Ue: Italia fanalino di coda in ambito digitale

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Secondo l’indice Desi (Digital economy and society index) elaborato della commissione europea l’Italia ha dei gap a livello di innovazione

Il nostro Paese si posiziona nella parte bassa della classifica. Peggio di noi solo: Cipro, Romania, Grecia e Belgio

La Finlandia è sempre al primo posto ma Irlanda e Francia hanno recuperato bel quattro posizioni

Italia fanalino di coda in ambito digitale. A dirlo è l’indice Desi (Digital economy and society index) della commissione europea che ha analizzato la situazione nel 2020. Secondo l’analisi il nostro Paese si posiziona nella parte bassa della classifica. Peggio di noi solo: Cipro, Romania, Grecia e Belgio. Risultato scoraggiante se si pensa che dopo cinque anni siamo, in termini relativi, dove eravamo nel 2015. A livello europeo si nota come negli anni non ci siano stati grandi cambiamenti. La Finlandia è sempre al primo posto ma Irlanda e Francia hanno recuperato bel quattro posizioni. Segno di una spinta pronunciata negli anni nel settore innovativo – tecnologico.
A descrivere la situazione è stato il Consigliere dell’Ivass, Riccardo Cesari,  durante l’evento di Aiba.

L’indice Desi europeo tiene in considerazioni 5 elementi: la connettività in banda larga, l’integrazione della tecnologia digitale nelle imprese, la presenza di servizi pubblici digitali, il capitale umano con skill digitali e l’uso di internet. Su tutti e cinque gli indicatori l’Italia ha delle lacune che la fanno posizionare nella parte bassa della classifica. Questa arretratezza a livello tecnologico ha però ripercussioni in diversi settori dell’economia. E tra questi c’è anche quello assicurativo. Sempre più clienti richiedono soluzioni online anche per questioni complicate e il settore deve trovare il modo di rispondere in modo attivo e convincente. Il cambiamento climatico e il succedersi, negli ultimi anni, di varie catastrofi naturali rappresentano un rischio gravissimo a fronte del quale vi è anche un’opportunità, forse  storica, di un’assicurazione nazionale, coerente con il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Se i rischi pandemici sono di non semplice assicurabilità, l’esperienza internazionale, “oltre che l’analisi teorica ci dice che alluvioni e terremoti sono assicurabili. Senza entrare nei dettagli, evidenzio solo due aspetti particolarmente critici dell’attuale situazione di sottoassicurazione: le incertezze su tempi e dimensioni dell’intervento pubblico ex-post, il trasferimento di ricchezza che si determina, di fatto, caricando sulla fiscalità generale il finanziamento degli indennizzi a favore dei proprietari di abitazioni”, spiega il Consigliere Ivass. Interventi finanziati con le imposte rischiano di essere doppiamente regressivi. Sia nel prelievo (al netto delle deducibilità fiscali) sia nella spesa.

Cesari spiega anche come gli intermediari, prima delle compagnie, approcciano con la clientela, sia quella retail che corporate, e possono indirizzarla nel modo migliore l’intero processo Pog. Da sottolineare che anche in questo contatto personale, può intervenire una componente digitale che rafforzi le relazioni di prossimità con la clientela e migliori le attività di consulenza e assistenza. “Una stretta collaborazione broker-compagnie su revisione/ampiamento/innovazione delle coperture dei rischi, in particolare corporate, può dare un significativo contributo a migliorare l’offerta e a ridurre il gap di copertura che caratterizza il caso italiano”, conclude Cesari.

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