Velázquez, Sotheby’s ritira dall’asta il quadro da 35 milioni

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Il quadro Isabel de Borbón (1632) del pittore spagnolo Diego Velázquez (1599-1660) – stimato 35 milioni di dollari – è stato definitivamente ritirato dall’asta Master Paintings & Sculpture che si terrà da Sotheby’s New York il prossimo primo febbraio. Il motivo? Sembra che gli attuali proprietari stiano ancora decidendo la futura sorte del dipinto

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È ormai ufficiale: il quadro Isabel de Borbón (1632) del pittore spagnolo Diego Velázquez (1599-1660) – stimato 35 milioni di dollari – è stato definitivamente ritirato dall’asta Master Paintings & Sculpture che si terrà da Sotheby’s New York il prossimo primo febbraio. Il motivo? Sembra che gli attuali proprietari, che operano tramite un fondo familiare statunitense, stiano ancora “discutendo e decidendo tra loro” la futura sorte del dipinto.

Diego Velázquez. Isabel de Borbón / Elisabeth of France, Queen of Spain (ca. 1631). Foto cortesia di Sotheby’s

L’opera (che misura più di due metri) ritrae Elisabetta di Borbone (1602-1644, conosciuta anche come Elisabetta di Francia), figlia di Enrico IV di Francia e della seconda moglie Maria de Medici. Data in sposa a Filippo IV di Spagna (1605-1665) nel 1615 a soli 13 anni (lo sposo al tempo ne aveva 10) per aiutare le relazioni diplomatiche tra i due paesi, Elisabetta diede alla luce sei figli (di cui raggiunse l’età adulta solo Maria Teresa d’Asburgo, poi ritratta in La infanta María Teresa de España (1652-1653), oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna). 

Storia del quadro di Velázquez Isabella di Borbone

La sovrana morì di parto nel 1644.
Il dipinto, iniziato da Velázquez alla fine del 1620, la ritrae nel pieno del suo splendore. Elisabetta, poco più che ventenne, indossa un abito nero da cerimonia sapientemente adornato ed ha un’espressione fiera e regale (si dice che la sovrana fosse particolarmente amata per la sua intelligenza e generosità). Il pittore rimaneggiò più volte il quadro (rendendo le modifiche visibili anche ad occhio nudo), soprattutto dopo l’incontro con Pieter Paul Rubens nel 1631, cambiando l’abbigliamento di Elisabetta e prendendo ispirazione dai maestri italiani dell’epoca (così come suggerito da Rubens stesso).

Dopo la sua creazione, il quadro fu esposto nel palazzo del Buen Retiro a Madrid insieme al ritratto – realizzato sempre da Velázquez di Filippo IV de negro (1928) (oggi al Museo Prado). Con l’invasione napoleonica della Spagna nel 1808, l’opera fu portata in Francia ed esposta alla Galleria Spagnola del Louvre fino alla morte dell’ultimo re di Francia Louis-Philippe. In seguito, il dipinto fu venduto da Christie’s al banchiere inglese e collezionista di libri Henry Huth, che lo conservò nella sua dimora di Wykehurst Park del West Sussex fino a 1950. Il quadro fu poi nuovamente venduto, fino ad entrare nel 1978 nella collezione statunitense degli attuali proprietari. 

Velázquez, un record mancato

Non c’è dunque da stupirsi dell’interesse dimostrato da Sotheby’s per il ritratto di Elisabetta, viste le ottime condizioni della tela e la rara apparizione di quadri dell’artista sul mercato (dovuta alla loro quasi totale conservazione in collezioni reali o museali). Sotheby’s si è dichiarata fiduciosa di poter offrire nuovamente l’opera all’asta nel breve periodo, nonostante l’ovvia delusione dovuta al ritiro del lotto. La stima di 35 milioni di dollari era in ogni caso più del doppio del record d’asta di Velázquez, registrato da Sotheby’s nel 2007 con la vendita del quadro Santa Rufina (1629-1632, la santa patrona di Siviglia, città natale del pittore) per 8.4 milioni di pound. La casa d’aste inglese ha spiegato inoltre che l’ultima volta che un dipinto di Velázquez di alto calibro è stato offerto agli acquirenti era il 1970. Il dipinto Juan De Pareja (1650) fu battuto da Wildenstein & Co a Londra per 2.3 milioni di pound e acquistato dal Metropolitan Museum of Art.

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di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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