Principali evidenze del report Ubs sulla ricchezza dei miliardari
Il 2025 è stato un anno record per il trasferimento di ricchezza, ma soprattutto, la ricchezza media delle donne miliardarie cresce più rapidamente del doppio rispetto a quella degli uomini. Sebbene infatti le donne miliardarie siano ora solo 374 contro i 2.545 uomini, hanno superato gli uomini in termini di accumulo di ricchezza per quattro anni consecutivi, con un aumento dell’8,4%, a 5,2 miliardi di dollari. Più del doppio del tasso di crescita degli uomini (dal 3,2% a 5,4 miliardi di dollari). Sono fra le principali evidenze del Billionaire Ambition Report 2025 di Ubs, presentato il 4 dicembre 2025 da Benjamin Cavalli (head of strategic clients & global connectivity di UBS Global wealth management and co-head EMEA OneUBS), Maximilan Kunkel (chief investment officer, global family & institutional wealth di UBS global wealth management) e Michael Viana (head wealth transfer & networks and head client office di UBS global wealth management.
Il report raccorda le opinioni di 87 clienti (miliardari) di UBS nel mondo (database UBS–PwC), monitorando 47 mercati (da 30 anni).
Nel 2025, 196 miliardari self-made hanno apportato 386,5 miliardi di dollari alla ricchezza globale, portandola a 15.800 miliardi di dollari. Si tratta del secondo aumento annuale più alto registrato nella storia del report. Nel complesso, il numero di miliardari è aumentato dell’8,8%, passando da 2.682 a quasi 3.000. Benjamin Cavalli: «Il nostro report mostra come l’ascesa di una nuova generazione di creatori ed eredi di ricchezza stia rimodellando il panorama globale. Man mano che le famiglie diventano più internazionali e il grande trasferimento di ricchezza accelera, l’attenzione si sta spostando dal semplice preservare la ricchezza al dare potere alla prossima generazione affinché abbia successo in modo indipendente e responsabile».
La nuova ricchezza delle donne secondo l’11° Ubs Billionaire Ambitions Report
Il trasferimento di ricchezza in atto verso le donne non arriva solo da padri e nonni, ma anche da coniugi/partner (“next in line”). A livello di asset e wealth management, ciò comporta una differenza notevole a livello “comportamentale: le donne sono più avverse al rischio rispetto agli uomini, ma anche più disciplinate. Mantengono infatti portafogli ordinati, meno emotivi, più diversificati e maggiormente orientati a sostenibilità, impatto e filantropia. È poi interessante notare che la regione Asia-Pacifico possiede la quota più alta di imprenditrici self-made.
Per far fronte al numero sempre maggiore di miliardarie, UBS ha pensato a programmi specifici. Innanzitutto, alla formazione specialistica degli advisor (900 professionisti formati in 15 mercati). Poi, piattaforme ed eventi globali per investitrici (oltre 100 eventi per 6.000 partecipanti); supporto alle imprenditrici con il Project Female Founders (200 founder supportate in 25 paesi), nonché un Thought leadership focalizzato sulle esigenze finanziarie femminili.
Come investono i miliardari?
I miliardari che hanno investito nel settore tecnologico hanno visto la loro ricchezza aumentare del 23,8%, mentre la crescita del settore consumer e retail ha evidenziato un -5,3%, a causa della perdita di slancio dell’industria europea del lusso, a favore dei marchi cinesi. Nonostante ciò, il settore rimane il più grande, con 3.100 miliardi di dollari. La ricchezza industriale è cresciuta del 27,1% a 1.700 miliardi di dollari, con oltre un quarto proveniente dai nuovi miliardari. Nel report Ubs si può leggere che la ricchezza nel settore dei servizi finanziari è salita del 17%, raggiungendo i 2.300 miliardi di dollari, trainata da mercati solidi e da un rimbalzo delle criptovalute, con i miliardari self-made che rappresentano l’80% della ricchezza totale.
Max Kunkel spiega che i miliardari non hanno nessuna percezione di bolla imminente. Solo il 7% intende ridurre l’esposizione all’equity dei mercati sviluppati; il 2% degli emergenti. Il 43% della platea vuole aumentare la quota di azioni nei prossimi 12 mesi. Gli investitori citano la combinazione delle “3P”: politica accomodante, posizionamento favorevole, profitti in aumento. Si riscontra inoltre un salto significativo nella fiducia verso Europa Occidentale e Greater China. Il 42% dei miliardari prevede di aumentare l’esposizione alle azioni dei mercati emergenti nei prossimi 12 mesi Per quanto riguarda gli scenari avversi, solo una minoranza riduce il fixed income. Forte interesse per hedge fund (correlazioni più basse, dispersione alta). Aumento strategico dell’oro: solo il 3% vuole ridurlo, mentre il numero di chi vuole aumentarne il peso in portafoglio è dieci volte superiore. Il Nord America rimane la principale destinazione di investimento (63%), seguita dall’Europa occidentale (40%) e dalla Cina (34%).
Le prossime intenzioni di investimento
Molti miliardari intendono anche aumentare la loro esposizione al private equity (investimenti diretti e fondi/fondi di fondi), hedge fund e infrastrutture nei prossimi 12 mesi. In cima alla lista delle preoccupazioni per il prossimo anno ci sono i dazi (66%), i maggiori conflitti geopolitici (63%) e l’incertezza politica (59%). Guardando al futuro, i prossimi decenni vedranno un numero crescente di miliardari e centi-milionari, mentre il Grande Trasferimento di Ricchezza continua ad accelerare. Si stima che i miliardari traferiranno circa 6.900 miliardi di dollari di ricchezza a livello globale entro il 2040, con almeno 5.900 miliardi di dollari che saranno trasferiti ai figli – direttamente o indirettamente tramite i coniugi.
Report Ubs, dimensione del passaggio di ricchezza
Nel 2025, 91 eredi (64 uomini e 27 donne) hanno ereditato 297,8 miliardi di dollari (+36% rispetto al 2024); e il numero complessivo di eredi è diminuito. A livello globale, le eredità hanno aumentato il numero di miliardari multigenerazionali (860 miliardari multigenerazionali che ora gestiscono un patrimonio totale di 4.700 miliardi di dollari. Nel 2024 erano 805, con 4.200 miliardi di dollari. C’è un aumento del 4,6% dei miliardari di seconda generazione nel 2025, del 12,3% di quelli di terza generazione e del 10% di quelli di quarta generazione e oltre.
Se sei miliardario, ti trasferisci (anche in Italia)
Il report evidenzia anche la mobilità internazionale dei miliardari: il 36% dichiara di essersi trasferito almeno una volta, mentre il 9% sta considerando questa possibilità. I motivi sono: una migliore qualità della vita (36%); le principali preoccupazioni geopolitiche (36%); la possibilità di organizzare in modo più efficiente le questioni fiscali (35%), migliori servizi sanitari ed educativi. È chiaro che questo movimento globale innalza la complessità di gestione del patrimonio, mentre le famiglie affrontano sfide legali, culturali e finanziarie oltre i confini. I miliardari globali amano soprattutto Svizzera, Monaco, Italia, Singapore, Dubai, Abu Dhabi.
Dinamiche familiari
Come sottolinea Michael Viana, cambiamento generazionale sta rimodellando le dinamiche familiari e le priorità di investimento. Si evince dal report Ubs che otto miliardari su dieci con figli esprimono il desiderio che questi possano avere successo in modo indipendente, dando valore allo sviluppo delle competenze più che alla dipendenza dalla ricchezza ereditata. Oltre due terzi sperano che gli eredi seguano le proprie passioni, e più della metà vorrebbe che usassero la propria ricchezza per avere un impatto positivo sul mondo. Il 43% spera ancora di vedere i propri figli portare avanti e far crescere l’azienda, il marchio o i beni di famiglia, garantendo la continuità del lascito familiare.
Gli intervistati prevedono che le nuove generazioni dovranno affrontare diverse sfide globali, con il 75% che identifica la tecnologia e l’intelligenza artificiale (“IA”) come una sfida sociale urgente, seguita dal cambiamento climatico (55%) e dalla povertà e disuguaglianza (45%).
Conclude Cavalli: «La comunità dei miliardari è più diversificata, mobile e lungimirante che mai. La combinazione di spinta imprenditoriale e del più grande trasferimento intergenerazionale di ricchezza della storia sta creando nuove opportunità e sfide sia per le famiglie che per i gestori di patrimonio».

