Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione

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Le impronte sulla sabbia bagnata conducono lungo una spiaggia tranquilla al tramonto, con le onde che lambiscono dolcemente la riva: ogni passo è simbolo di ricordi ed eredità, come un lascito testamentario sotto un cielo dorato e colline in lontananza.

La filantropia arricchisce la vita del donatore, ma se integrata nella pianificazione successoria rappresenta una vera e propria eredità di valore per le generazioni future. Come assicurarsene? Ecco lo strumento del lascito testamentario

Ventuno miliardi entro il 2030. Ottantotto un decennio più tardi. Sono queste le stime che riguardano i patrimoni senza eredi in Italia, così come evidenziati da Fondazione Cariplo in un rapporto del 2024. Un tesoro prezioso per innescare un cambiamento nella nostra società, se fosse interamente (o anche solo in parte) devoluto agli enti attivi nel terzo settore.

Ma come assicurarsi che queste ricchezze vengano effettivamente utilizzate a beneficio della collettività nelle sue più varie accezioni (dalla salute alla cultura, dall’assistenza all’istruzione, ecc.) e non corrano il rischio di essere incamerate nelle casse dello Stato, opzione di default nel caso di un patrimonio senza legittimi eredi fino al sesto grado di parentela? La risposta si trova nel lascito testamentario, uno strumento che coinvolge attivamente il donatore quando ancora in vita, ancora poco conosciuto – oltre che utilizzato. E che può essere considerato anche in presenza di eredi e a prescindere dalla quota del patrimonio devoluta. Ecco come (e perché).

Lascito testamentario, cos’è e come funziona

Attraverso un lascito testamentario – noto anche come testamento solidale o lascito solidale – una persona può scegliere, con un atto di volontà finale, di sostenere cause a cui tiene profondamente. Parte o l’intero patrimonio viene così affidato a organizzazioni non profit, affinché possano realizzare iniziative sociali in linea con i valori del testatore, portandone avanti l’impegno anche dopo la sua scomparsa. Vi sono diverse modalità per farlo: il testamento olografo, scritto a mano dal testatore; il testamento pubblico, redatto con l’assistenza di un notaio; e il testamento segreto, che viene redatto in forma chiusa e conservato dal notaio.

Qualunque sia la forma scelta, è fondamentale che questo sia conforme alla legge per evitare la nullità o la riduzione di alcune disposizioni. Qualche esempio? Non tutti sanno che il testamento olografo deve essere datato, firmato e, soprattutto, scritto a mano dal testatore nella sua interezza. Il testamento pubblico, invece, necessita almeno di due testimoni per essere valido.

Il testamento solidale non intacca la quota di legittima

Uno dei falsi miti che riguardano il lascito testamentario riguarda il fatto che questo strumento possa ledere la famiglia del testatore. In Italia, infatti, solo una parte del patrimonio può essere liberamente destinata tramite testamento: è la cosiddetta ‘quota disponibile’. Il resto spetta per legge ai legittimari (ovvero coniuge, figli o, in mancanza, genitori) cui è garantita una quota variabile in base alla struttura della famiglia.

Il lascito testamentario non rappresenta quindi solo un aiuto concreto per le cause sociali che stanno a cuore al testatore, ma diventa anche un modo per trasmettere i suoi valori e la sua visione del mondo. È un gesto che lascia un segno: un contributo al bene comune che va oltre il valore economico, diventando testimonianza di un impegno destinato a durare nel tempo. Inoltre, è bene ricordare che i lasciti a favore di enti no profit, come le fondazioni, sono esenti dall’imposta di successione.

Testamento solidale, un’eredità preziosa per il terzo settore

I lasciti testamentari rappresentano un’eredità preziosa per il terzo settore. A raccontare a We Wealth il perché è Alberto Abbà, Responsabile dei Lasciti Testamentari e dei Grandi Donatori di Fondazione l’Albero della Vita ETS. “I lasciti costituiscono un vero e proprio segno di fiducia e speranza nel futuro. Ogni lascito che riceviamo è un’opportunità per garantire la continuità dei progetti che abbiamo avviato. Nel concreto, si tratta di somme di denaro, titoli, azioni, fondi di investimento, trattamenti di fine rapporto, ma anche beni immobili (case, fabbricati), terreni e beni mobili (come arredi, gioielli, opere d’arte), oltre che polizze vita in cui la Fondazione è nominata come beneficiario. Concretamente, il lascito testamentario può essere destinato alla Fondazione se questa è specificamente indicata nel testamento. I fondi ricevuti vengono utilizzati in base alle necessità del momento”.

La destinazione dei fondi

Sorge spontaneo quindi domandarsi quali siano le modalità di destinazione di questi fondi, variabile ovviamente a seconda dell’ente di riferimento. “Nel caso di Fondazione l’Albero della Vita ETS” spiega Abbà “alcuni lasciti sono stati utilizzati per ristrutturare appartamenti per famiglie in difficoltà, altri per creare nuovi spazi di accoglienza per bambini. Ogni lascito viene gestito con la massima trasparenza e utilizzato per progetti che rispondono alle necessità sociali, rispettando la volontà del donatore. Penso ad esempio a Fabrizio, che ha conosciuto la nostra fondazione durante l’emergenza Covid-19 e che aveva promesso di non dimenticarsi mai della nostra causa. Dopo la sua morte abbiamo ricevuto il suo lascito, che ci ha permesso di ristrutturare uno dei 22 appartamenti che rientrano nel progetto La Rondine, in cui accogliamo nuclei mamma-bambino in difficoltà. Ma anche a Mariuccia, un’insegnante in pensione, che ha scelto di destinare il suo patrimonio ai bambini, affinché la Fondazione potesse continuare a prendersi cura di loro, lasciando una traccia del suo amore per il sociale. Il suo lascito è stato infatti impiegato a sostegno della comunità dei bambini 0-6 anni, che necessitava di rinnovare tutti gli arredi e le camerette”.

A volte, il testatore è un donatore di lungo corso

In alcuni casi, racconta Abbà, i lasciti solidali avvengono anche da chi supporta da tempo l’ente di riferimento. “È stato ad esempio il caso di Francesco, donatore di lunga data della Fondazione (quasi vent’anni di supporto continuativo) che un giorno mi disse che ‘fosse arrivato il momento’ di inserire la Fondazione come beneficiaria del suo testamento. Voleva sentirsi utile anche in futuro, cosciente che la sua famiglia avesse tutto ciò di cui necessitava. Ma tutte queste e altre testimonianze, a loro modo, racchiudono in loro una promessa di futuro e contribuiscono a portare avanti la nostra missione, a prescindere dal come, dal quanto o dal perché”.

Fare cultura per favorire l’adozione del lascito testamentario

Ma quali sono i numeri del testamento solidale in Italia? Secondo il recente rapporto Valori, donazioni e lasciti solidali di Walden Lab-Eumetra per il Comitato Testamento Solidale (di cui la Fondazione l’Albero della Vita fa parte), dei 6,3 milioni di concittadini che hanno un orientamento positivo verso il lascito testamentario, il 2% ha già previsto un lascito, mentre il 22% si dichiara propenso a considerare l’utilizzo di questo strumento in futuro. Tuttavia, la percentuale di chi è ancora indeciso (30%) o sfavorevole (46%) resta ancora elevata.

Come invertire la rotta? “Va sottolineato che il testamento solidale rappresenta un gesto che va oltre la proprietà materiale” conclude Abbà. Si tratta infatti di “un atto di generosità che lascia un’impronta indelebile nella società: un beneficio per chi lo riceve, ma anche per chi lo fa. È una possibilità di garantire che i propri valori e impegni sociali continuino a esistere e a crescere anche dopo la morte. Oltre a rappresentare un segnale concreto che contribuisce ad accrescere la cultura solidale del nostro Paese”.




Scopri di più su Fondazione l’Albero della Vita

di Giulia Bacelle

Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione?

Quando si investe in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione?

I rischi associati a Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione?

Le prospettive future per Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione?

La valutazione della performance degli investimenti in Lascito testamentario: la filantropia entra nella successione richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

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