Il nuovo codice estetico degli orologi nei mercati globali

Teresa Scarale
Teresa Scarale
23.9.2021
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Se è vero che Patek Philippe rafforza il suo dominio nelle aste, marchi meno noti al grande pubblico stanno guadagnando terreno. Grazie all'emergere di un collezionismo sempre più sofisticato, che guarda ai Journe, ai Roger Smith, ai Mille
Quello degli orologi è un collezionismo relativamente giovane. Iniziato a palesarsi alla fine degli anni '80, è rimasto un piacere di nicchia per tutti gli anni '90 e i primi dieci del nuovo millennio. Poi, con l'ascesa della nuova ricchezza asiatica e cinese in particolare, il fenomeno è esploso.
E con esso i gusti, le esigenze, la ricercatezza dei modelli. Così, accanto agli usuali Patek Philippe e Rolex, hanno iniziato a farsi largo, nelle più importanti aste internazionali dedicate all'alta orologeria, segnatempo di produttori meno noti, indipendenti se non dal punto di vista economico, almeno da quello filosofico. A tal proposito, diamo uno sguardo agli ultimi risultati d'asta di Phillips Watches in associazione con Bacs & Russo, leader nel settore.

L'edizione è la The Geneva Watch Auction: XIII, conclusasi il 9 maggio, per risultati la migliore asta di orologi non tematica di sempre. Non solo per il tasso del venduto, il 100%. Ma anche per i prezzi di aggiudicazione, pari a oltre il doppio della stima iniziale, e i 2.500 partecipanti da 83 paesi. Risalta la mancanza di Rolex fra i primi dieci lotti per prezzo di aggiudicazione: sette Patek e tre “alternativi”. Al numero uno c'è il lotto 33, il favoloso Patek Philippe 2523 “Ore del mondo”, con quadrante in smalto cloisonné “Eurasia” (passato di mano per 7,8 milioni di dollari).

I tre indipendenti che raggiungono la parte alta della classifica sono un Richard Mille referenza RM022 (6° posto, 839mila dollari), un Roger Smith Series 1 "Onely Theo Fennell" (8°) e un Harry Winston & Fp Journe, referenza 200/MTFPJ38P (9°). I Richard Mille sono orologi ideologicamente indipendenti. Si caratterizzano per un design originale se non bizzarro, colori audaci e materiali frutto di un'avanzata ricerca. Amatissimi da un certo tipo di collezionismo glamour, come attori di Hollywood o giovani sportivi modaioli.

nuovo codice estetico orologi
Un modello Richard Mille, perfetto esempio del nuovo codice estetico globale degli orologi. Tutte le immagini sono courtesy Phillips

Sylvester Stallone, per dire, ne ha messi all'asta cinque lo scorso dicembre 2020, nell'ambito dell'asta Racing Pulse di Phillips. Con i suoi 601mila dollari, il Roger Smith incassa la cifra più alta mai pagata per un produttore britannico. L'Harry Winston/F.P. Journe Opus 1 “Turquoise Tourbillon”, passa di mano per oltre mezzo milione di dollari (503mila), ammontare record un Opus.

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“Il collezionismo di alto profilo ha cominciato a raggiungere una massa critica verso la fine degli anni 2000'. Poi, anche grazie all'avvento di Instagram, ha subito un'esplosione", commenta Marcello De Marco, watches specialist, business development associate e auctioneer di Phillips. “Il grande punto di domanda era il passaggio generazionale.
Il nuovo codice estetico del collezionismo di orologi sarebbe stato in grado di apprezzare i pezzi più intellettuali, o sarebbe rimasto focalizzato sullo sportivo/contemporaneo?”. Questa domanda ha avuto risposta senza dubbio positiva dal mercato, tanto da far dire in chiusura d'asta ad Aurel Bacs, senior consultant Bacs & Russo e ad Alexandre Ghotbi, head of watches per l'Europa Continentale e il medio oriente di Phillips Watches, che si tratta di “un enorme balzo in avanti per l'orologeria indipendente e il collezionismo in generale”.



Prosegue De Marco: “I nuovi collezionisti mostrano enorme conoscenza del prodotto, oltre che sensibilità tecnica ed estetica, e la capacità di apprezzare anche nuove marche indipendenti con piccole produzioni. F. P. Journe, per esempio, piace per uno stile unico ma elegante, in grado di reinterpretare in chiave moderna concetti antichi (il Resonance, per esempio, è ispirato da un orologio da tasca del 1818). Si può dire che i suoi orologi rappresentano l'eleganza del nuovo millennio”.

François-Paul Journe fino al 1985 si occupa di restauro di orologi antichi. Nel 1996, dopo aver vinto il premio Gaia, apre il suo atelier a Ginevra. 900 circa i pezzi prodotti, numero che rende l'idea dell'esclusività del prodotto. “Prima i gusti erano molto più allineati.

Ora il mercato è allargato, c'è più gente, c'è più fame. Il collezionismo classico era molto intellettuale, arrivando addirittura, nei casi di purismo estremo, a guardare con un certo grado di snobismo orologi sportivi tipo i Rolex. In fondo, si può considerare una forma di ignoranza dovuta a un mercato ancora acerbo. Ora i collezionisti diventano sempre più esperti, e dunque esigenti e sofisticati, tanto a New York quanto a Hong Kong”.

Non basta solo il virtuosismo tecnico, occorre un preciso codice estetico per avere successo in questo mercato così esigente. Una base clienti tanto consapevole e informata”, osserva De Marco, “trova in Instagram un veicolo promotore degli orologi di maggior successo”. È un fatto che il collezionismo del nuovo millennio sia stato spinto anche dal web. “I primi blog (inizio 2000), erano un po' troppo intellettuali e specialistici, poi però sono arrivati quelli più pop. In particolare va ad alcune testate online, come Hodinkee o SJX, il merito di aver allargato il mercato degli orologi vintage, virtualizzando il collezionismo”, e rendendo superfluo il fatto di possedere o meno fisicamente un orologio.

Anche nel mondo dell'orologeria d'alta gamma, vince l'esperienza. Del resto, il tempo è inafferrabile.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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