati emergenti. Secondo diversi gestori di obbligazioni dei mercati emergenti valutati da Morningstar, nonostante il recente restringimento degli spread, i tassi di interesse di base più elevati e i fondamentali resilienti determinano un profilo di rendimento totale interessante per gli investitori. Tuttavia, è importante essere attivi e altamente selettivi, poiché i diversi fattori di rischio (ad esempio, inflazione, dazi commerciali, prezzi delle materie prime e rischi geopolitici) hanno un impatto diverso da paese a paese”, conclude Gkeka.

