La rotta digitale delle banche nel mare di liquidità

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Negli ultimi dieci anni il tasso di utilizzo del web banking è più che raddoppiato. Uno scenario cui oggi gli istituti di credito devono guardare per restare al passo con i tempi. E per gestire al meglio quei 1.700 miliardi di liquidità parcheggiata sui conti correnti. Giovanni Perissinotto ed Enrico Baccichetto di Banca Finint spiegano come

Il tasso di utilizzo del canale mobile ha registrato un incremento del +450% tra il 2012 e il 2018. Parallelamente il numero di filiali fisiche è crollato, passando dalle 34.036 unità del 2009 alle 25.404 unità del 2018

Perissinotto: “Ci si domanda come evolve la raccolta in tempo di covid, ma la vera domanda è cos’è la banca in tempo di covid. Un ambiente assolutamente insolito. Bisogna adattarsi e fare quello che le circostanze impongono”

Nel corso dell’ultimo decennio l’universo bancario ha conosciuto un progressivo mutamento. Secondo alcuni dati raccolti dall’Associazione bancaria italiana ed evidenziati da Enrico Baccichetto, responsabile marketing di Banca Finint, il tasso di utilizzo del web banking è più che raddoppiato, passando dal 27% nel 2008 al 56% nel 2018. E, in questo contesto, il canale mobile “fa da padrone”, registrando un incremento del +450% negli ultimi sei anni.
“Nel caso dell’internet banking, invece, si parla di una crescita del +96% in un decennio, ma la cosa ancora più interessante è che queste tipologie di tecnologie e, dunque, l’operatività a distanza, producano un livello di soddisfazione nella clientela superiore rispetto all’esperienza fisica allo sportello”, spiega Baccichetto. Parallelamente, però, il numero di filiali fisiche è calato costantemente, passando dalle 34.036 unità del 2009 a 25.404 unità del 2018, per una contrazione del -25%.

“Le abitudini dei clienti cambiano, si riduce il numero di coloro che si recano almeno una volta in filiale durante l’anno (-3%) e ancora di più il numero di visite mensili (-23%)”. Uno scenario, continua l’esperto, che ci proietta direttamente nel mondo di oggi. “Ormai tutti siamo riusciti a conquistare una certa confidenza con questi dispositivi e le operazioni più semplici vengono svolte per la stragrande maggioranza da remoto (si parla del 70% in media e dell’80% per i clienti con un’età inferiore ai 40 anni)”, spiega.

“Ci si domanda come evolve la raccolta in tempo di covid, ma la vera domanda è cos’è la banca in tempo di covid”, aggiunge Giovanni Perissinotto, vice presidente di Banca Finint. “La riflessione cui sono giunto è che si tratti di un ambiente assolutamente insolito, diverso dall’ordinario, motivo per cui bisogna adattarsi e fare quello che le circostanze impongono”. In questo contesto, continua Perissinotto, la liquidità depositata dalla clientela italiana sui conti correnti ha superato la quota dei 1.700 miliardi di euro, “quasi l’equivalente del prodotto interno lordo del Paese”, in crescita del 10% rispetto a ottobre 2019.

“Riteniamo dunque fondamentale in questa fase trovare uno strumento online che ci permetta di attingere a quest’enorme quantità di liquidità, che rappresenta qualcosa cui un istituto che vuol restare al passo con i tempi deve guardare come un’opportunità. Un deposito vincolato, ad esempio, permette di risparmiare e di godere di un tasso d’interesse certo. Bisogna seguire i clienti, offrendo loro delle opportunità di impiego del proprio risparmio e stabilire con essi un rapporto di fiducia e di continuità”. Poi conclude: “Per l’equilibrio degli istituti di credito e per molte altre aziende, infine, diversificare la raccolta permette di affrontare meglio gli imprevisti dell’economia e delle situazioni congiunturali, come quella che stiamo vivendo oggi”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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