A Piazza Affari sembra arrivata l’ora della rivincita per le banche-reti, che dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre hanno registrato performance mediamente superiori al blocco delle banche commerciali – protagoniste, negli anni dei tassi in rialzo, di risultati nettamente migliori rispetto agli istituti focalizzati sulla raccolta di asset. Ora, anche per le banche commerciali, è proprio la componente del wealth management e delle assicurazioni a compensare il calo dei margini sui crediti – gli stessi che avevano alimentato i cosiddetti extraprofitti del recente passato.
Tolta Mps, il cui exploit di Borsa coincide con gli effetti benefici sui conti derivanti dall’integrazione con Mediobanca, sono le reti ad aver corso di più nella reporting season italiana (22 ottobre – 10 novembre): spiccano i rialzi di Azimut, Fineco e Banca Mediolanum, con guadagni compresi fra l’11% e il 13%, seguite da Banca Generali, leggermente più indietro ma sempre ben posizionata. In media, il gruppo delle banche commerciali ha sottoperformato le reti di circa 3 punti percentuali includendo Mps, e di circa 5 punti escludendola – un dato che resta significativo, considerato che l’istituto senese sta attraversando una profonda fase di transizione.
Con i tassi in discesa, tornano protagonisti fondi e polizze
Le ragioni che potrebbero rendere le banche-reti più attraenti per gli investitori nei prossimi mesi sono legate a doppio filo al mutamento degli equilibri dei ricavi bancari: con mercati in rialzo e Btp meno allettanti per effetto del calo dei tassi Bce, cresce lo spazio per la vendita di fondi e polizze, che generano entrate commissionali più stabili e con rischio contenuto. Al contrario, un rallentamento economico dovuto ai dazi o ad altri fattori potrebbe comprimere i margini, facendo salire il costo del rischio – ossia la quota di denaro che le banche accantonano per far fronte a ritardi e insolvenze nei pagamenti sui crediti erogati.
In sintesi, se fare banca tradizionale è stato straordinariamente conveniente negli ultimi anni grazie a una combinazione rara di tassi alti e insolvenze basse, nei prossimi mesi a trainare saranno sempre di più i servizi “accessori” che generano commissioni. E questo si vede già nei conti dei primi trimestri del 2025.
Meno margini sui crediti, più commissioni
“Il margine d’interesse aggregato è diminuito del 4% su base annua nel terzo trimestre 2025, ma è rimasto stabile rispetto al trimestre precedente: l’aumento dei volumi di prestiti, insieme ai contributi provenienti dai titoli obbligazionari e dalle coperture sui tassi, ha compensato l’effetto negativo dei tassi d’interesse più bassi”, ha calcolato Morningstar DBRS sulla base dei risultati riportati dalle prime cinque banche commerciali italiane. Nei primi nove mesi del 2025, il margine d’interesse è sceso del 5% su base annua.

“È probabile che nel complesso del 2025 il margine d’interesse risulti inferiore rispetto all’anno precedente, ma tenda a stabilizzarsi, in linea con il rallentamento dei tagli dei tassi e la ripresa della crescita dei prestiti”, continua il report.
Ma a crescere è soprattutto il margine da commissioni nette, in aumento del 10% su base annua nel terzo trimestre e del 7% nei primi nove mesi dell’anno. Meno margini sui crediti, più commissioni: “Questa dinamica testimonia gli sforzi delle banche nella diversificazione dei ricavi, anche attraverso crescita inorganica via acquisizioni. Tali iniziative hanno sostenuto in particolare il contributo delle commissioni da gestione patrimoniale e bancassicurazione, un trend che si prevede possa continuare, a meno di shock significativi che possano compromettere la fiducia degli investitori”, conclude l’agenzia di rating.
L’analisi: come sta cambiando la geografia degli utili bancari
“Negli ultimi mesi la mappa del credito italiano si è spaccata in due. Da una parte le banche tradizionali, che toccano utili record ma iniziano a sentire la gravità dei tassi in discesa; dall’altra le reti finanziarie, che registrano bilanci record non grazie ai tassi, ma nonostante i tassi”, dice a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach, “nei numeri delle reti il segnale è chiarissimo. La discesa dei tassi non erode i margini, li sposta: dai conti correnti ai portafogli gestiti. Il pass-through sui depositi, che pesa sulle banche, diventa per loro una leva commerciale: ogni euro che smette di rendere sul conto è un euro che può essere investito”.
“Sul fronte delle banche commerciali, i numeri restano eccezionali, ma il vento è cambiato. Nel Q3 2025, tutti i principali gruppi hanno confermato utili ai massimi storici, ma con un denominatore comune: il Net Interest Income ha iniziato a scendere, mentre cresce il peso delle commissioni”, ha proseguito l’analista, “il risultato è che gli utili restano ai massimi, ma la leva è cambiata: si guadagna non più dal differenziale tassi, ma dall’efficienza e dal mix prodotti. È il segnale che il ciclo sta virando dalla rendita di tasso alla gestione di qualità”.

