L’orologio da polso? Esiste grazie a una donna

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Sorella di Napoleone e regina di Napoli, Carolina Murat fu colei che – per esigenze modaiole e di comodità – commissionò per prima un segnatempo da portare sempre con sé, al polso. Di quella “ripetizione di forma oblunga per bracciale” si sono perse le tracce nel 1855. Gli archivi Breguet di Place Vendôme a Parigi custodiscono questa storia che si perde nel mistero

In principio era la meridiana. Ossia, un palo conficcato prima nel terreno e poi nei muri. Una trovata tanto semplice quanto geniale: proiettando un’ombra, il bastone permetteva di capire che momento della giornata fosse (con il sole). Poi venne la clessidra. I primi orologi meccanici vengono costruiti nel quattordicesimo secolo, a vantaggio dei campanili ecclesiastici di Milano e Parigi. I primi segnatempo da abitazione avevano la sola lancetta delle ore. Christiaan Huygens
nel XVII (1656) secolo inventa gli orologi a pendolo. Nel XVIII secolo John Harrison realizza degli orologi a molla, in grado di funzionare anche a bordo nave. E il primo orologio da polso? La sua nascita si deve a Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone e regina di Napoli in quanto consorte di Gioacchino Murat.

La sovrana era una delle migliori clienti di Abraham-Louis Breguet: durante il suo regno gli commissionò oltre 30 orologi a pendolo. Secondo quanto riportano gli archivi della maison albergati presso l’omonimo museo di Place Vendôme a Parigi, l’8 giugno 1810 pervenne al mastro orologiaio di Quai de l’Horloge una richiesta inusuale: la regina domandava la realizzazione di un orologio “grande complicazione” da carrozza (prezzo: 100 luigi) e “un orologio per bracciale a ripetizione” (5000 franchi). La commissione di Carolina fu registrata con il nome di “ripetizione di forma oblunga per bracciale”; una volta compiuta sarebbe diventata il “Breguet N. 2639”. Per realizzare questo modello epocale ci vollero 34 diverse fasi operative e il lavoro di 17 persone. L’orologio – provvisto di uno scappamento ad àncora – fu completo all’inizio del mese di dicembre 1811, e venne fatturato per 4800 franchi.


Carolina Murat con sua figlia

Fu necessario però ancora qualche tempo prima che raggiungesse Napoli: probabilmente su richiesta della regina, fu necessario cambiare il sistema della minuteria e sostituire il quadrante guilloché in oro con un quadrante guilloché in argento, provvisto di cifre arabe. Ma in tempo per il Natale 1812, il 21 dicembre, l’orologio era finalmente pronto. Purtroppo non sono stati rinvenuti schizzi di quel mitico segnatempo: ne conosciamo solo parziali descrizioni tecniche. Mancano informazioni circa le dimensioni, l’esatta configurazione del quadrante, la forma del bracciale, il fissaggio e la chiusura, ma si sa che questo segnatempo ovale a ripetizione, straordinariamente sottile, conteneva diverse complicazioni: una ripetizione, le fasi lunari e perfino un termometro. Il cinturino infine era fatto di capelli intrecciati con fili d’oro (dettaglio che lo rende distante dal gusto attuale).


Un esemplare della serie dedicata alla regina di Napoli, il Breguet Reine de Naples 8908

Carolina Murat restò sul trono di Napoli fino alla morte del marito, avvenuta nel 1815. Del suo orologio da polso non si ebbero notizie fino all’8 marzo 1849. Fu allora infatti che sua figlia, Luisa Murat, andata in sposa al conte Giulio Rasponi nel 1825 e “residente a Parigi, al civico 63 di Rue d’Anjou”, decise di far riparare il suo prezioso orologio presso gli atelier Breguet della città. Da quanto si può ancora leggere negli archivi, si trattava di “un orologio con ripetizione ultrapiatto N. 2639, quadrante in argento, cifre arabe, provvisto di termometro e di regolazione anticipo / ritardo; il suddetto orologio è montato su un bracciale di capelli intrecciati con fili d’oro, dotato di chiave semplice in oro, di un altro bracciale anch’esso in oro e di custodia in pelle di colore rosso”. Il 27 marzo 1849, l’orologio fu restituito alla proprietaria.

La riparazione (80 franchi) è così descritta: “I perni sono stati lucidati, il termometro è stato ripristinato insieme alle funzioni della ripetizione. Il quadrante è stato rimesso a nuovo, ogni singolo componente dell’orologio è stato ispezionato, pulito e regolato”. In seguito, nell’agosto 1855, la contessa Rasponi riportò l’orologio presso i laboratori Breguet con la richiesta di due nuove chiavi, una chiave maschio per caricare l’orologio e una chiave femmina per regolare l’ora. In quell’occasione, si specificava anche che l’orologio presentava una cassa guilloché in oro e un “grande anello d’oro spezzato”. Poi, le tracce del Breguer N. 2639 si perdono. L’orologio della regina di Napoli oggi non è menzionato in nessuna collezione, né pubblica né privata (per curiosità: il più antico orologio da polso arrivato fino ai giorni nostri è quello in oro realizzato da Patek Philippe nel 1868).

Tuttavia (e come potrebbe essere altrimenti?) “l’orologio della regina” è rimasto nell’immaginario e nella storia dell’azienda: Breguet nel 2012 ha festeggiato a Napoli, nella suggestiva cornice della Reggia di Capodimonte, il bicentenario dell’invenzione. E a quel pezzo epocale ha dedicato un’intera collezione, la spettacolare “Reine de Naples”. L’edizione speciale dedicata all’anniversario figura a pieno titolo tra le grandi complicazioni di Breguet, e fra i suoi pezzi più eleganti. Nuovo, un modello “Reine de Naples” ha un prezzo estremamente variabile (dai circa 16.000 euro ai quasi 300.000), perché molto vari sono i materiali con cui è assemblato: acciaio, oro, oro bianco, oro rosa, madreperla, vetro zaffiro, silicio diamanti, alligatore, denim. Nel momento in cui scriviamo (febbraio 2023), sulle piattaforme del secondo polso come Chrono24 se ne trovano alcuni modelli quotati dai 12.000 a 40.000 euro.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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