A partire da aprile le principali società quotate specializzate in mercati privati hanno ricominciato a risalire la china in Borsa, dopo un primo trimestre nero: le azioni di Apollo Global Management, Ares Management e Blue Owl Capital sono tutte rimbalzate per oltre il 23% nell’ultimo mese, mantenendo lo slancio anche in occasione della pubblicazione delle rispettive trimestrali. Certo, il terreno da recuperare resta ancora ampio: da inizio anno i titoli continuano a segnare ribassi compresi fra il -9% e il -32%.
La raccolta dei fondi, soprattutto sul fronte istituzionale, continua a restare sostenuta, ma nell’ultimo trimestre diversi operatori hanno rivisto al ribasso il valore patrimoniale netto dei propri fondi. Ares Capital è passata da 19,94 dollari per azione a fine 2025 a 19,59 dollari nel marzo 2026, mentre FS KKR Capital ha registrato una flessione più marcata, scendendo da 23,37 dollari nel marzo 2025 a 18,83 dollari un anno dopo. In calo anche Golub Capital, passata da 15,04 a 14,35 dollari nello stesso periodo, e Sixth Street Specialty Lending, il cui NAV per azione si è ridotto da 17,04 a 16,24 dollari.
Ares e Golub Capital hanno apertamente collegato le svalutazioni alla necessità di rivedere al ribasso il valore dei prestiti concessi alle società software, un comparto che potrebbe subire pressioni crescenti dall’avanzata dell’intelligenza artificiale. Non a caso, anche Michelle W. Bowman — la responsabile della supervisione bancaria della Federal Reserve — ha recentemente riconosciuto che “le preoccupazioni sulle esposizioni verso settori vulnerabili all’implementazione dell’AI, come il software, hanno aggravato i timori sul private credit”.
Rendimenti in calo dopo gli anni del boom
Anche senza trasformarsi in un problema sistemico in stile 2008, il credito privato potrebbe dunque offrire rendimenti inferiori rispetto alle attese costruite negli anni della sua espansione più aggressiva. Del resto, molte delle condizioni che ne avevano favorito il boom sono oggi venute meno: prima la pandemia, poi la crisi delle banche regionali americane avevano lasciato spazio ai fondi privati, mentre il rialzo dei tassi aveva sostenuto rendimenti e spread.
Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, Apollo Global Management ha dichiarato la scorsa settimana che i rendimenti lordi dei propri fondi di direct lending si sono attestati allo 0,5%, in netto calo rispetto al 2,6% dello scorso anno. E questi rendimenti, comprensivi dei dividendi, non tengono ancora conto delle commissioni. Anche Blackstone e Blue Owl avevano in precedenza segnalato performance in rallentamento.
In passato, comunque, il private credit ha continuato a sovraperformare mercati pubblici comparabili come quello dei leveraged loans: secondo un report di Goldman Sachs, il Cliffwater Direct Lending Index ha battuto il credito quotato in 15 degli ultimi 21 anni, incluso il 2025.
La Fed: la regolazione ha spinto il credito fuori dalle banche
Ed è proprio qui che si colloca il nodo sollevato da Bowman: “La domanda non è se i soggetti non bancari debbano esistere”, ha spiegato la vicepresidente Fed, aggiungendo però che “dovremmo assicurarci che il quadro regolatorio non alteri il terreno di gioco spingendo attività fuori dal perimetro regolamentato per ragioni non legate al rischio o all’efficienza”.
Secondo Bowman, infatti, la regolamentazione bancaria post-2008 avrebbe finito per creare un “incentivo perverso”: oggi le banche ricevono un trattamento regolatorio più favorevole quando prestano ai fondi di private credit rispetto a quando finanziano direttamente imprese considerate affidabili. Un meccanismo che, secondo la Fed, ha contribuito a spostare una quota crescente del credito corporate fuori dal sistema bancario tradizionale verso operatori meno trasparenti ma più flessibili.
Ed è proprio l’opacità del settore a continuare a preoccupare una parte dei regolatori americani. “È preoccupante che non abbiamo più informazioni”, ha dichiarato Austan Goolsbee. “La regola più antica della contabilità finanziaria è che nessuno nasconde le buone notizie: questo mi porta a pensare che qualunque problema ci sia potrebbe essere più grande e più minaccioso di quanto appaia inizialmente”.

