Unicorni, dove trovarli in Europa: occhi su Uk, Francia e Germania

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L’Europa accoglie l’11% degli unicorni a livello globale, principalmente in Uk, Francia e Germania. La fotografia di Credit Suisse

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Gli Stati Uniti dominano il panorama mondiale, accogliendo oltre la metà degli unicorni e dei finanziamenti nel 2021. Segue la Cina

In Europa si concentrano tra Uk (31 unicorni), Germania (22) e Francia (18), rispecchiando in gran parte le dimensioni relative dei rispettivi mercati dei capitali

Nell’ultimo anno un numero crescente di startup ha ottenuto lo status di unicorno, raggiungendo una valutazione superiore al miliardo di dollari. Complice, secondo una nuova indagine di Credit Suisse, anche l’aumento dei finanziamenti di venture capital. Nel 2021, infatti, altri 510 nomi si sono aggiunti al club per un totale di quasi 1.000 realtà e investimenti record da 628 miliardi. Un trend che trova conferma anche nel primo trimestre del 2022, con 116 startup che hanno fatto il loro ingresso nel branco globale degli unicorni, di cui 22 dall’Europa.

Il panorama degli unicorni

Gli Stati Uniti dominano il panorama mondiale, accogliendo oltre la metà degli unicorni e dei finanziamenti nel 2021. Segue la Cina, con circa un quinto delle startup dal miliardo di dollari, e l’Europa che ne ospita l’11%. Ma se il Vecchio Continente sembra continuare a restare indietro sul fronte delle nuove reclute, lo stesso non lo si può dire quando si parla di finanziamenti, anzi. Innanzitutto, precisano gli analisti dell’istituto elvetico, la quota di unicorni europei è quasi raddoppiata dal 2014. Società che si concentrano principalmente tra Regno Unito (che conta 31 unicorni), Germania (22) e Francia (18), rispecchiando in gran parte le dimensioni dei rispettivi mercati dei capitali e delle rispettive economie. L’Italia resta fuori dalla top19. Il Belpaese si blocca infatti a quota 2 con Yoox e ScalaPay. Depop, nata in Italia, è stata ceduta invece a Etsy per 1,6 miliardi.

Il panorama degli unicorni in Europa

Le mega-startup europee, in generale, appartengono principalmente al settore tecnologico (oltre il 50%), inclusi sottosettori come fintech, intelligenza artificiale, software, IT e cloud. Basti pensare alla svedese Klarna dai 45,6 miliardi di dollari di valutazione, ma anche alla britannica Revolut (33 miliardi o a Checkout.com (40 miliardi). Le startup appartenenti ai beni di consumo o ai servizi alla clientela hanno invece registrato la più alta crescita di valore – tra food delivery e mobilità – come Bolt (che ha raccolto 2 miliardi di finanziamenti), Getir (1,9 miliardi) e Gorilla (1,3 miliardi). Il sottosettore software (intelligenza artificiale, pagamenti e blockchain tra gli altri) vanta invece 14 unicorni con una valutazione combinata di poco più di 39 miliardi di dollari al quarto trimestre dello scorso anno.

Chi scommette sull’Europa

In questo contesto l’Europa ha conosciuto tra l’altro una crescita senza precedenti in termini di finanziamenti, che hanno toccato i 49,6 miliardi di dollari nel 2021, quasi quattro volte il livello del 2020. Di conseguenza, anche il numero dei deal è aumentato, passando da 128 nel 2020 a 185 nel 2021. Quanto alla loro dimensione media, i round di serie A vantano la crescita maggiore (da 6,5 miliardi nel 2020 a 19,6 miliardi nel 2021 per un incremento del 202% su base annua) seguiti da quelli di serie D con il +142% nello stesso periodo. A scommettere sulle mega-startup europee sono soprattutto gli Stati Uniti, che guidano il 14% dei round seed, il 28% di quelli early-stage e il 43% dei late-stage.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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