L’infrastruttura ridisegna la finanza

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L’infrastruttura ridisegna la finanza

Un fondo che si muove come cash. Un portafoglio che dialoga con i pagamenti. Un wallet che tiene insieme investimenti, liquidità e previdenza. È questa la finanza che prende forma, secondo Michele Quinto, Country Head Italy di Franklin Templeton

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Per anni l’industria del risparmio gestito ha discusso di prodotti, asset allocation e strategie. Oggi il baricentro si è spostato altrove: non è più la superficie a cambiare, ma le fondamenta. L’infrastruttura stessa su cui si reggono mercati, pagamenti e investimenti sta entrando in una fase di trasformazione profonda, guidata da blockchain, tokenizzazione e nuove architetture digitali.

Non è un’evoluzione cosmetica: è un cambio di pelle per l’intero ecosistema finanziario. In questo contesto, la capacità di possedere le infrastrutture necessarie diventa un vantaggio competitivo. Franklin Templeton lo ha compreso con largo anticipo, investendo in soluzioni proprietarie come Benji, la piattaforma che consente di gestire la tokenizzazione degli strumenti finanziari, o soluzioni proprietarie innovative in grado di consentire agli advisor di creare portafogli realmente personalizzati e modellabili in tempo reale replicando il modello SMA americano. Due elementi che, insieme, anticipano il nuovo paradigma: prodotti più flessibili, distribuzione più efficiente, portafogli più aderenti agli obiettivi e allo stile di vita dei clienti.

Ma la trasformazione non riguarda solo la tecnologia. Riguarda anche dove si genereranno i rendimenti del futuro. Da qui nasce la rinnovata attenzione ai mercati emergenti — al centro anche di una campagna dedicata, lanciata il 7 aprile e attiva per tutto il 2026 — che per Franklin Templeton rappresentano una storia di lungo periodo e oggi una componente strutturale dei portafogli globali: economie più solide, demografie favorevoli, ecosistemi digitali in forte accelerazione. Non più un’esposizione tattica, ma un terreno naturale per la convergenza tra innovazione finanziaria e crescita reale.

È in questo scenario complesso – infrastrutture che cambiano, bisogni generazionali che si polarizzano, tecnologia che riscrive tempi e modalità del risparmio – che Franklin Templeton si muove: un gruppo globale con 1.735 miliardi di dollari di asset in gestione al 28 febbraio 2026, di cui 62,8 miliardi negli ETF e circa 285 miliardi nei private market. Una presenza nel nostro Paese che dura da oltre trent’anni e che oggi si confronta con una trasformazione forse ancora più profonda di quella vissuta nei decenni precedenti.

Se dovesse spiegare cosa sta cambiando davvero oggi nel wealth management, da dove partirebbe?

Dall’infrastruttura. È il punto meno visibile, ma quello che sta guidando tutto il resto. Per oltre cinquant’anni abbiamo lavorato su un sistema che, nella sostanza, è sempre stato lo stesso: prima cartaceo, poi digitalizzato negli anni Settanta. Oggi quel sistema viene riscritto. Blockchain e DLT non sono una tecnologia in più: sono un nuovo modo di far funzionare i mercati. Significa intervenire su pagamenti, trading, settlement. E quando cambia l’infrastruttura, cambiano automaticamente anche i prodotti, i portafogli e il modo in cui si costruisce la consulenza.

In concreto, cosa significa questa trasformazione?

Significa rendere “programmabile” la finanza. Prendiamo un esempio semplice: oggi quando sottoscrivi un fondo, tra il momento in cui dai l’ordine e quello in cui viene eseguito passa tempo, e nel frattempo c’è liquidità ferma. Con un’infrastruttura basata su blockchain, quel passaggio può diventare istantaneo. Non solo: puoi operare 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La tokenizzazione è questo: trasformare uno strumento finanziario in un “oggetto digitale” che può muoversi su queste nuove infrastrutture. Ed è anche il motivo per cui abbiamo sviluppato Benji, la piattaforma con cui gestiamo internamente l’intero ciclo di vita dei fondi tokenizzati: dalla creazione allo scambio. Senza un’infrastruttura proprietaria, tutto questo rimarrebbe teoria.

Quando si parla di tokenizzazione, però, molti pensano a qualcosa di astratto o marginale.

È il fraintendimento più diffuso. Non è la tokenizzazione di un’opera d’arte o di un singolo asset il punto. Il punto è che le autorità stanno ripensando le infrastrutture.

La BCE, ad esempio, sta lavorando a progetti per portare i pagamenti wholesale su blockchain. Questo significa che una parte del sistema finanziario europeo potrebbe funzionare su queste tecnologie nel giro di pochi anni. Quando si muove quel livello, non è più un tema di nicchia.

Europa e Stati Uniti stanno seguendo lo stesso modello?

No, e questa è una differenza chiave. Negli Stati Uniti si è lasciato più spazio ai privati: pensiamo alle stablecoin. In Europa, invece, il sistema è bancocentrico e le banche devono preservare la loro capacità di fare credito. Faccio un esempio concreto: se una banca emette una stablecoin, deve spostare la liquidità dei clienti fuori dal proprio bilancio, mettendola a riserva. In Europa questo è un problema, perché riduce la capacità di prestito. Per questo si stanno sviluppando i cosiddetti tokenized deposit: il denaro resta nel sistema bancario, ma diventa utilizzabile su infrastrutture digitali. È una soluzione diversa, ma molto più coerente con il modello europeo.

Questa trasformazione come impatta sul cliente finale?

Qui entra in gioco un altro tema: la polarizzazione della domanda. Oggi abbiamo due mondi. Le nuove generazioni vogliono personalizzazione, vogliono investire in digital asset, vogliono che il portafoglio rifletta il loro stile di vita. Non cercano solo rendimento, cercano coerenza. Dall’altra parte, i baby boomer stanno affrontando il tema della longevità: come gestire il capitale nel tempo, come integrarlo con previdenza e protezione. Il problema è che oggi questi bisogni vengono gestiti su sistemi separati: conto corrente, investimenti, polizze, pensione. Non comunicano tra loro.

E il punto di arrivo qual è?

Un sistema integrato. Il concetto chiave è il digital wallet. Immaginiamo di avere in un unico ambiente: i tuoi investimenti, la tua liquidità, la previdenza e le tue assicurazioni e in più, di poter passare da una funzione all’altra in modo immediato. Oggi non è possibile perché manca l’infrastruttura, quando la tokenizzazione diventerà standard, tutto questo diventerà tecnicamente fattibile.

Può fare un esempio concreto di cosa cambia nella vita reale?

Sì, e qui si capisce bene la portata del cambiamento. Oggi, se hai bisogno di liquidità e possiedi un immobile, devi passare da un processo lungo: perizia, banca, istruttoria. Possono volerci mesi. In un sistema tokenizzato, potresti “trasformare” quel valore in un asset digitale e utilizzarlo come collateral in tempi molto più rapidi, potenzialmente anche in ore. Oppure: potresti usare quote di un fondo come strumento di pagamento; non più solo investimento, quindi, ma anche moneta di scambio. Questo è il punto: investimenti e pagamenti iniziano a sovrapporsi.

In questo scenario, il consulente che ruolo ha?

Un ruolo ancora più centrale, ma diverso. Non basta più costruire portafogli. Il consulente dovrà aiutare il cliente a orientarsi tra strumenti diversi che rispondono a esigenze diverse: investimento, liquidità, pagamento. Faccio un altro esempio: in futuro potrei scegliere se pagare utilizzando liquidità tradizionale, asset tokenizzati o altre forme digitali. Qual è la scelta migliore? Dipende dalla mia situazione patrimoniale complessiva. E qui il consulente diventa fondamentale.

E l’intelligenza artificiale?

È lo strumento che rende possibile tutto questo. Oggi il cliente ha dati sparsi ovunque: conto corrente, mutuo, investimenti, polizze. L’AI consente di unire questi dati e trasformarli in informazioni utilizzabili. Senza questo passaggio, il modello del “consulente evoluto” non regge. Non è una sostituzione dell’uomo, è un’estensione delle sue capacità.

Come si inserisce tutto questo nel contesto macro attuale? Tra geopolitica, inflazione ed energia.

La tecnologia non sostituisce questi fattori, ma li attraversa. Prendiamo il tema dell’energia: l’intelligenza artificiale ne richiede molta. Questo ha portato, ad esempio, a investimenti enormi nei data center in Medio Oriente. Ma le tensioni geopolitiche stanno rimettendo in discussione quelle scelte. Quindi sì, la geopolitica può rallentare o accelerare i processi, ma non li ferma.

Se dovesse sintetizzare: cosa diventa oggi un asset manager?

Non più un semplice fornitore di prodotti, diventa un partner che lavora su più livelli: strategico, tecnologico e di investimento. Deve aiutare i clienti a orientarsi in una complessità crescente, dove private market, ETF, tokenizzazione e personalizzazione convivono. E deve farlo con un approccio integrato. È questo il vero cambiamento.

Articolo tratto dal n° di aprile del Magazine di We Wealth.

Domande frequenti su L’infrastruttura ridisegna la finanza

Qual è il cambiamento fondamentale che sta avvenendo nel wealth management?

Il cambiamento principale non riguarda più i prodotti o le strategie di investimento, ma l'infrastruttura sottostante. Blockchain, tokenizzazione e nuove architetture digitali stanno trasformando le fondamenta dei mercati, dei pagamenti e degli investimenti.

Quali sono le tecnologie chiave che guidano questa trasformazione infrastrutturale?

Le tecnologie principali che guidano questo cambiamento sono la blockchain, la tokenizzazione e l'adozione di nuove architetture digitali nel settore finanziario.

Come viene descritta la portata di questa trasformazione nel settore finanziario?

La trasformazione è descritta come un 'cambio di pelle' per l'intero ecosistema finanziario, indicando un cambiamento profondo e non solo superficiale.

Qual è l'impatto di questa trasformazione sull'industria del risparmio gestito?

L'industria del risparmio gestito sta spostando il suo focus dalle discussioni su prodotti e strategie all'adeguamento e all'adozione di nuove infrastrutture digitali.

Qual è il ruolo della tokenizzazione in questo nuovo scenario finanziario?

La tokenizzazione è un elemento chiave della trasformazione, contribuendo a rimodellare l'infrastruttura su cui si basano i mercati e gli investimenti, anche se alcuni la percepiscono come astratta.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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