Stefano Ricci, tra lusso, famiglia e continuità

3 MIN
Quattro persone in abiti eleganti posano sedute e in piedi.

Le origini del brand, il legame con Firenze, l’espansione nel lusso lifestyle e un passaggio generazionale maturato nel segno della continuità

Indice

Un ragazzo, poco più che ventenne, non immaginerebbe mai che un semplice desiderio – quello di realizzare “la cravatta più bella del mondo” – possa dar vita, un giorno, a una delle più rare espressioni
di capitalismo familiare italiano. È da qui che prende avvio la storia di Stefano Ricci, impresa controllata al 100% dall’omonima famiglia. Dopo una prima lunga fase guidata dai fondatori, Stefano e Claudia, l’azienda sta vivendo un passaggio generazionale progressivo, con Niccolò e Filippo – rispettivamente Ceo e Direttore creativo – sempre più coinvolti nella guida del gruppo.

Un percorso che ha preso forma in modo naturale, nel segno della continuità familiare. Oggi Stefano Ricci è un protagonista internazionale del lusso e del made in Italy. Un principio, quello del 100% italiano, che da oltre cinquant’anni accompagna un’attività progressivamente ampliata, dall’abbigliamento ai progetti su misura, fino al luxury lifestyle. Una longevità costruita negli anni grazie all’amore per l’artigianalità, alla passione familiare e al legame con il proprio territorio, ma soprattutto alla capacità di restare fedeli alla propria identità, come racconta a We Wealth, Niccolò Ricci, Ceo di Stefano Ricci e Presidente di Polimoda.

Le origini di Stefano Ricci 

“Quando, nel 1972, mio padre dette vita all’impresa aveva poco più di vent’anni e una sola visione: realizzare la cravatta più bella del mondo. Siamo partiti da un accessorio, per poi passare alla produzione di camiceria e piccola pelletteria. Il capospalla è entrato nella nostra proposta nei primi anni ’90, quando mio padre decise di aprire il primo monobrand, a Shanghai, in una Cina con poche luci ma con una grande energia nei giovani che volevano costruire il loro futuro”, spiega Niccolò.

Una scelta visionaria per un’azienda che, nel corso degli anni, ha costruito con coerenza un’identità solida, restando sempre fedele a un principio fondamentale: non compromettere mai la qualità di un prodotto 100% made in Italy. Una scelta coerente con un altro principio non negoziabile: non praticare sconti nelle boutique. “È una forma di rispetto nei confronti del cliente e delle nostre maestranze, che lavorano per un’eccellenza assoluta”, osserva Ricci.

Dalla moda maschile al luxury lifestyle

Nel tempo, l’universo Stefano Ricci si è progressivamente ampliato. Dagli accessori si è passati alla moda maschile, poi all’home decor, alla cartoleria e ai progetti speciali – dagli orologi all’interior design, dai profumi ai vini e Champagne. Un ampliamento che ha trovato nuovo slancio anche con l’ingresso in azienda dei figli, circa 15 anni fa. Un ingresso accompagnato da anni di studio, gavetta e confronto con il mercato. Per Niccolò sono stati fondamentali i primi viaggi e soggiorni all’estero, come lo stage di 6 mesi nei quartieri generali del colosso del lusso americano, Neiman Marcus. Esperienze che gli hanno permesso di trasmettere a una realtà come Stefano Ricci, all’epoca di medie dimensioni, nuovi punti di vista e nuove proposte, come quella di “vestire la vita dell’uomo a 360° gradi”.

Il legame con Firenze

Ma in questa storia c’è un altro elemento che, insieme alla sartorialità, ha contribuito a costruire l’identità di Stefano Ricci: Firenze. La città in cui la famiglia è nata e cresciuta, un territorio che ha dato tanto all’azienda fiorentina ma che sta anche ricevendo altrettanta gratitudine.

“Dobbiamo molto a Firenze, è la città in cui siamo nati, cresciuti, in cui ci siamo formati e che ci ha permesso di imparare tanto. Per questo le restiamo fedeli. Dal debutto di mio padre, nel 1974, ad oggi, siamo sempre stati presenti a tutte le edizioni di Pitti Uomo, la più importante fiera di abbigliamento maschile del mondo. E cerchiamo in tutti i modi di restituire qualcosa al territorio. Abbiamo creato centinaia di posti di lavoro, restaurato i Volumi Medievali delle Arti e dei Mestieri custoditi nell’Archivio di Stato di Firenze – arrivando a digitalizzarli per tutelare gli originali – e compiuto una serie di interventi, tra i quali ricordo la donazione della nuova illuminazione della Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria, la nuova illuminazione di Ponte Vecchio, oltre alla riapertura della Sala Bianca di Palazzo Pitti alle sfilate dopo 30 anni di divieti. E, infine, alla rimozione della gru degli Uffizi che per 20 anni ha segnato l’immagine della nostra città.”

La continuità familiare nel gruppo

Firenze ha rappresentato da sempre l’inizio della storia della Stefano Ricci, ma non la fine. Nella vecchia sede dell’azienda, la villa della nonna di Niccolò e Filippo, era facile imbattersi nel lavoro minuzioso delle sarte o respirare l’odore del cotone e della seta. Dopo gli studi, per entrambi è stato naturale cogliere il potenziale dell’azienda di famiglia e immaginarne un percorso di espansione capace di spingersi oltre il territorio d’origine e oltre l’Italia. Un obiettivo che la Stefano Ricci sta portando avanti, anche grazie al sostegno di alcuni istituti bancari, tra cui Intesa Sanpaolo, tra le ultime a concedere un finanziamento di circa 30 milioni di euro per favorire lo sviluppo internazionale dell’azienda. In un momento in cui il passaggio generazionale, iniziato alcuni anni fa, procede in maniera graduale e progressiva, per Filippo e Niccolò aumentano le deleghe e le decisioni da prendere. Ma Stefano e Claudia restano due punti di riferimento centrali anche in questa nuova fase.

“Il ruolo fondamentale di nostro padre, come imprenditore dotato di una straordinaria visione e come designer di talento, è un valore per noi molto importante, così come quello di mia madre, che sovrintende quotidianamente ancora alcune delle produzioni core e quindi fondamentali della nostra azienda, come per esempio camiceria e cravatteria. Le scelte in azienda vengono fatte in modo collegiale, secondo un processo rapido ed efficace. Non voglio apparire retorico, ma quando si parla di ricerca e di armonia, per me si intende questo: un’impresa cresce soprattutto quando al suo interno convivono visioni differenti. Il segreto è riuscire a trovare una sintesi nell’interesse dell’azienda”, conclude.

In copertina: Ricci Family Portrait © Massimo Sestini – Courtesy of Stefano Ricci SpA

Articolo tratto dal n. 5 del Magazine Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.