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Il Patek Philippe dell’Ultimo Imperatore e il suo mistero | WeWealth

Il Patek Philippe dell’Ultimo Imperatore e il suo mistero

Teresa Scarale
Teresa Scarale
31.5.2023
Tempo di lettura: 4'
La Phillips’ Imperial Patek Philippe Sale di Hong ha sancito il ritorno sotto ai riflettori di un orologio che si pensava perduto, quello appartenuto a Pu Yi (o Puyi), ultimo imperatore di Cina. Un pezzo che reca con sé i segni della Storia, della leggenda, del destino. Con esso, altri effetti personali dell’uomo che visse sulla sua pelle il tramonto di un’epoca

Si pensava perduto, non si sa come il suo proprietario ne fosse entrato in possesso: il Patek Philippe referenza 96 Quantieme Lune di Aisin-Gioro Pu Yi (1906-1967), ossia l’ultimo imperatore di Cina. Un pezzo che definire figlio della storia non è eccessivo: questo orologio da polso del 1937 reca tutti i segni della travagliata vita del suo possessore, raccontata da Bernardo Bertolucci nel suo film capolavoro del 1987, L’ultimo imperatore (The Last Emperor). Si pensava fosse andato perduto e invece, a distanza di 56 anni dalla morte del suo proprietario, è riemerso dalle maglie del tempo e ha incassato 6,6 milioni di dollari Usa, commissioni incluse, nell’asta di Phillips Hong Kong del 23 maggio 2023. Si tratta di un modello molto raro: gli esperti credevano che di questa referenza ne esistessero sette al mondo, quella di Pu Yi è l’ottava. La sua creazione è attestata dagli archivi Patek Philippe che menzionano «un quadrante argentato, una zona in oro rosa e indici smaltati prodotto a partire dal 1929 e successivamente venduto il 6 ottobre 1937». 


Nella stessa seduta sono stati venduti altri cimeli dell’ultimo sovrano del Celeste Impero: un ventaglio di carta inscritto, un taccuino manoscritto, dipinti ad acquerello e un'edizione stampata in pelle dei Dialoghi di Confucio. «Un’asta memorabile» l’ha definita Thomas Perazzi, capo degli orologi per l’Asia di Phillips. L’asta inaugurava l’operatività della nuova sede di Phillips in Asia, nel distretto culturale di West Kowloon a Hong Kong.

L'orologio Patek Philippe dell’Ultimo Imperatore: le sue caratteristiche tecniche 

Il Patek Philippe referenza 96 presenta una cassa modernista in platino con influenze Bauhaus racchiude un meccanismo di movimento Victorin Piguet ébauche, un indicatore delle fasi lunari e un calendario a tripla data in un'unica configurazione "Roulette" ultra-sottile. La cassa Calatrava – identificata dal timbro “Key number 4” – fu realizzata da Antoine Gerlach. Il quadrante presenta numeri arabi abbinati a un anello in oro rosa e a lancette Feuille. Una curiosità: il movimento Victorin Piguet prende l’appellativo di ébauche, ovvero “incompleto” in quanto prodotto originariamente durante il crollo economico del 1929, e poi mai incassato nell’orologio cui era destinato. Degli otto esemplari esistenti al mondo, solo questo di Pu Yi e altri due vantano una configurazione araba smaltata a “roulette”. Di questi ultimi, uno è oggi parte della collezione del museo Patek Phillipe, l’altro non appare sul mercato dal 1996, anno in cui lo acquistò un collezionista privato.



Gli altri oggetti personali di Aisin-Gioro Puyi presenti in asta 

Spicca fra tutti il ventaglio di carta rossa dall’ex imperatore regalato al suo interprete, su cui lo stesso Pu Yi inscrisse una poesia da lui composta: 

Non è ancora l'alba nel cortile, 

la luce della luna filtra dalla finestra a sud. 

Seduti insieme vicino alla lampada, la lunga atmosfera silenziosa dura

Dedicato al mio compagno Bie'ermiankuofu (Permyakov) a Tokyo il 19 agosto 1946, da Aisin-Gioro Pu Yi

Vi è poi un’edizione in pelle rilegata dei Dialoghi di Confucio del periodo delle Primavere e degli Autunni (770-481 a.C.), testimonianza dell’attaccamento di Puyi ai valori e agli insegnamenti tradizionali del confucianesimo. E poi quindici acquerelli attribuiti al cognato di Puyi, Runqi, raffiguranti vari aspetti della cultura e della vita cinese. Infine, il diario. Un quaderno manoscritto durante i cinque anni di permanenza in Unione Sovietica. Il contenuto si concentra principalmente sui costumi e sulla vita quotidiana in Cina.


Aisin-Gioro Puyi, l'ultimo imperatore della dinastia Qing (1906-1967): cenni biografici 

La leggenda di una vita che di ordinario non ebbe nulla fu scritta (anche) dal film L’ultimo imperatore (Bernardo Bertolucci, 1987). Struggente e monumentale, la pellicola racconta la storia di questo bimbo nato nel 1906 e sottratto nemmeno treenne alla madre, in virtù della sua investitura celeste imperatore da parte dell'imperatrice vedova Cixi, una sua zia. Salì al trono con il nome di Xuantong. La Rivoluzione Xinhai lo costrinse ad abdicare solo quattro anni dopo, nel 1912: gli fu tuttavia concesso di restare a vivere con la sua corte nella Città Proibita, da dove fu espulso nel 1924. Dieci anni dopo, fu dichiarato imperatore del Manciukuo, uno Stato fantoccio giapponese nella Cina continentale. Con la sconfitta del Giappone nel 1945, Pu Yi fu catturato all'aeroporto di Shenyang dall'Armata Rossa sovietica, detenuto prima a Chita e poi nel campo di detenzione di Khabarovsk per cinque anni. 


Durante il periodo trascorso in Unione Sovietica, Pu Yi sviluppò una stretta amicizia con il suo interprete, Georgy Permyakov. Dopo la vittoria del presidente Mao Zedong in Cina, le autorità sovietiche acconsentirono al suo rimpatrio in Cina, nel 1950, dove alcuni anni dopo poté beneficiare dell’amnistia e diventare cittadino della Nuova Cina. Secondo un resoconto di prima mano del nipote dell'Imperatore, fu in quell'occasione che Pu Yi regalò l'orologio¬ – di cui era misteriosamente rimasto in possesso – al suo amico interprete. Nel corso della sua vita fu anche nominato “commissario per i materiali culturali e storici” dal Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese. Morì per malattia a Pechino all'età di 61 anni, il 17 ottobre 1967. Il film biografico del 1987 fu la prima produzione occidentale cui la Repubblica Popolare Cinese concesse di girare nella Città Proibita.


Più di un record per il Patek Philippe dell’Ultimo Imperatore 

Non è chiaro come Pu Yi sia arrivato a possedere l'orologio. Tuttavia non sorprende che la sua eccezionale provenienza abbia permesso a Phillips di stabilire tre record d’asta: la cifra più alta mai pagata per un Patek Philippe referenza 96; l’esborso più elevato per qualsiasi orologio da polso già posseduto da un imperatore e il record assoluto per qualsiasi lotto venduto da Phillips Watches in Asia. Il taccuino con i dialoghi di Confucio è stato venduto a 122.000 dollari, cinque volte la stima. Il ventaglio rosso ha invece cambiato proprietario per 77.846 dollari, sei volte la stima di prevendita. Thomas Perazzi, capo degli orologi per l’Asia, Phillips, si è detto «entusiasta di questa vendita innovativa per la comunità internazionale dei collezionisti». Aggiungendovi l’orgoglio per «la risposta entusiasta dei collezionisti di tutto il mondo. Gli oggetti appartenenti a Puyi hanno fatto il giro del mondo (nei consueti tour pre asta), attirando poi in asta partecipanti da 56 paesi, di età compresa tra i 25 e i 60 anni».


Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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