Previdenza: dove investe chi guarda lontano

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Un uomo in abito grigio parla al microfono mentre è seduto al chiuso, gesticolando con la mano sinistra mentre discute di fondi pensione e di come investire nel mercato privato. È rivolto verso destra, con una parete bianca strutturata e uno schermo di presentazione parziale alle sue spalle.

Private equity, stress test anticipati e un uso intelligente dell’intelligenza artificiale. Il Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA è un caso emblematico di come gli istituzionali possano costruire valore nel tempo. A raccontarlo, durante il Forum Fixed Income di We Wealth, è stato il vicepresidente Piergiuseppe Mazzoldi

Un miliardo e mezzo impegnato nel private market su 3 miliardi in gestione. Il Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA è uno dei casi più rappresentativi di come un investitore istituzionale possa costruire valore nel lungo periodo con una visione pionieristica e una governance attenta. A raccontarlo, durante il III Forum Fixed Income di We Wealth, è stato Piergiuseppe Mazzoldi, vicepresidente del fondo e amministratore dal 1996.

«Quando iniziammo a investire nel private market, nel 2007, sembrava una follia», ha ricordato. «Mi dicevano che ero matto. Ma io rispondevo: non è follia, è una scelta di principio. Dovevamo sostenere l’economia dei territori, le PMI nostre socie».

Oggi il fondo ha committato metà del suo patrimonio in private equity, private debt e – in misura minore – venture capital. Di questo, circa 1,2 miliardi sono già stati richiamati e oltre 650 milioni sono rientrati come distribuzioni, consentendo al fondo di restare ampiamente all’interno dei limiti normativi previsti.

La prova del nove è arrivata nel 2022. Con il crollo dei mercati obbligazionari, molte casse previdenziali hanno registrato drawdown pesanti. Mazzoldi, invece, ha contenuto le perdite a circa -6/7%, proprio grazie alla componente illiquida. E non solo: «Avevamo previsto uno stress test già nel 2020, ipotizzando un calo del 25% sull’azionario e del 15% sull’obbligazionario. Questo ci ha permesso di intervenire per tempo, vendendo sul secondario 146 milioni di euro con un cash on cash medio del 7%».

Ma c’è un punto su cui Mazzoldi insiste con forza: l’idea che la liquidità equivalga a sicurezza va superata. «Siamo costretti a tenere l’80% liquido come se domani dovessimo vendere tutto. Ma un immobile o una casa – strumenti ben più illiquidi – non sono considerati “a rischio”. È un paradosso». La normativa attuale, secondo il vicepresidente, frena gli investimenti più strategici, anche quando gli iscritti – come accade nel fondo BCC-CRA – mostrano fiducia e lasciano i capitali investiti a lungo.

Accanto alla visione strategica, c’è anche una forte attenzione all’innovazione operativa. Il fondo utilizza già l’intelligenza artificiale per stimare i fabbisogni di liquidità dei pensionandi e pianificare i flussi in uscita. «Non abbiamo mai perso un euro nei 99 progetti di private market attivati finora. La chiave è la parcellizzazione e la diversificazione estrema, anche con ticket piccoli. In finanza, è raro salvarsi su tutto, ma se sei ben diversificato, qualcosa lo porti sempre a casa».

Mazzoldi ha inoltre ricordato il peso della memoria storica: «Nel 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle, perdemmo 250 milioni in una settimana, tutti concentrati su titoli di Stato. Da allora abbiamo capito che la concentrazione è un rischio molto più grave della volatilità».

Il fondo ha investito anche in comparti innovativi come crowdfunding e Growth Market, coerentemente con la mission originaria: sostenere artigiani, piccole imprese e casse rurali. E mentre si discute di alzare il limite normativo al 30% per i private asset, Mazzoldi lancia una provocazione concreta: «Un mercato organizzato esiste solo per la parte liquida. Perché non costruirne uno anche per gli alternativi, così da rendere davvero scalabile il sistema?».

Domande frequenti su Previdenza: dove investe chi guarda lontano

Qual è l'ammontare totale gestito dal Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA e quale porzione è investita nel private market?

Il Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA gestisce un totale di 3 miliardi di euro. Di questi, un miliardo e mezzo è stato impegnato nel private market, evidenziando una strategia di investimento significativa in questo settore.

Quando ha iniziato il Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA ad investire nel private market e quale era la percezione iniziale?

Il fondo ha iniziato ad investire nel private market nel 2007. All'epoca, l'investimento in questo settore era percepito come qualcosa di 'strano' o inusuale, suggerendo una visione pionieristica da parte del fondo.

Chi è la figura chiave che ha condiviso le strategie di investimento del Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA?

Piergiuseppe Mazzoldi, vicepresidente del fondo e amministratore dal 1996, è la figura che ha illustrato le strategie di investimento del fondo. La sua lunga esperienza sottolinea la continuità e la profondità della visione del fondo.

Quali caratteristiche del Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA lo rendono un caso rappresentativo per la costruzione di valore nel lungo periodo?

Il fondo è considerato un caso rappresentativo grazie alla sua visione pionieristica negli investimenti e a una governance attenta. Questi elementi sono fondamentali per costruire valore nel lungo termine, come dimostrato dalla sua strategia nel private market.

In quale contesto sono state presentate le informazioni sull'investimento del Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA nel private market?

Le informazioni sono state condivise da Piergiuseppe Mazzoldi durante il III Forum Fixed Income di We Wealth. Questo evento rappresenta una piattaforma importante per discutere strategie di investimento istituzionale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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