Il mercato italiano dell’influencer marketing continua a crescere, ma l’aumento degli investimenti non si traduce in un rialzo generalizzato dei compensi. Secondo DeRev, nel 2026 il settore raggiungerà 425 milioni di euro, il 10,4% in più rispetto ai 385 milioni del 2025. Instagram registra un aumento medio delle tariffe del 2,45% e YouTube dell’1,23%, mentre TikTok resta sostanzialmente fermo (-0,33%) e Facebook perde il 12,23%.
A cambiare è soprattutto la distribuzione del valore: le celebrity arretrano per il terzo anno consecutivo su tutte le piattaforme, mentre mid-tier e macro influencer sono le uniche categorie a registrare compensi in crescita su Instagram, TikTok e YouTube. Una tendenza che consolida il passaggio dalla notorietà pura verso creator più specializzati, con community più definite e risultati più facilmente misurabili.
Il giro d’affari degli influencer: 425 milioni nel 2026
Dopo i 385 milioni di euro stimati nel 2025, nel 2026 il valore dell’influencer marketing italiano dovrebbe raggiungere 425 milioni, con un incremento del 10,4%. Si tratta, secondo DeRev, del tasso di crescita più elevato dal 2023 e di un’accelerazione netta rispetto al +4,05% registrato l’anno precedente. La rilevazione prende in esame 5mila creator italiani o attivi sul mercato italiano e circa 865mila contenuti pubblicati tra il 15 giugno 2025 e il 15 giugno 2026.
A sostenere il mercato, però, non è un’inflazione generalizzata dei listini. DeRev individua piuttosto un aumento del numero di campagne, dei creator coinvolti e delle collaborazioni continuative. E infatti il prezzo medio del singolo contenuto si muove molto meno del mercato complessivo: +2,45% su Instagram, +1,23% su YouTube, -0,33% su TikTok e -12,23% su Facebook.
Un’altra misurazione restituisce dimensioni ancora maggiori. Secondo la stima congiunta elaborata per la prima volta da UPA e UNA Media Hub, gli investimenti italiani nell’influencer marketing raggiungeranno 550 milioni di euro nel 2026, il 12% in più dei 490 milioni del 2025. I due valori non sono direttamente sovrapponibili, perché fanno riferimento a rilevazioni e perimetri differenti, ma entrambi descrivono un mercato tornato a crescere a doppia cifra.
Quanto guadagna un influencer su Facebook
Facebook resta nel listino di DeRev soprattutto per continuità storica, ma il suo peso nell’influencer marketing è ormai definito dalla stessa società come marginale. La piattaforma non viene più utilizzata principalmente per campagne native: sempre più spesso ospita contenuti prodotti per altri social e successivamente redistribuiti.
Nonostante l’aumento del numero di post pubblicati, il loro valore commerciale continua così a diminuire. Nel 2026 i compensi scendono dell’11,1% per i micro influencer, del 14,3% per i mid-tier, del 13,6% per i macro, del 15,6% per i mega influencer e del 18,8% per le celebrity. Nel complesso, il listino Facebook perde il 12,23% rispetto all’anno precedente.
Quanto si guadagna con 10mila follower su Instagram
Completamente diverso il caso di Instagram, che si conferma la piattaforma di riferimento della creator economy. Un nano influencer con una community compresa indicativamente tra 5mila e 10mila follower può ottenere tra 100 e 300 euro per un singolo post. Per un micro influencer, tra 10mila e 50mila follower, la forchetta sale a 300-1.600 euro, mentre un mid-tier può arrivare a 1.600-5.500 euro. Per una celebrity oltre i 3 milioni di follower il range raggiunge invece 12.500-35.000 euro a post.
Ma anche qui la dinamica non è uniforme. I nano restano sostanzialmente fermi, mentre i compensi dei micro salgono del 5,6%, quelli dei mid-tier del 9,2%, quelli dei macro del 7,1% e quelli dei mega del 2,3%. Per le celebrity, invece, il listino perde il 9,5%. Nel complesso il compenso medio per post cresce del 2,45%, mentre per gli story set l’incremento raggiunge il 3,8%.
| Fascia creator | Instagram / post | TikTok / video | YouTube / video lungo |
|---|---|---|---|
| Nano influencer | 100-300 € | 50-175 € | 500-1.250 € |
| Micro influencer | 300-1.600 € | 175-800 € | 1.250-3.000 € |
| Mid-tier influencer | 1.600-5.500 € | 800-3.750 € | 3.000-7.800 € |
| Macro influencer | 5.500-9.500 € | 3.750-5.400 € | 7.800-14.250 € |
| Mega influencer | 9.500-12.500 € | 5.400-8.500 € | 14.250-25.000 € |
| Celebrity | 12.500-35.000 € | 8.500-18.000 € | 25.000-58.000 € |
| Piattaforma | Variazione |
|---|---|
| +2,45% | |
| TikTok | -0,33% |
| YouTube | +1,23% |
| -12,23% |
Fonte: DeRev, Listino compensi influencer 2026.
Quanto guadagna un tiktoker in Italia
Su TikTok il processo di normalizzazione dei compensi sembra invece essersi quasi arrestato. Dopo il -19% del 2024 e il -2% del 2025, nel 2026 la variazione media si limita al -0,33%. Un nano influencer può ottenere indicativamente 50-175 euro per un video, un micro 175-800 euro, un mid-tier 800-3.750 euro, mentre per le celebrity la forchetta arriva a 8.500-18.000 euro.
Anche in questo caso, però, sotto la media si nascondono due mercati differenti. I mid-tier vedono aumentare i compensi del 7,1% e i macro del 7,6%, mentre i nano perdono il 10%, i mega lo 0,7% e le celebrity l’8,6%. A emergere è quindi ancora una volta la maggiore forza commerciale delle fasce intermedie.
Resta infine YouTube, che mantiene i valori più elevati per singolo contenuto. Per un video lungo si parte da 500-1.250 euro per i nano influencer e si arriva a 25mila-58mila euro per le celebrity. Nel 2026 gli Shorts entrano inoltre per la prima volta nel listino come categoria autonoma: DeRev stima il loro valore in circa un terzo rispetto a quello di un video tradizionale.
Non è soltanto una questione di costi di produzione. Nei 5mila contenuti YouTube con più interazioni analizzati da DeRev, il 29% dei video lunghi contiene una dichiarazione di sponsorizzazione, contro appena l’1,5% degli Shorts. Le call to action commerciali compaiono nel 74,9% dei video lunghi e nel 10,1% degli Shorts: elementi che contribuiscono a spiegare perché le campagne continuino a concentrare maggiori investimenti sul formato tradizionale.
Influencer più piccoli nel mirino: ecco perché
Più che verso i creator in assoluto più piccoli, però, nel 2026 l’interesse dei brand sembra concentrarsi soprattutto sulle fasce intermedie. Mid-tier e macro influencer sono infatti le uniche categorie che vedono crescere i compensi contemporaneamente su Instagram, TikTok e YouTube. Le celebrity, al contrario, registrano il terzo anno consecutivo di calo su tutte e quattro le piattaforme monitorate.
Anche l’andamento delle community aiuta a spiegare il fenomeno. Nell’ultimo anno il 63,2% delle celebrity analizzate da DeRev ha perso follower su Instagram, mentre le community dei mid-tier e dei micro influencer sono aumentate mediamente rispettivamente del 17,7% e del 16,9%. Il post interaction rate medio dei mid-tier raggiunge inoltre il 4,56%, quasi tre volte l’1,61% delle celebrity.
Non significa che i nano influencer siano destinati automaticamente a vincere. I brand sembrano piuttosto privilegiare creator sufficientemente strutturati da lavorare in modo professionale, ma ancora capaci di parlare a community relativamente profilate. Anche una ricerca Kolsquare pubblicata a settembre, realizzata su 1.123 decisori di marketing europei di cui 170 italiani, mostra un settore sempre più organizzato: l’85% degli intervistati ha ampliato il proprio portafoglio di creator nell’ultimo anno e il 51% dei marketer italiani dichiara di scegliere i creator anzitutto in base alla qualità dei contenuti.
Le tendenze del futuro: AI e creator sempre più professionali
Se un anno fa l’attenzione si concentrava soprattutto sull’emergere dei virtual influencer, nel 2026 l’intelligenza artificiale è entrata più concretamente nei processi dell’influencer marketing. Secondo Kolsquare, l’84% delle organizzazioni intervistate utilizza ormai strumenti di AI o automazione, mentre il 65% si affida a una piattaforma dedicata alla gestione delle campagne, contro il 39% dell’anno precedente.
Parallelamente cresce la richiesta di professionalizzazione e trasparenza. In Italia il 57% dei marketer coinvolti nella stessa ricerca chiede ai creator l’adesione a un codice etico aziendale. DeRev rileva inoltre che il settore Business & Finance rappresenta ancora appena il 3% degli investimenti, contro il 2,5% dell’anno precedente: una nicchia nella quale i creator qualificati sono relativamente pochi e autorevolezza, competenza e rischio reputazionale assumono un peso superiore alla media.
Il nuovo codice di condotta per gli influencer
Nel frattempo è cambiato radicalmente anche il quadro regolamentare. Il codice di condotta dell’Agcom, che un anno fa era ancora in fase di definizione, è stato approvato con la delibera 197/25/CONS del luglio 2025 ed è oggi operativo. Nel novembre dello stesso anno è stato aperto anche il web form per l’iscrizione all’elenco degli influencer rilevanti, mentre nel marzo 2026 l’Autorità ha pubblicato le FAQ applicative.
Sono considerati influencer rilevanti coloro che raggiungono almeno 500mila follower oppure un milione di visualizzazioni medie mensili su almeno una piattaforma. Il superamento della soglia su un solo social comporta l’applicazione degli obblighi anche all’attività svolta sulle altre piattaforme utilizzate dall’influencer.
Le regole riguardano trasparenza delle comunicazioni commerciali, tutela dei minori e dei diritti fondamentali e identificabilità degli influencer. Per i contenuti promozionali devono essere rispettati specifici obblighi di disclosure; le disposizioni generali su minori e diritti fondamentali valgono invece per tutti i contenuti pubblicati dagli influencer rilevanti.
Pensioni per influencer: le regole dell’Inps
Resta infine centrale la circolare Inps n. 44 del 19 febbraio 2025, che ha chiarito l’inquadramento previdenziale dei creatori di contenuti digitali, categoria che comprende influencer, youtuber, streamer, podcaster e pro gamer. L’Istituto non ha introdotto una nuova gestione previdenziale dedicata, ma ha definito i criteri per ricondurre le diverse attività ai regimi già esistenti.
Quando prevalgono gli elementi organizzativi propri dell’attività d’impresa, può scattare l’iscrizione alla Gestione speciale autonoma degli esercenti attività commerciali. Quando invece l’attività conserva le caratteristiche del lavoro autonomo, trova applicazione la Gestione separata. In alcune circostanze, quando le prestazioni assumono natura artistica, culturale, di intrattenimento o pubblicitaria riconducibile alle categorie previste dalla normativa, può rilevare anche il Fondo pensioni per i lavoratori dello spettacolo. La logica resta quindi quella già delineata un anno fa, ma oggi inserita in un mercato che nel frattempo ha acquisito regole, classificazioni e dimensioni economiche molto più definite.
(Articolo aggiornato il 29 settembre 2026)

