Le cinque maggiori banche italiane hanno chiuso il primo semestre del 2026 con oltre 15 miliardi di euro di utili complessivi – utili che continuano a crescere nonostante la spinta favorevole dei tassi d’interesse si sia ormai arenata. I dati presentati da First Cisl mettono inoltre in luce come la redditività delle maggiori banche italiane superi ampiamente quella delle omologhe europee, con un Roe aggregato del 15,1%, contro il 10,02% indicato per le banche europee sistemiche.
Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Bper e Monte dei Paschi hanno realizzato nel complesso 15,132 miliardi di utile netto, il 3,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di interessi netti sostanzialmente invariati (-0,2%). La Borsa ha continuato a premiare le banche nella stagione delle trimestrali: dalla vigilia della trimestrale di UniCredit, prima fra le grandi italiane a comunicare i conti, il comparto finanziario italiano ha sovraperformato Piazza Affari, con un +3,83% contro il +1,75% registrato dal FTSE Mib nella finestra osservata fra il 22 luglio e il 7 agosto.
Il quadro italiano si inserisce del resto in una stagione particolarmente positiva per l’intero settore europeo: nel secondo trimestre la crescita media dell’utile netto aggregato rilevata da Morningstar Dbrs è arrivata al 18% su base annua, con livelli record di redditività in diversi casi. “Gli istituti continuano a beneficiare di una maggiore diversificazione degli utili, disciplina sui costi, buona qualità degli attivi e solida patrimonializzazione”, ha affermato l’agenzia di rating. “Sebbene gli sviluppi geopolitici restino tra i principali rischi al ribasso, le tendenze attuali suggeriscono che la maggior parte delle banche sia ben posizionata per raggiungere o superare gli obiettivi fissati per il 2026 oppure, qualora le condizioni dovessero peggiorare, per resistere a un contesto operativo più difficile”.
Banco Bpm guida i rialzi fra le cinque grandi banche italiane
Considerando il periodo fra il 22 luglio e il 10 agosto, tutte le cinque maggiori banche italiane hanno registrato una performance positiva, ma è Banco Bpm a guidare con un +9,20%, davanti a Intesa Sanpaolo (+6,81%) e Bper (+5,65%). Più contenuti i rialzi di Mps (+3,48%) e UniCredit (+2,23%). La performance media semplice delle “Big 5” arriva così a circa il 5,5%.
La caratteristica forse più rilevante di questa stagione dei conti è però il cambio del motore della crescita. Il margine d’interesse, che aveva sostenuto la grande espansione degli utili degli ultimi anni, non cresce più: per le Big 5 italiane è diminuito dello 0,2% nel semestre. Gli utili continuano invece ad avanzare grazie soprattutto alle fonti di ricavo meno dipendenti dai tassi.
Le commissioni nette sono aumentate del 6,3%, a quasi 14 miliardi di euro, mentre il risultato dell’attività assicurativa è balzato del 24,2%. Nel complesso, commissioni e assicurazioni rappresentano ormai il 39% dei ricavi delle cinque maggiori banche. Anche i volumi raccontano la stessa trasformazione: la raccolta indiretta è cresciuta del 3,1%, mentre il risparmio gestito è salito del 4,6% a oltre 1.323 miliardi di euro.
Anche a livello europeo “gli utili del secondo trimestre 2026 hanno beneficiato di una combinazione di tenuta del margine di interesse, crescita delle commissioni e robusta attività sui mercati dei capitali”, ha affermato Morningstar Dbrs. “Molte banche sono riuscite a compensare la pressione sui margini grazie alla crescita dei prestiti, a dinamiche favorevoli sui depositi, alla riduzione dei costi di finanziamento e al contributo dei programmi di copertura strutturale”.
“Le commissioni hanno rappresentato un altro importante contributo alla crescita dei ricavi”, hanno aggiunto gli analisti. “Diverse banche hanno beneficiato di una maggiore vivacità dell’attività della clientela nei settori del wealth management, delle assicurazioni e dei pagamenti”.
Banche europee, sovraperformance inarrestabile?
Quasi non fa più notizia, ma nel 2026 il comparto bancario ha continuato a essere nettamente più remunerativo della media in Europa – nonostante la riduzione dei tassi e le crisi geopolitiche che avrebbero potuto facilmente far deragliare le aspettative sull’andamento del credito. L’effetto-Iran è stato decisamente temporaneo: dall’inizio dell’anno il rendimento complessivo delle banche europee supera ormai il 25%, includendo la remunerazione agli azionisti, contro circa il 14% dello STOXX Europe 600. Il dato arriva dopo un 2025 già eccezionale per il settore e rende ancora più significativa la capacità delle banche di continuare a sovraperformare.
Il posizionamento degli investitori, peraltro, continua a proiettare questa tendenza anche nei prossimi mesi. Nel sondaggio europeo di Bank of America di luglio le banche erano il settore con il maggiore sovrappeso netto nei portafogli dei gestori, intorno al 49%, in un contesto di rinnovato ottimismo sull’azionario europeo. Il risultato della stagione delle trimestrali sembra per ora aver dato ragione a questa preferenza: gli utili tengono, le commissioni prendono il testimone dal margine d’interesse e il settore continua a tradurre la propria elevata redditività in ritorni per gli azionisti.

