Assicurazioni: l’Italia è sotto la sufficienza ma migliora, dati Edufin Index 2026

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Orologio con scritta “Improvement”: Edufin index 56/100 e urgenza di pianificazione su assicurazioni e pensioni

Il nuovo Edufin Index, presentato da Alleanza Assicurazioni (Gruppo Generali) in collaborazione scientifica con SDA Bocconi, fotografa il complesso rapporto tra assicurazioni e italiani: il livello di alfabetizzazione finanziaria si ferma a 56/100. Tra un Pension Index critico (48/100) e uno shock demografico imminente, la protezione assicurativa evolve da opzione a pilastro necessario per la resilienza del patrimonio

Indice

A Palazzo Marino, il tema “assicurazioni” smette di essere una scelta: diventa un test di autonomia

Oggi 5 marzo 2026, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, l’evento di Alleanza Assicurazioni (compagnia del Gruppo Generali) sul tema “Donne, autonomia finanziaria e autodeterminazione: un binomio necessario” ha messo in fila una verità scomoda: in Italia la fragilità finanziaria non è un’eccezione, è una condizione diffusa.

Il termometro è Edufin index, che misura consapevolezza e comportamento degli italiani in ambito finanziario e assicurativo tramite analisi quantitativa Cawi su un campione di 3.500 intervistati. È costruito come media semplice di due sotto-indici, Awareness index (quanto capiamo) e Behavioural index (come ci comportiamo), su scala 0-100 dove la sufficienza parte da 60.

Il numero che inchioda l’Italia: 56/100 e la sufficienza che non arriva

Il risultato centrale della quarta edizione è il seguente: Edufin index resta a 56/100, ancora sotto la soglia 60. Questo dato, letto bene, non dice solo “siamo indietro”: dice che il Paese non ha ancora trasformato l’educazione in una capacità stabile di scegliere.

Il dettaglio più interessante è la differenza tra i due sotto-indici: la Awareness resta più bassa, mentre la Behavioural cresce lievemente. È una dinamica tipica dei mercati maturi in stress: si agisce di più perché si è costretti, ma si capisce ancora troppo poco per agire meglio.

Un Paese diviso in tre: competenti, incerti, analfabeti

Il dato che racconta l’Italia con più crudezza è la distribuzione: circa 40% sopra la sufficienza, 50% “poco competente”, 10% in area di analfabetismo finanziario e assicurativo. Non è una sfumatura: è una separazione strutturale, come se metà popolazione guidasse in autostrada senza piena visibilità.

C’è anche un segnale positivo: la quota di “gravemente insufficienti” scende rispetto all’anno precedente. Ma il punto critico resta: il blocco più grande è quello degli “incerti”, che non sono esclusi dal mercato, ci partecipano, solo che lo fanno con strumenti fragili, e questo aumenta l’attrito tra risparmio, investimento e protezione.

Donne: il gap che non si chiude, e per il wealth è un rischio misurabile

Nel focus dell’evento, la distanza è chiara e stabile: donne 54, uomini 59. Cinque punti possono sembrare “pochi” a chi legge distrattamente, ma su un indicatore composito significano meno capacità di valutare rischi, meno abitudine alla pianificazione, e più probabilità di delega.

Per chi lavora con patrimoni familiari, questo si traduce in una conseguenza concreta: la vulnerabilità non emerge nei periodi ordinari, esplode nei passaggi critici, come separazioni, eredità, non autosufficienza, discontinuità lavorative. E quando esplode, spesso è tardi per costruire una strategia pulita.

«Una donna autonoma è una donna libera»: quando la frase diventa un indicatore

Il punto politico dell’incontro è stato espresso da Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano, che ha legato autonomia economica e libertà personale come due facce della stessa misura:

«Una donna economicamente indipendente, consapevole e autonoma dal punto di vista della gestione dei suoi redditi è una donna libera… bisogna tendere alla piena consapevolezza di sé e alla propria autodeterminazione». 

Dentro questa frase c’è una chiave critica: l’educazione finanziaria non è “soft skill”, è un asset di resilienza. E quando manca, il costo non è solo individuale: si riflette su famiglie, professionisti, istituzioni e sistema di welfare.

La delega come freno invisibile: anche quando il reddito c’è, la scelta non arriva

Il passaggio più incisivo, perché sposta il tema dalla teoria alla realtà quotidiana, è quello evidenziato da Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano: il problema non è solo “sapere”, è “decidere”.

«Molte donne, anche quando dispongono di un reddito proprio, tendono a delegare la gestione delle risorse economiche alle figure maschili… prendersi cura del proprio denaro rappresenta invece il primo passo verso l’autodeterminazione», riporta Mainini.

Questo è il punto in cui il wealth management diventa educativo per definizione: la consulenza non può essere solo proposta di soluzioni, deve essere costruzione di metodo decisionale. E il metodo, quando funziona, riduce la dipendenza da scelte impulsive e alza la qualità dei portafogli, delle coperture e della pianificazione successoria.

Il vero cratere è la previdenza: Pension index 48, e un gap che si allarga

Se l’Edufin index generale è sotto la sufficienza, il punto più duro arriva sulla previdenza: il Pension index scende a 48/100. Qui l’Italia non è solo “indietro”, è esposta, perché la previdenza è un problema di tempo, e il tempo è l’unica variabile che non si recupera.

Il divario di genere diventa più severo: donne 43, uomini 54, con un gap di 11 punti. È un numero che un professionista non può leggere come “statistica”: dietro c’è discontinuità lavorativa, differenza salariale, carriere più frammentate, quindi una capacità inferiore di accumulo e di scelta. Nello stesso blocco di dati, pesa anche un indicatore di comportamento: secondo Covip 2024, solo il 38,5% dei lavoratori risulta iscritto a forme di previdenza complementare.

Se la previdenza integrativa resta minoritaria, il problema non è “se” la pensione pubblica basterà, ma “quanto” si ridurrà il margine di scelta delle famiglie. E quando il margine di scelta cala, aumenta la richiesta di interventi tardivi, spesso più costosi e meno efficienti.

Lo shock demografico e l’ipocrisia dei sacrifici: tutti dicono sì, pochi accettano il costo

La parte più “politica” dei dati è anche quella più utile a chi gestisce patrimoni: l’Italia riconosce la necessità di riforme, ma solo 4 su 10 si dichiarano disposti a fare sacrifici. È una tensione che pesa sulle aspettative, perché se il sistema non viene ribilanciato, la pressione inevitabilmente si sposta su famiglie e risparmio privato.

In parallelo, la traiettoria demografica è già scritta: il rapporto lavoratori/pensionati passa da 2,5 a 1 nel 1970 a 1,5 a 1 nel 2024, fino a 1 a 1 nel 2050 (dati Istat e Inps).

La riflessione che resta, per chi lavora nel private wealth, è che se la società fatica ad accettare riforme, la pianificazione privata diventa il vero ammortizzatore. Ma un ammortizzatore funziona solo se è progettato, non se viene improvvisato.

La conclusione per chi fa consulenza: meno “prodotti”, più metodo, prima che sia tardi

Nel report collegato alla ricerca, Davide Passero, Ceo di Alleanza Assicurazioni di Generali Italia, ha indicato la cornice strutturale: invecchiamento, pressione su sistema sanitario e previdenziale, e scarsa consapevolezza su temi decisivi come longevità e pensioni.

«Il progressivo invecchiamento della popolazione mette sotto pressione la sostenibilità del nostro sistema sanitario e previdenziale… l’Edufin index mette in luce la scarsa consapevolezza su temi decisivi quali longevità e pensioni» afferma Passero.

In sintesi, il rischio più grande non è la volatilità, è l’inerzia. Un Paese a 56/100 è un Paese dove troppe decisioni arrivano quando gli shock sono già entrati nel bilancio familiare. E quando questo accade, il compito di wealth manager, investitori, private banker e family office non è solo ottimizzare portafogli: è trasformare complessità e paure in scelte leggibili, misurabili, sostenibili, prima che la vita lunga trasformi la libertà economica in una rincorsa.

Domande frequenti su Assicurazioni: l’Italia è sotto la sufficienza ma migliora, dati Edufin Index 2026

Cos'è l'Edufin Index menzionato nell'articolo?

L'Edufin Index è uno strumento di misurazione della consapevolezza finanziaria in Italia. Nel 2026, l'Italia ha ottenuto un punteggio di 56/100, indicando una preparazione finanziaria 'sotto la sufficienza'.

Qual è il tema principale dell'evento a Palazzo Marino il 5 marzo 2026?

L'evento, organizzato da Alleanza Assicurazioni, si è concentrato sul legame tra donne, autonomia finanziaria e autodeterminazione. L'obiettivo era evidenziare come la fragilità finanziaria sia una condizione diffusa in Italia.

Qual è la situazione previdenziale in Italia secondo l'articolo?

L'articolo evidenzia un 'vero cratere' nella previdenza, con un Pension Index a 48. Questo dato indica un gap significativo e crescente in questo settore.

Quale consiglio viene dato ai consulenti finanziari nell'articolo?

Ai consulenti viene suggerito di concentrarsi meno sui 'prodotti' assicurativi e più sull'adozione di un 'metodo' di consulenza più efficace, prima che sia troppo tardi.

Come viene descritta la situazione delle donne in relazione all'autonomia finanziaria?

L'articolo sottolinea un 'gap' persistente tra uomini e donne in termini di autonomia finanziaria. Questo divario rappresenta un rischio misurabile per la gestione del patrimonio ('wealth').

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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