Nel 2025 le imprese italiane dovranno confrontarsi con una delle più importanti novità normative in ambito assicurativo e gestionale: l’obbligo di stipulare polizze contro eventi catastrofali. Una misura introdotta per incentivare la prevenzione e la resilienza aziendale, in un contesto climatico ed economico sempre più instabile. Abbiamo analizzato l’impatto della normativa insieme all’avvocato Maurizio Fraschini, partner dello studio legale e tributario Plusiders, esperto in diritto societario e operazioni straordinarie.
Allora avvocato, ci spiega quali sono le principali novità normative introdotte per il 2025 in merito alle polizze catastrofali per le imprese?
Certamente. L’obbligo è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1, commi 101-111) e impone alle imprese la stipula di coperture assicurative per danni causati da eventi naturali estremi. Le polizze coprono eventi come alluvioni, esondazioni, frane e terremoti, purché localizzati in zone riconosciute dalle autorità competenti. I fenomeni sono considerati come singolo evento se si manifestano in prosecuzione entro 72 ore. Non rientrano nella copertura danni provocati da guerra, terrorismo, contaminazione chimica o radioattiva, e quelli riferiti a immobili abusivi o privi delle autorizzazioni edilizie. L’obiettivo della misura è garantire continuità operativa alle aziende, riducendo la dipendenza dagli aiuti pubblici in caso di calamità.
Quali sono le scadenze principali che le imprese devono tenere a mente per adeguarsi alle nuove regole?
L’obbligo, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2024, è stato prorogato al 31 marzo 2025 con il decreto Milleproroghe (D.L. 202/2024). Successivamente, un decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 marzo 2025 ha differenziato i termini in base alla dimensione dell’impresa. Le grandi aziende sono tenute a rispettare la scadenza del 1° aprile 2025, con una moratoria di 90 giorni senza sanzioni. Le medie imprese potranno adeguarsi entro il 1° ottobre 2025, mentre per piccole e micro imprese il termine slitta al 1° gennaio 2026. L’obbligo riguarda tutte le imprese con sede legale in Italia o stabile organizzazione nel territorio nazionale, regolarmente iscritte al Registro delle imprese.
Ci sono obblighi assicurativi nuovi o modifiche nei requisiti per l’accesso alle coperture?
Sì, il legislatore ha definito i beni oggetto dell’obbligo assicurativo rinviando all’art. 2424 del Codice Civile, che include terreni e fabbricati, impianti e macchinari, oltre a tutte le attrezzature industriali e commerciali. A fornire ulteriori chiarimenti è intervenuto il D.M. MEF n. 18 del 30 gennaio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 febbraio ed entrato in vigore il 14 marzo 2025, che regola le modalità operative degli schemi assicurativi.
Secondo il decreto, per valori assicurati fino a un milione di euro la copertura può arrivare al 100%. Per importi tra uno e trenta milioni di euro, il limite di indennizzo non può scendere sotto il 70% della somma assicurata. Per valori superiori o per le grandi imprese, i massimali saranno definiti liberamente tra le parti. I contratti dovranno essere adeguati entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto per le nuove polizze, mentre per quelle già in essere l’adeguamento scatterà alla prima scadenza utile.
Il premio assicurativo sarà proporzionato al rischio, tenendo conto della localizzazione dei beni, della loro vulnerabilità, dei dati storici e modelli predittivi utilizzati, nonché delle misure preventive già adottate dall’impresa. Gli importi potranno essere aggiornati periodicamente per riflettere l’evoluzione dei rischi e delle condizioni economiche.
Sono previsti incentivi o agevolazioni fiscali per chi sottoscrive queste polizze?
Sì. La normativa prevede una detrazione del 19% del premio versato per la copertura contro le catastrofi naturali, riferita al periodo di imposta di competenza. Inoltre, tale premio è esente dall’imposta sui premi di assicurazione, che per questa tipologia sarebbe pari al 22,25%.
Quali rischi corrono le aziende che non si adeguano alle nuove disposizioni?
La normativa adotta un approccio peculiare: non sono previste sanzioni amministrative dirette per le imprese inadempienti. Tuttavia, gli effetti indiretti possono essere molto incisivi. Le imprese che non risultano in regola potrebbero vedersi escluse dall’accesso a contributi, sovvenzioni o agevolazioni pubbliche, incluse quelle erogate in caso di eventi calamitosi.
Non solo. Il mancato adeguamento potrebbe comportare limitazioni nell’accesso a qualsiasi forma di sostegno economico pubblico, dai crediti d’imposta per investimenti produttivi ai contributi per l’innovazione, fino agli incentivi per l’internazionalizzazione e per l’assunzione di personale. È inoltre possibile che l’assenza di polizze venga considerata un elemento negativo anche nell’analisi del merito creditizio da parte degli istituti finanziari, specialmente per imprese localizzate in aree a rischio.
Dal punto di vista della protezione patrimoniale, quali strategie possono adottare le imprese per integrare le polizze catastrofali con altri strumenti di gestione del rischio?
Le polizze catastrofali rappresentano un importante strumento di autotutela e responsabilizzazione. Ma la sola copertura assicurativa non basta. Le imprese devono investire anche in sicurezza, manutenzione e monitoraggio delle proprie strutture, dimostrando attenzione concreta nella gestione degli asset aziendali.
La speranza è che lo Stato abbandoni in futuro la logica di bonus e incentivi a pioggia, spesso inefficaci, puntando invece su strumenti di lungo periodo che favoriscano la cultura della prevenzione e della resilienza.

