Conti di risparmio Ue: il piano per le famiglie della Savings union

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Una persona con i capelli biondi corti parla davanti a un microfono. Indossa un abito scuro e una camicetta azzurra. Dietro di loro, ci sono due bandiere dell'UE su uno sfondo blu.

La Cmu diventa Savings and Investments Union e punta ai risparmi delle famiglie: in arrivo un conto incentivato per finanziare le priorità Ue

Indice

Il mercato unico dei capitali cambia nome e guarda sin dal titolo il ruolo centrale dei 10mila miliardi di euro in risparmi parcheggiati nei conti correnti in giro per l’Europa: la Commissione Ue presenta il piano per la Savings and investments union (Siu), che punta a “migliorare il modo in cui il sistema finanziario comunitario canalizza i risparmi in investimenti produttivi”.


Una delle proposte più rilevanti per gli investitori al dettaglio è l’obiettivo di creare il conto di risparmio e investimento europeo (EU Savings and Investments Accounts), che si concretizzerà in una proposta della Commissione entro il terzo trimestre di quest’anno.

Per il momento la comunicazione ufficiale consegnata al Parlamento europeo indica che i conti di risparmio europei, finalizzati a incoraggiare la partecipazione delle famiglie ai mercati dei capitali, si ispireranno all’esperienza di alcuni Stati membri, in cui “questi strumenti sono accompagnati da incentivi adeguati”.

“Nei modelli più riusciti, questi conti di risparmio e investimento sono facili da usare, dotati di interfacce digitali intuitive, che danno accesso a una vasta gamma di prodotti adeguati, offrono aliquote fiscali agevolate o procedure fiscali semplificate e permettono di cambiare fornitore con costi nulli o molto bassi”, si legge nel documento della Commissione. “In alcuni casi, i conti e gli incentivi fiscali sono progettati per sostenere gli investimenti in aziende europee e in settori strategici come la difesa e lo spazio, la ricerca e l’innovazione, nonché la transizione ecologica. Per incentivare ulteriormente la partecipazione retail ai mercati finanziari e mobilitare investimenti nell’economia europea,” dice la Commissione, “l’accesso ai conti di risparmio e investimento dovrebbe essere esteso a tutta l’Ue”.

Tradotto in pratica, questo conto di risparmio di marca comunitaria dovrebbe somigliare a un conto titoli al cui interno possono rientrare una gamma di prodotti probabilmente agevolati fiscalmente e che canalizzano il risparmio delle famiglie su priorità strategiche di respiro europeo, come la transizione energetica e la tecnologia.
Non è chiaro allo stato attuale chi offrirà questi conti di risparmio europei, anche se è facile immaginare che il comparto finanziario tradizionale sarà coinvolto, per quanto sarà da capire quanto sarà a sua volta incentivato a distrarre masse gestite o depositi bancari verso questi nuovi conti.

Oltre ai conti, la Commissione lavorerà con la Banca europea degli investimenti e con il Meccanismo europeo di stabilità per mettere a punto anche prodotti finanziari adatti a investitori retail, volti a raccogliere risparmio in vista di spese strategiche per il futuro dell’Ue. Inoltre, anche i prodotti previdenziali europei, i Pepp, verranno ripensati alla luce del loro (prevedibile) insuccesso.

Entro il terzo trimestre del 2025, la Commissione adotterà misure per creare un quadro europeo per i conti di risparmio e investimento, basandosi sulle migliori pratiche già esistenti, come si legge nei documenti ufficiali. “Queste misure saranno accompagnate da una raccomandazione agli Stati membri sul trattamento fiscale di questi conti. La Commissione monitorerà attentamente l’adozione di questi strumenti e riferirà periodicamente sui progressi”.

Retail investment strategy: “ambiziosa o verrà ritirata”

Nelle comunicazioni della Commissione europea c’è un monito ufficiale diretto poi al destino della Retail investment strategy, il pacchetto di misure volto a dare più potere agli investitori al dettaglio tramite maggiore trasparenza e strumenti di confronto per capire se stanno strapagando per tenere i propri fondi investiti. La strategia per gli investimenti retail, ha spiegato la Commissione, è “focalizzata principalmente sulla protezione degli investitori retail e sulla garanzia di un rapporto qualità-prezzo adeguato per gli investimenti nei mercati dei capitali”, per poi minacciare: “la Commissione monitorerà attentamente che il risultato finale sia ambizioso e garantisca una protezione efficace agli investitori”… e “non esiterà a ritirare la proposta se le negoziazioni [fra Parlamento e Consiglio] non raggiungeranno gli obiettivi previsti dalla strategia”.

Il braccio di ferro in corso sembra soprattutto con l’Efama, l’associazione che rappresenta gli interessi delle case di gestione di risparmio a livello europeo: lo scorso 10 febbraio, in vista dei negoziati sulla Retail investment strategy, aveva auspicato la cancellazione dei parametri di riferimento per confrontare il rapporto qualità-prezzo dei prodotti e le informazioni aggiuntive da allegare nei Kid, i documenti che permettono in un colpo d’occhio di comprendere le caratteristiche dei prodotti finanziari.

L’educazione finanziaria: scenderà in campo una strategia Ue

Oltre a questo, il capitolo dedicato ai risparmiatori, in questa Savings and investments union, guarderà all’educazione finanziaria. Contro lo storico ritardo nelle competenze finanziarie, quindi, scenderà in campo con maggiore forza l’Unione europea con una vera e propria “strategia di alfabetizzazione finanziaria per responsabilizzare i cittadini, aumentare la consapevolezza e incentivare la loro partecipazione ai mercati finanziari”.

Se l’educazione finanziaria seguirà le linee tracciate dalla Retail investment strategy, con un forte focus sui costi degli investimenti – tema sgradito a molte istituzioni finanziarie – potrebbe rivelarsi un’operazione meno ecumenica di quanto sembri.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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