‘Strappi’ a Palazzo Grassi: il restauro si fa spettacolo

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Venezia palcoscenico di un restauro all’avanguardia di alcuni affreschi del ‘700, per mettere in dialogo tradizione e contemporaneo. Ne abbiamo parlato a tu per tu con Bruno Racine, amministratore delegato e direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana (Collezione Pinault)

Una stanza completamente bianca che sembra un Achrome di Piero Manzoni, tocchi di giallo e di argento. Figure bianco vestite che si muovono concentrate. Non è lo spazio scenico di una performance teatrale con i suoi attori, ma il cantiere di un restauro, al secondo piano di Palazzo Grassi, a Venezia.

Sotto le mani sapienti delle restauratrici, due affreschi settecenteschi di Carlo Innocenzo Carloni (Scaria d’Intelvi, 1687 – Scaria d’Intelvi, 17 maggio 1775), strappati negli anni cinquanta dal salone principale di Villa Colleoni Capigliata di Calusco d’Adda (si ricordi che fino all’arrivo di Napoleone il bergamasco faceva parte della Repubblica di Venezia), la quale versava in stato di abbandono.

All’epoca, furono riportati su supporti rigidi per ragioni conservative, quindi affissi alle pareti dell’atrio di Palazzo Grassi a Venezia, dove restarono fino all’inizio degli anni ’80, essendo passati di mano dalla Snia Viscosa di Franco Marinotti alla Fiat degli Agnelli.

©Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Collezione Pinault

«Carlo Innocenzo Carloni non è certo il più famoso dei pittori, ma nel XVIII secolo era molto apprezzato: lavorava velocemente. Abbiamo ritrovato questi affreschi dimenticati e ce ne siamo presi cura», ci rivela Bruno Racine, direttore e amministratore delegato di Palazzo Grassi – Punta della Dogana Collezione Pinault.

Bruno Racine

©Foto Matteo De Fina

Gli “strappi” giacevano infatti arrotolati da una quarantina d’anni in un deposito. E Palazzo Grassi, in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha deciso di restaurarli in maniera “spettacolare”, con un cantiere aperto al pubblico.

Gli strappi arrotolati a Palazzo Grassi

©Foto Teresa Scarale

«L’allestimento è funzionale alle esigenze dei restauratori, i mobili hanno le rotelle. Il colore argentato dà un sentore futuristico alla scena: i restauratori sono come degli attori. È un modo per valorizzare la storia di Palazzo Grassi (dagli anni ’50 agli ’80 Centro Internazionale delle Arti e del Costume per volere di Franco Marinotti, ndr), ma anche l’eccellenza della scuola italiana di restauro. Abbiamo scelto i migliori restauratori», aggiunge Racine.

Un’ulteriore prova della virtuosità della collaborazione fra pubblico e privato? «La sinergia fra capitali privati e beni pubblici è essenziale. Monsieur Pinault ne è profondamente convinto. Questa iniziativa trova infatti controparte nelle contestuali operazioni di restauro dei dipinti ottocenteschi della Bourse de Commerce. È la testimonianza dell’impegno continuo della collezione nel recupero del patrimonio culturale comune, sempre in fecondo rapporto di dialogo con l’arte contemporanea».

Strappi Palazzo Grassi

©Foto di Teresa Scarale

I due affreschi in restauro (un terzo è al Poldi Pezzoli di Milano) rappresentano alcune scene di vita del condottiero Bartolomeo Colleoni: “L’imperatore Federico II riceve dal Colleoni un salvacondotto per recarsi a Roma” e “Papa Paolo II riceve Colleoni e gli affida l’incarico di combattere i Turchi”. Il pubblico potrà visionare i lavori tramite visite guidate ogni mercoledì alle 11.00, 12.00, 15.00 e 15.45, dal 27 ottobre 2021. La prima fase è in svolgimento al secondo piano di Palazzo Grassi, quella conclusiva si terrà nell’atrio.

L’allestimento “performativo” è firmato da Zaven, studio di grafica e design, mentre il lavoro di restauro è a cura di Seres Srl e Mauve Srl, all’avanguardia nell’utilizzo delle nanotecnologie e di sostanze… Culinarie. Si, perché uno degli ingredienti principe della salvaguardia di questi strappi completamente decoesi è il potere ricompattante dell’agar agar – come rivela la restauratrice Martina Serafin – la nota gelatina alimentare derivata da un’alga.

È merito di questa combinazione fra iper tech e natura se Venezia (e l’Italia tutta) può recuperare questo tesoro: «Vent’anni fa non sarebbe stato possibile».

Palazzo Grassi Strappi

©Foto di Teresa Scarale

©Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Collezione Pinault, “Strappi”

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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