Gli investimenti di private equity nel contesto attuale in Italia
Nonostante le incertezze legate a conflitti sul fronte geopolitico e tensioni commerciali, il sentiment degli operatori rimane complessivamente positivo nei confronti degli investimenti in private equity. Il 39% degli investitori si attende un aumento dei deal in crescita (di circa il 5%). Una eredità che proviene dallo scorso anno: gli ultimi sei mesi del 2025 si sono conclusi infatti con un record di operazioni (322) per un controvalore di 3,6 miliardi di euro. Le previsioni per il primo semestre 2026 parlano di un numero di operazioni di pe e venture capital (investimenti in startup) pari a 224, con oltre la metà dei deal al di sopra dei 30 milioni di euro. Da notare che l’intelligenza artificiale si conferma un fattore rilevante nella selezione dei target (75%), seppur in calo (-9%).
Sono alcune delle principali evidenze che emergono dalla quarantasettesima edizione della Private Equity Survey, l’indagine semestrale condotta da Deloitte Private in collaborazione con AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e l’Osservatorio PEM (Private Equity Monitor) di LIUC Business School.
«Il contesto in cui operano oggi i fondi resta caratterizzato da elevata complessità, influenzata dalle incertezze geopolitiche ed economiche a livello internazionale. Allo stesso tempo, il miglioramento delle condizioni di accesso al debito e l’introduzione di strumenti di supporto al settore contribuiscono a rafforzare il sentiment degli operatori», commenta Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte. «Il mercato italiano del private equity evidenzia un rinnovato dinamismo, con aspettative più favorevoli in termini di attività e valutazioni (il 75% degli operatori si aspetta un aumento del valore del proprio portafoglio nel prossimo semestre), pur mantenendo un approccio prudente e selettivo nelle scelte di investimento».
I settori maggiormente interessati
Il manifatturiero si conferma il settore più attrattivo per gli investimenti, con un aumento delle preferenze che lo porta al 26%, in crescita di 2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Cibi & bevande (17%) e scienze della vita & salute (13%) registrano un leggero aumento. L’interesse per il settore ICT registra invece una modesta contrazione, scendendo all’11,4% (-0,2%), mentre quello dei beni di consumo evidenzia un miglioramento, salendo al 10,6% (+3%).
Private equity sì, ma solo se sostenibile
L’adozione dei criteri Esg è ormai consolidata nel pe, sia in fase di valutazione sia nella gestione delle aziende in portafoglio. Il 22,6% li integra già nella due diligence, il 26% nell’implementazione di politiche sostenibili post-investimento; il 19% invece li considera una leva di creazione di valore già nell’analisi preliminare. «Nel contesto attuale le priorità degli investitori hanno subito un’evoluzione significativa: i fattori Esg sono diventati un elemento imprescindibile delle strategie di investimento nel private equity», dichiara Ernesto Lanzillo, Deloitte private equity leader. «Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale conferma la sua rilevanza nei processi di valutazione di opportunità di investimento nelle società target, pur mostrando una flessione rispetto al semestre precedente».
Inoltre, coerentemente con gli investimenti in venture capital, «sul fronte settoriale, il manifatturiero continua a rappresentare un comparto chiave, mentre si registra un crescente interesse verso ambiti in forte evoluzione come Food & Beverage e Life Sciences & Healthcare».
Il nodo dei fondi europei Next Generation EU e PNRR
Oltre la metà degli intervistati (il 56,8%) prevede nel prossimo semestre difficoltà nell’effettivo impiego dei fondi Next Generation EU e PNRR. Più dei tre quarti esprime invece un sentimento positivo nei confronti del Fondo di Fondi di Cassa Depositi e Prestiti (creato per sostenere l’economia reale nel 2020).
Le geografie
Vince il Nord Italia: qui la maggior parte delle operazioni concluse nel II semestre del 2025 ha avuto luogo nel Nord Italia, che si conferma l’area più attiva con l’89% del totale (Nord Ovest 43,2% e Nord Est 45,5%). Il Centro Italia cala del 3% (4,5% delle operazioni concluse). Il Sud infine migliora la propria posizione con una quota pari al 2,3%. Scende l’interesse per le operazioni oltreconfine (4,5% del totale).
Investimenti in private equity, come andrà il 2026? Rispuntano le banche
Per il prossimo semestre continua a crescere l’orientamento verso operazioni di maggioranza (91% degli operatori) come modalità preferita di investimento. Si conferma inoltre l’aumento di interesse verso deal di taglio più elevato. Aumenta la quota di operazioni superiori ai 31 milioni, che sale al (54,6%). Solo una minoranza (11 %) degli operatori prevede di disinvestire (+2,5% sul semestre). La maggioranza degli operatori (59 %) ritiene che non ci saranno variazioni.
Nel 2025 le banche commerciali sono state la modalità di finanziamento più diffusa tra gli operatori per le operazioni di acquisizione. Anche le banche di investimento segnano un incremento (+2%), raggiungendo circa il 9%. Perde terreno il private credit, evidenziando una minore attrattività delle soluzioni di finanziamento alternative a quelle delle banche commerciali (64% dei rispondenti, in crescita del 10%).
Infine, circa il 40% degli operatori si aspetta di focalizzarsi sulla ricerca di nuove opportunità di investimento durante il prossimo semestre.

