Italiani e protezione: risparmio, fondi e polizze. Cosa fare?

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Un pugno chiuso, che simboleggia la protezione, trafigge un grande punto interrogativo incrinato. Polvere e detriti si disperdono mentre il punto interrogativo si frantuma sotto il violento impatto. Lo sfondo scuro e strutturato amplifica questo potente momento di sfida e forza.

Molti italiani pensano al futuro ma non si proteggono adeguatamente. Dal risparmio ai fondi e alle polizze: quali azioni concrete si possono mettere in atto in ottica di protezione?

Indice

Gli italiani pensano molto al loro futuro, ma fanno poco in concreto. È quanto merge da una ricerca realizzata da Ey, in collaborazione con Swg e condotta su un campione di 1000 italiani sul tema della protezione.

Intervista a Nicola Panarelli di EY sugli italiani e la protezione

Cerchiamo di capire cosa sta accadendo e quali sono i consigli da attuare per la protezione del proprio futuro, intervistando in esclusiva Nicola Panarelli, esperto di servizi finanziari in Ey.
La ricerca mette in luce i comportamenti dei consumatori, da cui noi possiamo ricavare alcune considerazioni di carattere psicologico e di finanza comportamentale.
Panarelli ci racconta che “il 78% degli intervistati pensa spesso al futuro, ma solo la metà sa come proteggersi in caso di imprevisti”.

Perché pensiamo al futuro, ma non ci proteggiamo?

La tendenza delle persone – a pensare al futuro, ma non sempre a proteggersi adeguatamente dagli imprevisti – può essere spiegata da diversi fattori psicologici:

  1. Ottimismo irrealistico: le persone sottovalutano i rischi futuri pensando che “non capiterà a me”.
  2. Bias della disponibilità: gli eventi imprevisti sembrano improbabili, se non sono stati vissuti o osservati di recente.
  3. Procrastinazione: rimandano la pianificazione per evitare compiti difficili o stressanti.
  4. Illusione di controllo: credono di avere più controllo sulla vita di quanto sia realistico.
  5. Mancanza di educazione: non sanno come prepararsi o trovano gli strumenti complessi.
  6. Evitamento emotivo: evitano di pensare a situazioni negative per non provare ansia.
  7. Focus sul presente: danno priorità alle necessità immediate rispetto a quelle future.
  8. Esperienze limitate: chi non ha vissuto imprevisti non percepisce l’urgenza di prepararsi.

Le principali preoccupazioni degli italiani

Quali sono le principali preoccupazioni degli italiani intervistati?
L’invalidità e la stabilità lavorativa”, prosegue Panarelli, che poi precisa, che “per gli italiani over 55 la non autosufficienza e il fatto di gravare sui propri cari” sono fonte di preoccupazione.
Queste, in particolare, hanno in comune il bisogno di indipendenza, dignità e protezione di fronte alle incertezze della vita:

  1. Vulnerabilità e incertezza: paura di eventi che limitano l’autonomia e la qualità della vita.
  2. Dipendenza dagli altri: timore di diventare un peso emotivo o economico per i propri cari.
  3. Perdita di controllo: ansia legata alla mancanza di sicurezza personale e finanziaria.
  4. Impatti economici: preoccupazioni per i costi di sostegno, cura o mancanza di reddito.
  5. Bisogno di sicurezza: desiderio di stabilità e protezione, sia per il presente che per il futuro.

Come si proteggono gli italiani dagli imprevisti?

Cosa fanno gli italiani in tutto ciò per proteggersi? Secondo la ricerca Ey-Swg, le strategie utilizzate come tutela per il proprio futuro sono, in ordine di classifica:
1) risparmi in banca,
2) assicurazioni a tutela in caso di morte o invalidità
3) fondi pensionistici e una buona rete familiare (in egual misura).

Leggendo questa classifica capiamo l’arretratezza finanziaria del nostro mindset in tema di protezione sul futuro.

Bassa fiducia nelle banche e nelle assicurazioni

Chi utilizza il canale bancario (cosiddetto bancassurance) per la protezione del futuro, apprezza in particolare la presenza di un unico intermediario e la fiducia nel proprio consulente finanziario.

Ma la fiducia nelle banche e nelle assicurazioni rimane bassa, con un voto medio di 5,1 su 10.
Questo dato è un messaggio forte verso le istituzioni bancarie e assicurative che quindi dovranno lavorare meglio e di più sulla qualità della comunicazione dei propri consulenti e non solo sulla formazione tecnica sui prodotti. Questo è quello che chiede il cliente, di essere messo al centro. E quando si sente al centro, poi si fidelizza.

I consigli degli esperti: come proteggere il proprio futuro

Quali sono i consigli per chi vuole proteggere il proprio futuro e non rimanere vittima dei bias cognitivi?
“Il primo consiglio è prevenire. L’utente purtroppo sente l’esigenza dell’assicurazione troppo tardi, quando ha già avuto un problema o un sinistro. In quel momento capisce che ne aveva bisogno. La cosa molto importante è quindi capire quali sono i propri bisogni assicurativi in anticipo e periodicamente, perché i bisogni di protezione non rimangono fissi, ma si evolvono nel tempo – risponde Panarelli.

Qual è il ruolo dei consulenti finanziari?

“I consulenti finanziari sono l’interlocutore giusto. È importante individuare la persona che ispira fiducia, al di là dei contenuti tecnici. La fiducia sempre di più sta diventando un elemento fondamentale, purtroppo ancora una certa percentuale di clienti che considera erroneamente il prodotto assicurativo una fregatura. Quindi la qualità della relazione che si instaura è fondamentale”, aggiunge l’esperto di Ey.

Educazione finanziaria: quanto ancora c’è da fare?

In sintesi, una combinazione di fattori cognitivi, emotivi e sociali spiega perché le persone pensano spesso al futuro ma non si proteggono adeguatamente.
Questi dati ci confermano quanto poco siamo educati finanziariamente e quanta strada ci sia ancora da fare. Un’educazione più consapevole, l’incentivazione a pensare in modo realistico e il supporto per semplificare le scelte potrebbero aiutare a colmare questo divario.

Molti esperti del settore infatti si lamentano che la lodevole iniziativa de “il mese dell’educazione finanziaria” dovrebbe essere permanente e non solo relegata a un mese dell’anno.

Infine, i consulenti finanziari dovrebbero sviluppare una maggiore capacità di fare domande per interpretare e scovare il bisogno nascosto dei propri clienti.

di Giovanni Sebastiano Cozza

Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.

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