Credit Suisse: 1° trimestre in rosso, giri di poltrone ai vertici

Rita Annunziata
27.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Credit Suisse chiude i primi tre mesi dell'anno in perdita, anche per effetto del conflitto russo-ucraino. Rimpasto ai vertici

Thomas Gottstein: “Le nostre spese operative sono aumentate di anno in anno, trainate in particolare dalle maggiori riserve per contenziosi precedentemente segnalate per 703 milioni di franchi svizzeri nel trimestre”

Credit Suisse ha registrato una contrazione dei ricavi netti del 42% su base annua a 4,41 miliardi di franchi, guidata da un calo del 51% dell’investment bank, del 44% del wealth management e del 10% dell’asset management

Sulla scia dei risultati presentati, a esprimere il desiderio di cercare opportunità alternative al di fuori dell’istituto elvetico è stato David Mathers, chief financial officer dal 2010 e ceo di Credit Suisse International dal 2016

Conferma “in rosso” per Credit Suisse. Come annunciato nel profit warning lanciato lo scorso 20 aprile, l'istituto elvetico ha chiuso il primo trimestre in perdita per 273 milioni di franchi svizzeri. Un dato che si confronta con i 252 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno e che riflette anche le ricadute del conflitto russo-ucraino per 206 milioni. Innescando un rimpasto ai vertici.

Gottstein: “2022 anno di transizione”


“Il primo trimestre dell'anno è stato caratterizzato da condizioni di mercato volatili e un'avversione al rischio della clientela”, osserva Thomas Gottstein, amministratore delegato di Credit Suisse Group AG. “Le nostre spese operative sono aumentate di anno in anno, trainate in particolare dalle maggiori riserve per contenziosi precedentemente segnalate per 703 milioni di franchi svizzeri nel trimestre, mentre mantenevamo il nostro approccio proattivo alla risoluzione delle controversie”. Il 2022, aggiunge, rappresenta un anno di transizione. E l'attenzione del gruppo resta focalizzata “sull'esecuzione disciplinata” della nuova strategia annunciata lo scorso novembre: rafforzare il core business, semplificare l'organizzazione e investire per la crescita. “Sono fiducioso che siamo ben posizionati per costruire una banca più forte e incentrata sul cliente, che punti sulla gestione del rischio per offrire crescita e valore sostenibili a investitori e clienti”, conclude Gottstein.

Gli effetti del conflitto russo-ucraino


Tornando ai dati, tra gennaio e marzo Credit Suisse ha registrato una contrazione dei ricavi netti del 42% su base annua a 4,41 miliardi di franchi, guidata da un calo del 51% dell'investment bank, del 44% del wealth management e del 10% dell'asset management. I costi operativi dichiarati di 5 miliardi sono invece aumentati del 26% anno su anno, principalmente a causa di accantonamenti per contenziosi pari a 703 milioni come evidenziato da Gottstein. Quanto all'invasione dell'Ucraina, l'istituto svizzero ha ridotto la propria esposizione creditizia verso Mosca a 373 milioni di franchi svizzeri (pari al 56% rispetto alla fine del 2021). L'esposizione creditizia netta verso istituti finanziari russi, invece, è stata ridotta del 67%. Complessivamente, come anticipato in apertura, il conflitto ha comunque influito negativamente sui risultati della banca per 206 milioni di franchi.

Rimpasto ai vertici di Credit Suisse


Sulla scia dei risultati presentati, a esprimere il desiderio di cercare opportunità alternative al di fuori dell'istituto elvetico è stato David Mathers, chief financial officer dal 2010 e ceo di Credit Suisse International dal 2016. David, si legge in una nota ufficiale diffusa dal gruppo, ha accettato di restare in Credit Suisse fino a quando non saranno individuati successori adeguati a entrambi i suoi ruoli, garantendo una transizione ordinata. Anche Helman Sitohang ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da ceo della divisione Asia-Pacifico dal 1° giugno 2022. A sostituirlo nel Consiglio di amministrazione sarà Edwin Low, in Credit Suisse dal 1996. In questo contesto, Francesca McDonagh guiderà la divisione Europa, Medio Oriente e Africa a partire dal 1° ottobre, subentrando a Francesco De Ferrari; McDonagh entrerà a far parte anche dell'executive board, riportando direttamente a Gottstein. Il prossimo luglio Markus Diethelm succederà invece a Romeo Cerutti come general counsel.

Guardando all'Italia, Debora Romito e Achille Teofilatto hanno appena fatto il proprio ingresso nel team romano di wealth management coordinato da Matteo Steve. Romito, che vanta più di 20 anni di esperienza nella finanza, ha mosso i primi passi nel 1998 in Banca Roma per poi approdare a Mps Capital Service nel 2000. Teofilatto, invece, ha maturato una vasta esperienza nell'investment banking e nella gestione degli High net worth individual tra Banca Profilo e Banca Leonardo (dopo un periodo in Leonardo & Co. e Lazard).
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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