In Europa si discute di risparmio, ma la direzione non è affatto chiara. La proposta della Retail Investment Strategy (RIS), pensata per rivoluzionare il rapporto tra consulenti, risparmiatori e prodotti finanziari, rischia di arenarsi ancora prima di diventare realtà. A spiegarne motivi, prospettive e insidie è l’avvocato Francesco Mocci, partner di Advant Nctm, che segue da vicino l’evoluzione normativa in ambito finanziario.
“Non è detto che la RIS vedrà mai la luce”, afferma con realismo Mocci. “Oggi esistono tre versioni diverse del testo – una della Commissione, una del Parlamento e una del Consiglio – che divergono profondamente sui punti principali.”
Uno degli aspetti più controversi della proposta riguarda il tema degli incentivi; inizialmente, si temeva l’introduzione di un bando simile a quello esistente in Olanda e Regno Unito. “Il divieto degli incentivi è stato accantonato già nella fase iniziale dalla Commissione”, chiarisce Mocci. “Ma tutte le versioni della RIS prevedono comunque un periodo di osservazione, volto a valutare se un eventuale divieto sarà opportuno in futuro.”
“Non possiamo escludere che la Commissione, osservando i comportamenti degli intermediari e i prezzi dei prodotti, non decida in futuro di reintrodurre il tema del divieto. Ma nel mercato italiano potrebbe rivelarsi una misura dannosa: genererebbe una fuga dalla consulenza, esattamente l’opposto dell’obiettivo della Commissione.”
Il motivo è semplice: nel modello italiano, la consulenza viene retribuita tramite retrocessioni e solo marginalmente con parcelle dirette. “Il mercato non è ancora pronto a sostenere una consulenza pagata direttamente dal cliente”, aggiunge Mocci. “Lo ha confermato anche la Consob in una survey diffusa lo scorso anno.”
La RIS, in tutte le sue declinazioni, mira anche a rafforzare il concetto di efficienza dei prodotti finanziari (il c.d. “value for money”, vera e propria misura-bandiera della Commissione), inizialmente intesa solo in termini di costi. “Ora si parla di un’efficienza a 360 gradi, che considera anche la performance e il valore aggiunto offerto dai prodotti”, spiega l’avvocato.
Un cambio di paradigma che impone agli intermediari un ripensamento strutturale: “Dovranno ampliare la gamma dei prodotti offerti e raccomandare sempre quello più efficiente per il cliente. Inoltre, saranno chiamati a ridefinire le proprie policy e formare le reti commerciali alla nuova logica regolatoria.”
Se il futuro della RIS è incerto, la Commissione spinge verso un’altra iniziativa, la SIU (Saving and Investment Union), varata a marzo con il fine di indirizzare il risparmio dei cittadini europei verso investimenti produttivi. “L’obiettivo è sostenere la transizione digitale, quella ambientale e, da poco, anche quella militare”, sottolinea Mocci. “Sì, perché tra le finalità esplicite della SIU c’è anche il finanziamento del comparto difesa.”
La Commissione ha previsto misure incentivanti per spingere i risparmiatori retail ad abbandonare la liquidità sui conti e investire in strumenti finanziari. “Si parla di prodotti ispirati al modello svedese, simili ai nostri PIR, accompagnati da incentivi fiscali e semplicità di struttura.”
Al tempo stesso, la strategia prevede misure per agevolare anche l’investimento da parte degli investitori istituzionali – fondi pensione, assicurazioni, fondi di investimento – riducendo le barriere all’uscita e snellendo i requisiti regolamentari.
Da tempo si discute di un’altra proposta della Commissione di grande portata: il Regolamento FIDA, pensato per rendere i dati finanziari accessibili a più operatori – un passo oltre l’open banking, verso una vera open finance. Ma anche questo dossier sembra destinato a rimanere in sospeso.
“Il Regolamento FIDA mira a rendere fruibili dati su contratti, investimenti, perfino sui questionari di profilazione dei clienti”, spiega Mocci. “Ma ha incontrato forti resistenze da parte dell’industria, per i costi di implementazione e i problemi legati alla privacy e al trattamento di dati sensibili degli investitori.”
Dopo l’esperienza di PSD2, FIDA avrebbe dovuto essere il tassello conclusivo di un disegno più ampio. “Ma non sembra più essere una priorità nell’agenda della Commissione”, conclude l’avvocato.
Se da un lato le istituzioni europee spingono verso un sistema finanziario più equo e orientato al lungo termine, dall’altro il mercato resta scettico. Le riforme di SIU, RIS e del Regolamento FIDA potrebbero segnare una svolta – o restare lettera morta.
“L’ambizione della Commissione è chiara, ma la realizzazione concreta è tutta da verificare”, osserva Mocci. E in attesa che Bruxelles sciolga i nodi politici, gli operatori finanziari non possono che osservare e attendere, cercando di indovinare le linee evolutive per assecondare il cambiamento che verrà.

