Gemme e diamanti, passione che non conosce crisi

Teresa Scarale
Teresa Scarale
27.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Quello delle pietre preziose è un mercato oligopolistico, sapientemente controllato. E la domanda di fascia altissima è sostanzialmente insensibile a prezzi e crisi, come i super yacht. Ne abbiamo parlato con Massimo Gismondi, ceo di Gismondi 1754

“Il momento che siamo vivendo è particolare. E non mi riferisco all’Ucraina, che pure sta avendo un impatto importante sul valore delle materie prime”. A parlare è Massimo Gismondi, ceo di Gismondi 1754. “I prezzi delle commodity erano in aumento da almeno sei-sette mesi prima che scoppiasse la guerra”. Per quanto riguarda i preziosi e l’oro, il trend era in salita già da prima. Le gemme non reagiscono immediatamente alle oscillazioni di mercato, diversamente dall’oro. In particolare, le pietre preziose avevano subito un deprezzamento fino a giugno 2020 (-10% circa), per poi risalire lentamente, fino a raggiungere i massimi storici.

“Già a gennaio 2022, quindi prima della guerra, erano salite del 30% sui valori medi di mercato. La guerra ha accelerato l’incremento di un ulteriore 10%: come in ogni momento di crisi, le gemme rare e l’oro vengono considerati un bene rifugio, essendo una fonte di diversificazione completa”. Ma i fattori che spingono al rialzo i prezzi vanno al di là della guerra e dell’inflazione. Il mercato dei diamanti è oligopolistico, controllato da poche società minerarie (Rio Tinto, De Beers, Canadian, Alrosa, Leviev, Argyle). Erano state queste ultime, a seguito della pandemia, a decidere di tagliare drasticamente la produzione di minerale grezzo, quello destinato ad essere tagliato e commercializzato attraverso le borse internazionali.

Massimo Gismondi. Tutte le foto sono courtesy Gismondi 1754 

Una mossa strategica, utile a stabilizzare la domanda e a far aumentare i prezzi. Poi, la dilatazione di tempi di consegna ha fatto il resto. I costi di trasporto impattano ben poco: un diamante occupa poco spazio. Ci sono state differenze, nella evoluzione delle dinamiche di prezzo delle varie asset class? “I diamanti di colore D, E, F, i purissimi, sono le pietre che sono aumentate di più (del resto il 90% della domanda di brillanti è per gli incolori, ndr). Fra quelli fantasia, ossia i colorati, il primato spetta ai gialli, che hanno registrato un +30% a marzo rispetto a novembre 2021. I gialli di migliore qualità si estraggono in Sierra Leone. Ogni saturazione ha la sua miniera.

L’altissimo di gamma fancy, come i diamanti rosa, blu o rossi, sono pure aumentati, ma in misura meno consistente. Il motivo è che il giallo è un colore meno esclusivo del blu e del rosa, e quindi disponibile per una fascia di clientela più ampia. La domanda arriva dalla Cina, ma molto anche dagli Usa”. Si segnala pure un certo interesse nei confronti dei diamanti marroni, soprattutto in abbinamento al giallo. L’attributo di vivid è quello che qualifica la massima intensità esistente di un determinato colore di gemma. Dopo i diamanti, le pietre che performano meglio sono gli smeraldi, soprattutto colombiani. Le gemme più rare e costose fra le pietre di colore sono i rubini, attualmente le più scarse in assoluto.

E i diamanti verdi? “Il diamante verde è una gemma molto rara, straordinaria. La saturazione del verde viene dopo il blu, e per intensità può essere paragonato al rosa. Le grandi dimensioni sono veramente eccezionali. Negli ultimi due-tre anni sono leggermente aumentati in numero, grazie ad alcune miniere del Sudamerica, ma restano rarissimi. Personalmente ho avuto occasione di tenere fra le mani una gemma da 30 carati: nemmeno prezzabile tanto era il suo valore. Si parlava – indicativamente – di 120 milioni di dollari.

Raramente chi compra una pietra la vuole da sola. Ne consegue l’aumento di valore dell’asset gioiello. “I gioielli sono una fonte di diversificazione concreta, indossabile. Non si consumano, aumentano di valore, sono eterni”. Per quanto riguarda la monetizzazione dell’investimento, Gismondi per esempio è gem broker, compra la pietra direttamente dal produttore, prima del taglio, senza passare dalle borse (Mumbai, New York, Tel Aviv, Anversa, Hong Kong).


E, su richiesta del cliente, può procedere alla vendita del diamante sulle borse internazionali, ponendosi dunque in una trattativa b2b. “In queste piazze, la quotazione del diamante non è istantanea, come per gli asset finanziari. Le contrattazioni ci sono tutti i giorni, ma il listino è settimanale”. Nello specifico, le borse regolamentate a livello internazionale sono le borse diamanti, per cui esiste il listino ufficiale basato sul Rapaport. “Per le pietre di colore non esiste una borsa. Quel mercato, non essendo regolamentato, va affrontato con estrema attenzione e solo se si posseggono le giuste competenze. È molto più instabile rispetto a quello dei diamanti. Si deve essere in grado di dare valutazioni attendibili, puntuali e aggiornate. Per esempio, le tormaline Paraiba 20 anni fa erano quasi ignorate dal mercato, e si potevano acquistare a pochi dollari a carato”. 

Ora invece sono costosissime, nell’ordine di “qualche migliaia di dollari a carato”. O ancora, si pensi agli smeraldi, leggermente calati di prezzo quando erano state scoperte nuove miniere nello Zambia, che produce dieci volte le pietre della Colombia. “Lo stesso potrebbe accadere quando si sfrutteranno i siti del Panjshir, in Afghanistan”. In generale, per investire in pietre preziose, è bene avvalersi di un consulente patrimoniale o di un professionista esperto. Si tratta di un mercato molto sofisticato, lontanissimo da quello dei diamanti da investimento venduti in banca, finito sotto i riflettori qualche anno fa.

È essenziale acquistare pietre che abbiano certificazioni internazionali (come la più nota, la GIA o le più importanti certificazioni belghe, la HRD o la IGI di Anversa). L’investimento nel diamante, così come quello nelle pietre preziose, è da considerarsi a medio lungo termine. È raro però che si acquisti una gemma senza il supporto di un gioiello. Quali sono le tipologie di gioie più richieste? “Gli anelli in assoluto, poi bracciali e gli orecchini. Le collane, più impegnative, non conquistano il podio”.

Si possono fare previsioni di mercato per i prossimi anni, con le cautele del caso e al netto di ulteriori shock? “Quello delle pietre preziose e dei diamanti in particolare è un trend costantemente in salita, come visto. Se guardiamo allo storico degli ultimi 50 anni, il diamante è sempre cresciuto del 3-4% all’anno. A prescindere dagli sbalzi degli ultimi tempi, si può affermare con ragionevole certezza che la crescita proseguirà: le società di estrazione hanno contratti firmati per i prossimi decenni. Nel corso del 2022 credo che il mercato tenderà a stabilizzarsi, il meccanismo è avviato da tempo”. 

C’è poi un interessante parallelismo fra domanda di diamanti grossi (un diamante è considerato grande se è superiore ai 10 carati) e quello dei super yacht. La domanda di natanti superiori ai 50 metri, a differenza di quella dei 10-20 metri, più commerciali, non diminuisce, nemmeno nei momenti di recessione. Come quella dei diamanti di fascia altissima. Dando invece un’occhiata a oro, argento, platino, metalli preziosi in generale, bisogna considerarli almeno in parte come commodity, utilizzabili anche per ragioni industriali. Il mercato dei metalli è molto più volatile rispetto a quello delle pietre. E i diamanti russi, soffriranno le sanzioni? “Nei fatti, no. Non approderanno più direttamente in Europa per il taglio. Faranno semplicemente un giro più lungo, dopo essere stati lavorati in Cina o in india, per esempio”.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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