Un 2022 volatile non ha riscattato i fondi attivi: vincono i passivi

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Nel primo semestre del 2022 è riuscito a battere l’indice il 43% dei fondi azionari italiani, il 30% di quelli Usa e il 15,6% di quelli europei, secondo S&P

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L’idea che una fase di particolare volatilità possa favorire la gestione attiva del fondo è stata nuovamente sfidata in questo semestre funestato dalla guerra

Il confronto globale sulle performance dei fondi a gestione attiva, contro quelli a gestione passiva, si arricchisce di due nuove analisi che, però, non cambiano l’esito a cui la comunità finanziaria si è ormai abituata: nella prima metà del 2022, nonostante la volatilità dettata dalla guerra in Ucraina e dalla stretta monetaria, i fondi passivi hanno offerto più valore dei fondi attivi. Secondo lo S&P Indices Versus Active Funds, nel primo semestre del 2022 solo il 15,6% dei fondi azionari europei ha superato la perfomance dell’indice di riferimento (S&P Europe 350), mentre in Italia lo ha fatto oltre il 43% dei fondi azionari (relativamente all’S&P Italy BMI). L’indagine di S&P mostra, inoltre, come solo il 30% circa dei fondi azionari Usa abbia “battuto” le performance dell’S&P 500.  

I fondi a gestione attiva si pongono l’obiettivo di superare le performance di un indice di riferimento attraverso il talento dei relativi di team di gestione. Trattandosi di una soluzione più costosa (gli asset manager vanno pagati) la gestione attiva deve conseguire stabilmente risultati superiori a quelli degli indici per creare valore a beneficio dell’investitore finale. I grandi numeri suggeriscono che solo una minoranza di fondi attivi riesce a battere, specialmente su lunghi periodi, le controparti a basso costo che si limitano a replicare fedelmente l’andamento dell’indice sottostante. 

Il confronto fra attivi e passivi relativo ai fondi statunitensi non ha dato esiti particolarmente differenti se si osservano i 12 mesi al giugno 2022. Secondo i dati compilati da Morningstar nel suo U.S. Active/Passive Barometer, solo il 45% dei fondi azionari ha battuto il relativo indice in questo periodo più allargato. Il bilancio pende a favore dei fondi attivi solo per quelli che si focalizzano sulle società piccole (small cap) che nel periodo hanno battuto gli indici con una maggioranza del 55%. 

E per i fondi obbligazionari? Nei 12 mesi al giugno 2022, ha calcolato Morningstar, solo il 29% dei fondi obbligazionari americani ha battuto gli indici, in calo dal 44% del 2021. I fondi focalizzati sul segmento più rischioso (high-yield) hanno battuto l’indice con una probabilità del 31,9%, mentre si scende al 22,2% per i fondi obbligazionari societari. 

In generale, l’idea che una fase di particolare volatilità possa favorire la gestione attiva del fondo è stata nuovamente sfidata in questo semestre funestato dalla guerra, dopo i risultati contrastanti osservati nel 2020 del covid. Di certo, ma non è una novità, più il periodo di osservazione si allunga, più è difficile che la gestione attiva batta le performance di quella passiva

Fondi attivi, una soluzione anti-volatilità? 

Secondo l’ultima analisi di S&P, negli ultimi dieci anni solo l’1,5% dei fondi americani è riuscito a fare meglio dell’indice azionario di riferimento, l’S&P 500. In Italia, invece, circa il 23% dei fondi è riuscito a battere le performance dell’indice azionario italiano (un’operazione relativamente più semplice essendo salito molto meno di quello americano). 

“I manager attivi, a cui viene offerta flessibilità nei loro mandati, sarebbero più capaci di affrontare la volatilità del mercato rispetto ai loro colleghi ‘rigidi’ passivi – o almeno così si tende a pensare”, ha scritto Bryan Armor, direttore della ricerca presso Morningstar Research Services, “se considerato nel suo insieme, però, un fondo attivo ha una probabilità inferiore a un lancio di moneta di sovraperformare la sua controparte a gestione passiva nei 12 mesi fino a giugno 2022, sebbene i risultati siano ampiamente variabili tra classi di attività e categorie”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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