Polizze vita, ecco quanto “pesano” nel risparmio degli italiani

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Le polizze vita piacciono molto agli italiani, grazie alle caratteristiche prevalentemente difensive di questa tipologia d’investimento

Nell’area Ocse solo le famiglie francesi e danesi destinano alle polizze vita una quota maggiore della propria ricchezza finanziaria

Le polizze vita giocano la parte del leone nella raccolta dei premi assicurativi in Italia e rappresentano la fonte di profitti prevalente per l’industria

Le famiglie italiane sono ancora molto affezionate al mattone e al conto corrente, ma, rispetto al resto del mondo sviluppato, hanno anche una spiccata predilezione per un’altra forma d’investimento: quella della polizza sulla vita.

Secondo i dati Ocse aggiornati al 2020, il 18,1% della ricchezza finanziaria delle famiglie (che esclude, però, gli immobili) è detenuta proprio in polizze vita. Nell’area Ocse solo i cittadini di Francia (34,1%) e Danimarca (26,5%) destinano a queste assicurazioni una quota di ricchezza finanziaria superiore. Negli Stati Uniti o nel Regno Unito, per fare l’esempio di due Paesi spesso preso a riferimento per evoluzione del sistema finanziario, le polizze vita costituiscono meno del 10% degli asset finanziari delle famiglie.

 

OECD Chart: Household financial assets, Life insurance reserves, % of total financial assets, Annual, 2020

In Italia, dunque, la “sicurezza”  piace di questa assicurazione. Rispetto a un titolo di stato, una popolare alternativa a basso rischio, il contratto assicurativo garantisce il sottoscrittore da eventuali insolvenze degli emittenti sui quali la compagnia ha investito. I rendimenti, nel caso delle polizze vita “tradizionali” sono programmati e chi le ha sottoscritte anni fa, prima della compressione dei tassi d’interesse, si può dire che abbia fatto un buon affare in termini di rapporto fra rischi e rendimenti. Con l’affermazione delle polizze unit linked, il cui rendimento dipende dall’andamento di un indice di riferimento, la quota delle polizze vita a rendimento variabile è salita a circa il 20%.

Quanto vale, in assoluto, il mercato delle polizze vita in Italia? Secondo i dati dell’ultima relazione Ania, l’associazione nazionale del settore, nel 2020 le imprese con sede legale in Italia e le filiali italiane di imprese extracomunitarie hanno raccolto premi per 138,6 miliardi di euro nel 2020, di 102,7 miliardi da polizze vita e 35,9 miliardi da polizze danni. In termini di flussi di denaro incamerati dalle assicurazione, dunque, le polizze vita fanno la parte del leone con il 74,1%. Nel corso degli ultimi anni tale rilevanza, nel business complessivo delle assicurazioni è andato ad aumentare, poiché nel 2013 tale quota era del 71,1%.

In termini di profitti generati, il settore vita ha reso alle assicurazioni operanti in Italia 4,7 miliardi di euro, contro i 3,8 miliardi del comparto non-vita. Nel 2019 il divario era stato nettamente più ampio e favorevole al comparto vita: 5,9 contro 2,6 miliardi di euro. Del resto l’anno del primo lockdown non è stato particolarmente favorevole per le assicurazioni del comparto vita, con un calo dei premi raccolti del 4,4% e un aumento dei rimborsi dello 0,4%.

La consulenza finanziaria delle reti gioca un ruolo importante nella vendita dei prodotti assicurativi, in particolare nel comparto vita. Secondo Assoreti, le assicurazioni hanno rappresentato nel 2021 il 39,72% della raccolta netta relativa al risparmio gestito (e il 21% di quella lorda).

 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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