Unicredit: conti record trainati da fee, il piano di Orcel per spingerle

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Unicredit perde margine d’interesse, ma aumenta i ricavi complessivi grazie alle commissioni. Con case prodotto proprietarie più margini e fidelizzazione

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La macchina Unicredit ha segnato un nuovo trimestre record e, come ha promesso l’amministratore delegato Andrea Orcel, “non è una tantum”, ma il risultato di una strategia di lungo periodo. È stata alzata la guidance per il 2025 — utile netto sopra i 9,3 miliardi di euro, ricavi a 23,5 miliardi — grazie a una crescita delle entrate da commissioni (+8,2% annuo), che ha più che compensato il rallentamento del margine d’interesse (-2,8%). Le distribuzioni agli azionisti supereranno quelle del 2024 per i prossimi tre anni, ha aggiunto Orcel, con un payout superiore al 50% dell’utile netto e distribuzioni straordinarie alimentate dal capitale in eccesso. Per il 2027, Unicredit punta a un utile netto di circa 10 miliardi di euro. Di seguito, i dati di dettaglio sul primo trimestre.

Commissioni: la chiave per il mantenimento di una crescita sostenuta a tassi più bassi

La crescita delle fee rimane cruciale nel progetto di sviluppo di UniCredit, che punta su attività a basso assorbimento di capitale e su un trattenimento crescente lungo la catena del valore. Quest’ultimo è reso possibile dall’internalizzazione della gestione patrimoniale (tramite la piattaforma oneMarkets) e dall’imminente internalizzazione del business assicurativo vita, prevista entro fine giugno.

Nel primo trimestre, le client solutions — che includono servizi per aziende, individui e pagamenti — hanno generato 3,1 miliardi di ricavi lordi (+7% anno su anno), con oltre il 67% derivante da commissioni. Queste attività rappresentano oggi il 47% dei ricavi totali del gruppo.

In particolare, le soluzioni individuali, che coinvolgono più direttamente la gestione patrimoniale e la consulenza finanziaria, sono cresciute del 9%, trainate da un +13% negli investimenti e da un +10% nell’assicurazione danni, per un totale di circa 1 miliardo di euro di ricavi.

Il patrimonio gestito dal gestore interno oneMarkets ha raggiunto quota 18 miliardi, “ben al di sopra del piano, con le vendite dei fondi gestiti internamente cresciute di oltre il 50%”, ha sottolineato Orcel. “Stiamo rapidamente aumentando la retention lungo la catena del valore, puntando a superare l’80%, grazie all’internalizzazione e all’accelerazione della distribuzione di prodotti proprietari. Ciò genererà crescita alpha superiore al mercato.”

Il contesto di tassi in calo sta riducendo i margini sul credito, ma favorisce allo stesso tempo una rotazione dai titoli obbligazionari verso soluzioni di risparmio gestito. Quanto più questi prodotti saranno interni al gruppo, tanto più contribuiranno a compensare il calo del margine d’interesse con flussi commissionali ricorrenti.

“Il nostro modello è scalabile, capital-light e integrato a livello geografico”, ha aggiunto Orcel in conference call. “Queste fabbriche non solo generano ricavi grazie a innovazione continua ed espansione dei margini, ma sono anche fondamentali per il supporto ai clienti e la loro fidelizzazione.”

In quest’ottica, la proprietà dei prodotti ha un ruolo strategico: alcuni strumenti non sono facilmente trasferibili da una rete distributiva all’altra, rendendo più difficile il passaggio dei clienti insieme ai loro consulenti. Una leva ulteriore, dunque, per rafforzare la coesione tra il cliente e l’ecosistema UniCredit.

Commerzbank e Bpm: M&A in ghiacciaia

Per quanto riguarda le operazioni di acquisizione sul tavolo: “Non abbiamo pressioni per chiudere le fusioni e acquisizioni perché la nostra traiettoria standalone è già ben al di sopra dei concorrenti diretti”, ha dichiarato l’ad di Unicredit, “Non abbiamo pressioni sull’M&A. Sono molto paziente e calmo – e il Cda è completamente allineato”. Nel dettaglio dell’Ops in corso su BancoBpm, partita in sordina senza rilanci di offerta e con forti paletti posti dal governo se Unicredit vorrà scongiurare l’esercizio del Golden Power, “abbiamo il diritto di avere il tempo di valutare”, ha detto Orcel, “ci sono alcuni elementi del Golden Power che, secondo noi, non sono chiari e non voluti. Stiamo cercando di chiarirli. Dobbiamo esaminarli prima di prendere una decisione definitiva. Se non otterremo un chiarimento, dovremo dare la nostra interpretazione”. Secondo indiscrezioni dei giorni scorsi, pubblicate da Bloomberg, il governo non sarebbe disposto a riformulare e ammorbidire i vincoli posti all’operazione. A venerdì scorso le adesioni all’Ops su Bpm aveano raggiunto appena lo 0,01% delle azioni oggetto di offerta.

Per quanto riguarda il dossier Commerzbank i dialoghi dovranno partire con il nuovo governo Merz, entrato da alcuni giorni nel pieno dei poteri. “Siamo esattamente dove pensavamo saremmo stati”, ha dichiarato Orcel a Cnbc, “aspettiamo con pazienza di impegnarci con un nuovo governo e con Commerzbank in una discussione costruttiva. Se un accordo è possibile, lo perseguiremo. Se non sarà possibile rivaluteremo la nostra posizione”.



di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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