Private market in portafoglio, l’Italia accelera

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Un'illustrazione di pezzi degli scacchi su un grafico a barre suggerisce una crescita strategica. Sono inclusi un razzo, grafici a torta, un calendario e icone dei social media. Il grafico ha una traiettoria ascendente, che rappresenta un progresso o un successo crescente.

A livello globale, il 55% di consulenti e wealth manager sta attualmente investendo nei mercati privati. E un ulteriore 20% prevede di farlo nel 2025-2026. Ma sono gli investitori italiani a sorprendere. I dati del Global Investor Insights Survey (GIIS) di Schroders

Indice

Crescono in Italia i private market nel portafoglio degli investitori

L’Italia dei private market in portafoglio sorprende. Sebbene attualmente nel nostro paese le allocazioni siano ancora distanti da quelle dei portafogli di altri mercati sviluppati, la dinamica segna una precisa traiettoria di crescita. Lo certifica il Global Investor Insights Survey (GIIS) di Schroders. Secondo il rapporto, il 26% dei consulenti italiani prevede di introdurre proposte sul mercato privato nei prossimi due anni. Si tratta di un dato significativamente superiore rispetto alla media globale (19%), indicativo di una domanda emergente sul mercato italiano. 

L’indagine ha coinvolto 1.755 consulenti finanziari e gestori wealth globali per asset under management pari a 12,1 mila miliardi di dollari. A livello globale, sono tre le aree in cui i consulenti prevedono di investire di più entro i prossimi due anni: il private equity (53%), le soluzioni multi-private asset (47%) e l’equity delle infrastrutture rinnovabili (46%).


Grafico a barre che mostra le preferenze di investimento per regione nel 2024. Categorie: Private Equity, Multi Private Asset, Renewable Infra Equity, Private Debt, Real Estate Equity, Infra Debt. Regioni: EMEA, APAC, Americhe. Fonte: Schroders Global Investor Insights.

Poco più della metà dei wealth manager e dei consulenti intervistati ha dichiarato di accedere alle opportunità dei mercati privati tramite fondi quotati, seguiti da vicino dai fondi evergreen semi-liquidi al 51%.


Grafico a barre tratto dal sondaggio Schroders Global Investor Insights Survey 2024. Mostra le preferenze per i tipi di fondi di investimento: In generale - Fondi quotati 55%, Semi-liquidi 51%, Chiusi 48%; Consulente finanziario - 58%, 49%, 44%; Gestore patrimoniale - 51%, 54%, 53%.

I mercati privati piacciono per i rendimenti potenziali più elevati

Due terzi degli intervistati sottolineano che il potenziale di rendimento più elevato rispetto ai mercati pubblici è il vantaggio più importante per i loro clienti nell’investire nei mercati privati. Segue a stretto giro il raggiungimento della diversificazione grazie a driver di rendimento differenziati (62%). Nonostante queste opportunità, la potenziale mancanza di liquidità è citata come la sfida principale nelle discussioni con la clientela sui mercati privati. Non sorprende, quindi, che il 49% degli intervistati abbia dichiarato una maggiore formazione per i clienti come fattore di ulteriore sostegno alla domanda, seguita da strutture di prodotto più adeguate (42%) e da soglie di ingresso più basse (42%).

La ricerca rivela un panorama diversificato in tutto il mondo nelle modalità di accesso a quest’area d’investimento, con i consulenti del continente americano che attualmente investono di più nei mercati privati (59%), seguiti da vicino dall’Asia Pacifico (55%) e dall’area Emea (53%). 

Elevato potenziale di crescita dei private market, non solo in Italia

«Tuttavia, sebbene molti wealth manager e consulenti finanziari stiano già investendo nei mercati privati per conto dei clienti, l’entità delle allocazioni è attualmente di gran lunga inferiore al 20% o più dei portafogli istituzionali e dei family office», commenta Carla Bergareche, global head of wealth, client group di Schroders. «Questo divario rappresenta un’opportunità sostanziale per approfondire il coinvolgimento dei clienti nei confronti dei mercati privati. Ci aspettiamo quindi che i private market continuino a svolgere un ruolo crescente nei portafogli degli investitori individuali, man mano che aumenta la consapevolezza del loro potenziale in termini di solidità e diversificazione dei rendimenti».

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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