Robinhood, lo sbarco a Wall Street è stato un (mezzo) flop

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La quotazione tanto attesa di Robinhood a Wall Street alla fine è stata un flop: prezzo di chiusura a 34,82 dollari, per una performance del -8,37% al primo giorno in borsa

I risultati della quotazione al Nasdaq di Robinhood sono stati al di sotto delle aspettative degli analisti, con il titolo che ha chiuso a più del 8% in meno rispetto al prezzo di apertura

Circa 100 milioni di azioni sono passate di mano giovedì, quasi il doppio di quelle che l’azienda e i suoi dirigenti hanno venduto nell’ipo

Robinhood ha venduto tra il 20% e il 25% delle azioni offerte agli investitori privati: di solito tale percentuale si attesta all’1%

Robinhood, l’app di trading del momento che negli scorsi mesi ha fomentato l’euforia dei traders verso le meme stock, si aspettava certamente un’accoglienza a Wall Street più calorosa. Tiepida, se non fredda invece si è rivelata, con gli investitori che hanno girato le spalle all’app: l’ipo più attesa dell’anno ha deluso le aspettative. Aperto a 38 dollari, le azioni sono rapidamente cadute di oltre il 10%, per poi riavvicinarsi al prezzo di ipo, prima di cadere di nuovo nell’ultima ora di negoziazione chiudendo a 34,82 dollari.
All’annuncio che Robinhood sarebbe sbarcata sui mercati, pochi si sarebbero aspettati una quotazione flop. La società negli ultimi mesi infatti aveva riscontrato una crescita improvvisa nel numero di utenti arrivando a 18 milioni di clienti a marzo 2021 dai 7,2 milioni del 2020. Un aumento del 151% che ha portato i conti aperti sull’app a 22,5 milioni al secondo trimestre. Eppure, le cose non sono andate per il verso sperato. Anzi, a tradire Robinhood sono stati i suoi stessi seguaci, gli investitori individuali. Lo spirito di libertà e “democratizzazione della finanza”, come definito più volte dai due co-fondatori Vlad Tenev e Baiju Bhatt, che sta alla base della piattaforma come principio fondante, è stata un’arma a doppio taglio, causando l’oscillazione del prezzo delle azioni durante la giornata di quotazione.
Come riporta il Wall Street Journal, infatti l’app di trading ha voluto rompere una legge non scritta di Wall Street: agli investitori retail deve essere destinata solo una minima parte delle azioni. Tradizionalmente infatti nel giorno di quotazione agli investitori individuali viene riservato solo l’1% delle azioni. Al contrario Robinhood ha venduto tra il 20% e il 25% delle azioni offerte ai suoi clienti: una storia già sentita. Il riferimento è al debutto pubblico di Facebook del 2012. La società californiana vendette circa il 25% delle sue azioni a investitori individuali. Il titolo è crollato un giorno dopo il debutto commerciale e ci è voluto più di un anno per chiudere di nuovo sopra il suo prezzo di Ipo. Facebook ha chiuso giovedì a 358,32 dollari, più di nove volte il suo prezzo ipo di 38 dollari. Inoltre dati alla mano, circa 100 milioni di azioni Robinhood sono passate di mano giovedì, quasi il doppio delle azioni che l’azienda e i suoi dirigenti hanno venduto nell’ipo.

Al netto di paragoni e motivi dell’insuccesso, la quotazione è stata a tutti gli effetti un flop. Gli analisti infatti hanno fissato il prezzo di lancio a 38 dollari, il minimo della forchetta considerata tra i 38 e i 42 dollari. Nonostante questa scelta conservativa, la giornata a preso una piega negativa con una costante oscillazione del prezzo passando in definitiva da 38 a 34,8, registrando una flessione del prezzo di -8,37%. La capitalizzazione di mercato al termine della prima giornata risulta essere pari a circa 29 miliardi di dollari.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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