- Via alla quarta edizione di Armundia TalkInn, evento annuale organizzato da Armundia Group e Axelcomm dedicato alla trasformazione digitale e all’innovazione nell’industria bancaria, assicurativa e finanziaria
- Berghella: “In fasi come quella attuale, di risiko bancario, non viene mai presa in considerazione l’opportunità di poter costruire qualcosa di più efficiente ed efficace. Piuttosto, si tende a lavorare sulla cultura del servizio”
Uno dei temi ricorrenti quando si parla di intelligenza artificiale è se soppianterà l’uomo. Come accaduto con altre tecnologie in passato, l’Ai ha messo in discussione molte delle nostre convinzioni sulle capacità umane, sollevando interrogativi sul suo impatto sul mondo del lavoro. Interrogativi che non hanno lasciato immune il mercato bancario e assicurativo. “Quando si parla di innovazione in finanza, viene percepita sempre come un’ulteriore stratificazione di strumenti e non un’armonizzazione di strutture e infrastrutture preesistenti”, osserva Gianluca Berghella, ceo di Armundia Group intervenuto in occasione della quarta edizione di Armundia TalkInn, evento annuale organizzato da Armundia Group e Axelcomm dedicato alla trasformazione digitale e all’innovazione nell’industria bancaria, assicurativa e finanziaria.
L’uomo al centro della trasformazione tecnologica
“In fasi come quella attuale, di risiko bancario, non viene mai presa in considerazione l’opportunità di poter costruire qualcosa di più efficiente ed efficace. Piuttosto, si tende a lavorare sulla cultura del servizio”, sostiene Berghella. Al contrario, per l’amministratore delegato, sono fasi in cui diventa fondamentale rimettere la relazione al centro. E, più precisamente, rimettere l’uomo al centro di una trasformazione tecnologica responsabile. “Occorre fare un passo indietro per farne due avanti”, dice Berghella. “Fondamentalmente, nel momento in cui si lavora alla realizzazione di strumenti tecnologici a supporto del business, si lavora su qualcosa di prospettico. E, in quest’ottica, la relazione diventa centrale. Non solo tra banker e cliente, ma anche all’interno degli istituti stessi”.
Berghella: “L’Ai non si sostituisce ai banker”
In altre parole, l’Ai non si sostituisce ai banker, ma diventa un partner dei professionisti del settore. “A volte si assiste a progetti di revisione dei processi informativi, ma con un approccio unicamente di tipo tecnologico, senza immaginare un modello del futuro”, continua Berghella. “Eppure, siamo di fronte a nuove generazioni di clienti che hanno visioni diverse, generazioni con cui occorrerà costruire una relazione e alle quali bisognerà offrire una tecnologia che sia al passo con la relazione stessa. Bisogna saper utilizzare gli strumenti di Ai e, per farlo, occorre avere una visione prospettica”, afferma l’esperto.
Intelligenza artificiale e banche: il caso di Bper
Sulla stessa linea d’onda Maurice Lisi, head of digital business di Bper, che definisce l’Ai come “la nuova grammatica” della relazione. “In Bper la richiesta di innovazione è arrivata dall’esterno, dai consumatori, da una necessità di dare risposta a un mercato che andava oltre il modello tradizionale di banca”, ricorda il manager. “Spesso pensiamo che la trasformazione digitale debba essere necessariamente dirompente. Ma non è così. Per me innovare significa anche preservare ciò che funziona e renderlo più efficace”, incalza.
La vera sfida del futuro, secondo Lisi, sta nel capire come combinare componente digitale e componente umana. Tornando al tema del risiko bancario, Lisi dichiara che i fenomeni aggregativi – necessari “se si intende creare un sistema bancario forte” – non vanno a eludere necessariamente il concetto di prossimità. “Spesso confondiamo i due aspetti, quando invece aggregare vuol dire fare scala. Se si riesce a fare in modo lucido, si riesce a farlo mantenendo quel concetto. In questo contesto l’Ai non è sostitutiva, ma diventa la nuova grammatica della relazione: una sua adozione intelligente, può rendere la relazione potenzialmente più efficace”, conclude l’esperto.

