Esg, gli investitori chiedono ai consulenti un ruolo-guida

Alberto Battaglia
23.2.2022
Tempo di lettura: 5'
Un nuovo sondaggio condotto da FlexShares negli Usa ha mostrato quanto gli investitori siano interessati all'Esg, pur sapendo poco in merito

Secondo un sondaggio condotto in America sugli investitori assistiti da un consulente, l'87% degli intervistati afferma di non aver mai ricevuto raccomandazioni sull'Esg da parte del proprio advisor. Qualora le ricevesse, la maggioranza sarebbe pronta a procedere con investimenti di questo tipo  

Nella fascia più giovane, metà degli intervistati si dice pronta a chiudere la sua relazione con l'advisor, nel caso in cui quest'ultimo non voglia o non sia in grado di implementare strategie Esg nel portafoglio

Non sono solo gli investitori italiani ad avere ancora una conoscenza piuttosto limitata del concetto di Esg, l'acronimo collegato agli investimenti sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale e di governance. Una nuova indagine basata negli Usa da FlexShares, un fornitore di Etf, ha messo in luce come una certa confusione sugli investimenti green permanga anche fra gli americani. Dal sondaggio, condotto lo scorso novembre su 285 individui assistiti da un consulente finanziario e con almeno 100mila dollari di asset investibili, è emerso come il 46% dichiari di non essere sicuro di conoscere la finanza sostenibile, mentre un altro 20% afferma di non capirla (si presume, dunque, che ci abbia provato senza successo).

Eppure, l'interesse per il mondo Esg risulta molto elevato: queste strategie attirano il 72% degli investitori, con un 42% degli intervistati si definisce molto interessato all'argomento. Oltre la metà dei soggetti che sostengono di non conoscere o capire la finanza sostenibile, si dice pronta a considerare l'investimento Esg, qualora il consulente finanziario glielo raccomandi. Il 57% lo farebbe, invece, se l'advisor riuscisse a spiegare in che modo l'elemento Esg potrebbe aiutare il loro portafoglio. Un problema sembra risiedere proprio nel fatto che il consulente spesso non illustra ai clienti la finanza sostenibile. L'87% degli intervistati afferma, infatti, che il proprio advisor non gli ha mai suggerito strategie d'investimento sostenibili o basate sui fattori Esg.

Per chi, al contrario, è già un convinto sostenitore dell'approccio Esg le motivazioni di fondo sono innanzitutto morali: il 69% afferma di voler allineare gli investimenti ai propri valori, il 59% intende dare un contributo nella lotta al cambiamento climatico, alla parità di genere o all'inclusione sociale. Un consistente 45%, comunque, sceglie l'Esg per cogliere il potenziale di crescita offerto dalle imprese che adottano prassi più sostenibili nel loro business.

Se si entra più nel dettaglio, i dati della ricerca mostrano che le donne sono più interessate degli uomini quando si parla di finanza sostenibile (79% contro 68%). Allo stesso tempo, però, la quota di donne che afferma di comprendere interamente il concetto di Esg è nettamente inferiore (16% contro il 44% degli uomini).
Nella fascia di investitori compresa fra i 20 e i 25 anni l'attenzione verso la finanza sostenibile è comune a tutti gli intervistati (100%), che sarebbero pronti a investire in fondi Esg qualora il consulente lo raccomandasse (ancora, lo afferma il 100%). In questa fascia più giovane, poi, metà degli intervistati afferma che interromperebbe la sua relazione con l'advisor, nel caso in cui quest'ultimo non volesse o non fosse in grado di implementare strategie Esg nel portafoglio.

Lo scorso dicembre una ricerca di Censis e Assogestioni aveva messo in luce come, fra gli italiani, il 64,4% non sapesse nulla degli investimenti sostenibili Esg. “Per l'84,6% degli italiani occorre chiarezza e semplicità delle informazioni sugli investimenti Esg in modo da farli apprezzare”, si affermava nella ricerca. Per oltre sette italiani su dieci la consulenza è “decisiva per promuovere una finanza più sostenibile”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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