Powell: “Il deficit Usa è insostenibile”, rientro è questione di tempo

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Lagarde e Powell sui rispettivi tagli ai tassi confermano un approccio attendista. Porta ancora aperta per una sforbiciata della Fed a settembre

Indice

Sul palco dell’Ecb Forum di Sintra, Christine Lagarde e Jerome Powell hanno schivato con eleganza e ironia i punti cruciali per definire con maggiore precisione quanto e quando le due maggiori banche centrali procederanno con i tagli ai tassi d’interesse. (A proposito di ironie, nel video il momento di maggiore distensione).

Il noto dei deficit Usa

Su un altro punto, tuttavia, il presidente della Fed ha espresso un chiaro parere, definendo come “insostenibile”, specialmente per un’economia in buona salute, i livelli di deficit pubblico attualmente osservati nel governo federale statunitense.

“Sappiamo che la politica fiscale è un compito per le persone elette, e noi non siamo eletti, quindi… non commentiamo le politiche particolari di nessuno in un senso o nell’altro. Dirò più in generale, però, che gli Stati Uniti stanno registrando un deficit molto grande in un momento in cui siamo in piena occupazione. E il livello di debito che abbiamo, il percorso che stiamo seguendo è insostenibile. Questo è completamente incontrovertibile”, ha dichiarato Powell. Questo “dovrebbe essere un vero focus per il futuro: come tornare a un percorso sostenibile, perché non si possono gestire questi tipi di deficit in tempi economici buoni per molto tempo… nel lungo periodo dovremo fare qualcosa. Prima o poi, e prima sarà meglio che dopo”.

Il tema è direttamente collegato a un maggiore rischio percepito sul debito governativo statunitense: percezione che potrebbe quantomeno ridurre le possibilità che i rendimenti dei Buoni del Tesoro USA a lungo termine possano scendere nel prossimo futuro. I programmi sulla futura politica fiscale americana, dunque, saranno fra i punti più osservati dagli investitori nel corso della campagna per le presidenziali del 5 novembre.

La strada che porta ai tagli dei tassi

Bce resta cauta dopo il primo taglio

Il percorso di rientro dei tassi d’interesse non è “un processo lineare, non stiamo intraprendendo un percorso predeterminato”, ha dichiarato la presidente della Bce, Christine Lagarde. Il taglio che Francoforte ha deciso a giugno è, piuttosto, “un passo che sarà seguito da ulteriori analisi dei dati”, anche se per la presidente della Bce “siamo molto avanzati in questo percorso disinflazionistico”, nonostante le “incertezze e grandi punti interrogativi sul futuro”.


Interrogata su quanto queste cautele sulle prossime mosse di Francoforte possano preludere a una pausa nei tagli ai tassi, Lagarde ha dichiarato, senza escludere nessuno scenario, che “spetta a tutti guardare veramente sotto la pelle dell’economia, vedere dove si sta dirigendo” – il che ribadisce ancora una volta l’approccio dipendente dai dati.

Fed, progressi ancora da consolidare

Dall’altra parte dell’Oceano, la Fed ha potuto osservare nuovi dati confortanti sull’andamento dell’inflazione, compresa l’ultima lettura dell’indice Pce core di maggio, al 2,6%. Per arrivare al primo taglio, il Fomc attende “più dati come quelli che abbiamo visto recentemente”, ha specificato il presidente Powell, “vorremmo anche un mercato del lavoro ancora forte: abbiamo detto che se vedessimo il mercato del lavoro indebolirsi inaspettatamente, anche questo potrebbe richiedere una reazione”.


Commentando l’ultimo dato Pce, Powell ha ammesso che “abbiamo fatto molti progressi”, ma resta da capire “se i livelli che stiamo vedendo sono una lettura veritiera di ciò che sta effettivamente accadendo con l’inflazione sottostante”. Sulla possibilità di un taglio a settembre, che attualmente i mercati prezzano al 69%, Powell si è tenuto vago, ricordando i rischi di un taglio prematuro.

“Se agiamo troppo presto, potremmo annullare il buon lavoro che abbiamo fatto nel far scendere l’inflazione. Oppure, potremmo inutilmente minare la ripresa. Quindi siamo consapevoli di avere rischi su due fronti ora, più di quanto non fosse un anno fa… Il rischio, da un lato, è che non risolviamo davvero il problema dell’inflazione, potremmo dover intervenire, il che sarebbe molto destabilizzante per l’economia. L’altro rischio è che aspettiamo troppo a lungo e il mercato del lavoro si indebolisce eccessivamente, forse perdiamo l’espansione economica. Ovviamente non vogliamo fare neanche questo”.

Tuttavia, Powell ha evitato di specificare chiaramente quale dei due rischi la Fed sarebbe più disposta a correre.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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