Usa verso un’azione “rapida” per il clima: coinvolte anche le banche

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La Casa Bianca dirama un ordine esecutivo per rafforzare il sistema finanziario statunitense contro i rischi climatici. Biden: “Un’opportunità per la crescita economica degli Usa”

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Si tratta dell’ultima di una serie di azioni sul clima intraprese dall’amministrazione Biden, a partire dal nuovo obiettivo di tagliare le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030

Joe Biden: “L’intensificarsi dell’impatto del cambiamento climatico rappresenta un rischio fisico per le attività, i titoli quotati in Borsa, gli investimenti privati e le imprese”

“L’intensificarsi dell’impatto del cambiamento climatico rappresenta un rischio fisico per le attività, i titoli quotati in Borsa, gli investimenti privati e le imprese” ma, allo stesso tempo, il cambiamento globale oggi in atto “offre un’opportunità” per migliorare la competitività e la crescita economica degli Stati Uniti, creando anche nuove opportunità di lavoro. Eppure, l’incapacità delle istituzioni finanziarie di “tenere conto e misurare questi rischi” minaccia la possibilità di raggiungere tali obiettivi. Con queste parole il presidente Joe Biden ha introdotto l’ordine esecutivo diramato dalla Casa Bianca nella giornata di giovedì. Una vasta iniziativa per rafforzare il sistema finanziario statunitense contro i rischi climatici, mentre il Paese si avvia verso la costruzione di un futuro energetico “pulito, moderno ed equo”.
“I regolatori, le istituzioni finanziarie e gli investitori devono avere accesso alle migliori informazioni e dati per misurare i rischi finanziari legati al clima”, ha osservato il segretario al Tesoro Janet Yellen, sottolineando come il Financial stability oversight council (Fsoc) collaborerà con i membri del Consiglio per migliorare tali informazioni e misurare al meglio potenziali esposizioni. Come spiegato dal presidente statunitense, infatti, Yellen (in qualità di presidente dell’Fsoc) si impegnerà a valutare in modo dettagliato e completo i rischi finanziari legati al clima, compresi i rischi fisici e di transizione, per la stabilità finanziaria del governo federale e del sistema finanziario a stelle e strisce. Inoltre, faciliterà la condivisione di dati e informazioni su tali rischi tra le agenzie membri dell’Fsoc e altri dipartimenti, a seconda dei casi, ed emetterà un rapporto entro 180 giorni dall’ordine esecutivo su qualsiasi sforzo messo in campo dalle diverse agenzie per integrare il rischio finanziario correlato al clima nelle loro politiche e programmi.
Per di più, l’ordine esecutivo richiede che il National climate advisor e il direttore del National economic council sviluppino entro 120 giorni una strategia sul rischio climatico che identificherà i finanziamenti pubblici e privati necessari a raggiungere l’obiettivo zero emissioni nette entro il 2050, “promuovendo al contempo opportunità economiche, responsabilizzazione dei lavoratori e mitigazione ambientale, soprattutto presso le comunità più svantaggiate”, scrive la Casa Bianca. Ma la decisione degli Stati Uniti di imporre la divulgazione delle informazioni sul rischio climatico affonda le proprie radici nel tempo, rivela il Financial Times.

Nel mese di settembre 2020, per esempio, la Commodity futures trading commission è diventata il primo regolatore di Wall Street a mettere in guardia su tali rischi. Lo scorso aprile, invece, l’inviato per il clima alla Casa Bianca, John Kerry, ha dichiarato come fosse probabile che gli Stati Uniti si “uniranno all’Europa” nel richiedere alle imprese di divulgare informazioni in tal senso. Ma si tratta comunque di un obiettivo che arriva al culmine di un quadriennio, quello dell’amministrazione Trump, che “ha minato le normative ambientali, ritirato il Paese dall’Accordo di Parigi e abbandonato gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra”, scrive il quotidiano economico-finanziario. “La mancanza di leadership su questo tema ha rappresentato un impedimento a muoversi in modo effettivamente più aggressivo per armonizzare gli approcci globali”, ha dichiarato Brain Deese, direttore del National economic council. “Ora le cose cambieranno. E, certamente, l’azione che ne deriverà sarà concreta e rapida”.

Come le grandi banche affrontano i rischi ambientali

“La strategia delineata dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden è senz’altro una buona notizia, anzitutto perché il contrasto al cambiamento climatico richiede uno sforzo congiunto da parte di tutta la comunità internazionale e gli Stati Uniti sono un attore economico e finanziario di grande rilevanza”, spiega a We Wealth Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile. “L’iniziativa avviata da Biden è significativa anche perché evidenzia l’importanza di analizzare i rischi finanziari legati al fattore clima. Infatti, per agire con efficacia in ottica di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico, gli operatori finanziari devono essere in grado di individuare, misurare e analizzare con accuratezza i rischi fisici e di transizione a cui sono esposti i portafogli: queste valutazioni sono cruciali per costruire prodotti e politiche d’investimento più sicuri e in grado di imprimere un reale impatto sulla decarbonizzazione dell’economia”, aggiunge.

Ma in che modo le grandi banche affrontano oggi i rischi ambientali? “Da tempo il sistema bancario europeo è attivo su questo fronte, con importanti iniziative della Bce e dell’Eba. Anche la Banca d’Italia in molte occasioni ha evidenziato l’importanza di calcolare e integrare i rischi climatici nelle strategie di business delle imprese e nelle scelte d’investimento degli operatori finanziari”, racconta Bicciato. Poi conclude: “La condivisione di esperienze e di buone pratiche all’interno del Network for greening the financial system è fondamentale per sviluppare metodi di analisi sempre più innovativi, accurati ed efficaci. Infine, è cruciale tenere conto degli aspetti sociali in ottica di giusta transizione, supportando quindi aziende e lavoratori nel processo di riconversione verso un modello economico resiliente e sostenibile”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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