EOS IM: sfide e opportunità della (nuova) transizione

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Ciro Mongillo di EOS IM sta in casa con le braccia incrociate, in giacca e cravatta. Sullo sfondo sono visibili una lampada da terra, opere d'arte e piante. L'immagine è in bianco e nero.

La transizione è ormai un fenomeno sistemico che coinvolge imprese, giovani e capitale privato. Quali sfide apre e quali implicazioni ha per il mondo degli investimenti?

Indice

Nel gioco delle associazioni di pensiero, la “transizione” richiama alla mente la sostenibilità e aggettivi come “climatica” o “energetica”. Ma la transizione non ha confini netti e non riguarda solo alcuni settori.
È un cambiamento che genera incertezza, perché arriva prima di essere pienamente compreso.

La sfida più grande per le generazioni di oggi e di domani sarà proprio quella di abbracciare una nuova transizione, più globale e intergenerazionale, come racconta Ciro Mongillo, ceo & founder di EOS Investment Management.

EOS IM: dieci anni nella trasformazione sostenibile

EOS IM nasce nel 2014, come gestore di investimenti alternativi specializzato nella sostenibilità. Oggi opera principalmente su due fronti: infrastrutture energetiche e private equity. Il primo fronte riguarda lo sviluppo da zero di grandi impianti fotovoltaici (da 40 a 150 MW) per produrre energia pulita da immettere sul mercato in alternativa alle fonti fossili. EOS detiene uno dei portafogli fotovoltaici più consistenti d’Italia, con oltre 1 GW tra impianti operativi, in costruzione e sviluppo.

Il secondo ambito operativo riguarda il private equity, dove la società è attiva tramite un fondo tematico interamente dedicato alle pmi che operano nell’agri-tech, nelle rinnovabili e nell’economia circolare.

Da oltre dieci anni la società adotta un modello realmente “green”, quando la sostenibilità non era ancora un tema diffuso. “All’inizio alcuni competitor interpretavano il nostro posizionamento come una scelta di marketing, ma non è mai stato così. Dal 2019, con il Green Deal europeo, la Taxonomy e le nuove normative, il settore è cambiato profondamente. Gli investitori istituzionali sono diventati più sofisticati e chiedono misurabilità reale. Avere investito per tempo in risorse e competenze oggi ci dà un vantaggio competitivo”, spiega Mongillo.

La transizione come nuovo paradigma globale

Il concetto di transizione è ricorrente nella filosofia di EOS IM per cui, da anni, il ruolo della finanza è già chiaro: essere un ponte tra l’investitore e la salvaguardia del pianeta. “Per noi la transizione è un mega trend globale che genera opportunità d’investimento e un impatto positivo. Oggi siamo all’alba di una nuova rinascita industriale, come nel dopoguerra, ma questa volta è globale e per molti settori sarà molto veloce”, continua.
Non si tratta di una moda passeggera né di una bandiera politica. E non è nemmeno un’operazione di marketing o comunicazione, come poteva sembrare quando molti operatori del wealth management promuovevano i criteri ESG con entusiasmo, salvo poi ridurre la comunicazione negli anni successivi. Una riduzione che non implica l’assenza totale di impegno nel settore.

“La verità è che esiste un equivoco di fondo: si pensa che la transizione debba avvenire in tempi identici per tutti. È impossibile. Per definizione, la transizione è il tempo necessario per passare da un’era carbonica a una post-carbonica. Per questo richiede pianificazione e gradualità.
Oltre all’energia pulita, dovremmo ripensare presto anche all’acqua, trattandola come fonte di vita e non come risorsa da sfruttare.

Ma non solo, perché un nuovo sistema economico è alle porte: l’intelligenza artificiale, le stampanti 3D e le energie rinnovabili saranno il perno di un nuovo mondo decentralizzato. Il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia, perché i danni che provoca non hanno confini”, prosegue.

L’Italia accelera sulla transizione green e digitale

In questo nuovo disegno mondiale, il capitale privato e le istituzioni rivestono un ruolo fondamentale. Da un lato, con attività, progetti e fondi a sostegno del cambiamento, dall’altro per dissipare una generale disinformazione che ruota attorno al concetto di transizione verde.

I numeri, però, parlano chiaro. L’Italia sta spingendo in modo strutturale sulla trasformazione green e digitale del Paese: grazie al PNRR sono stati investiti circa 69,8 miliardi di euro con la Missione 2 e 40,7 miliardi con la Missione 1, per accelerare la digitalizzazione della PA, delle pmi e delle infrastrutture. A queste risorse si aggiungono i pacchetti Transizione 4.0 e 5.0. Il primo prevede 13,3 miliardi per sostenere investimenti in tecnologie produttive avanzate, automazione e innovazione industriale. Il secondo prevede incentivi pari a circa 2,5 miliardi (inizialmente 6,2), per affiancare le imprese nell’investimento in macchinari e impianti green. Entrambi i pacchetti risultano oggi esauriti e il Governo sta lavorando a nuove risorse. Sono segnali che confermano una forte volontà di trasformazione da parte del tessuto produttivo italiano.

“Ci sono una serie di attività su cui deve muoversi la macchina pubblica. Oltre al PNRR, ci sono le attività di efficientamento energetico di scuole, condomini e imprese; servono investimenti nella ricerca, per sostenere la crescita delle pmi. Proprio qui si insidia la grande opportunità dei capitali privati, in particolare dei fondi tematici, così come le infrastrutture energetiche indispensabili per ridurre le emissioni e passare all’energia pulita. Tutte attività che possono interessare il settore privato, che avrà un ruolo di acceleratore della transizione energetica per il paese. È chiaro – prosegue – che questo vuol dire che anche chi fa il nostro lavoro deve cambiare approccio, quello generalista funziona sempre meno.”

Giovani e cambiamento: un’alleanza necessaria

Ma la transizione non riguarda solo imprese e istituzioni: anche le nuove generazioni sono chiamate a un ruolo centrale. Dall’indagine del Forum per la finanza sostenibile è emerso un dato interessante: 8 giovani su 10 sono a conoscenza dei temi legati alla transizione e alla finanza sostenibile come approccio agli investimenti, ma persiste tra loro una certa diffidenza, legata probabilmente a una poca chiarezza informativa. Ricucire il rapporto tra finanza e Next Gen, quindi, deve essere una delle prerogative degli attori del wealth management.

“Dobbiamo unire le forze. Il cambiamento non è una scelta, è un fatto. Serve capire come trasformarlo in un’opportunità. Da qui nasce l’idea di scrivere un libro (Transizione Globale, ndr) che vuole diffondere un messaggio positivo e mettere in luce le occasioni che abbiamo davanti, per i giovani e non solo.
Al concetto di cambiamento ho dedicato un intero capitolo, perché è alla base di tutto. L’altro elemento importante è la necessità di dare spazio e fiducia ai giovani, quella che ho nel libro definisco ‘transizione intergenerazionale’. La velocità dei giovani e la loro libertà da condizionamenti, unite all’esperienza degli adulti, creano un binomio vincente. In Italia dobbiamo ancora lavorare molto su questo aspetto, innanzitutto perché è necessario e poi perché penso sia uno dei motivi per cui assistiamo alla fuga di risorse giovani all’estero.
Noi siamo un eccellente vivaio di pmi e questo può essere un grande punto di forza, ma ci vuole apertura al nuovo, altrimenti non ci rimane che subire il cambiamento a vantaggio dei più audaci”, sottolinea Mongillo.

Il futuro della transizione globale

Per questo guardare al futuro vuol dire abbracciare la transizione e non scappare. Vuol dire cogliere le opportunità che offre e non ignorarle, anche quando si parla di investimenti e gestione patrimoniale.
A questo proposito, anche in casa EOS IM sono al lavoro per sviluppare soluzioni capaci di accompagnare un processo che sta accelerando rapidamente.

“Al momento abbiamo in rampa di lancio il Fondo 3 sulle Infrastrutture energetiche e speriamo di integrare presto le nostre due strategie (PE e infrastrutture) con altre strategie tematiche.
Ai più dubbiosi, voglio far notare che abbiamo già toccato il punto di non ritorno, con molte tecnologie — dal solare all’intelligenza artificiale, fino alla manifattura additiva —, settori dalla diffusione globale, autopropulsivi, con una crescita esponenziale della capacità distribuita e dimensioni che raddoppiano a una velocità sorprendente.
Questa transizione – conclude – è la più grande opportunità economica di tutti i tempi.”

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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