Pensioni, perché Draghi ha scelto la linea dura

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In Italia l’età pensionabile è molto elevata, ma nella pratica si va in pensione ben prima della media Ocse

Già prima dell’entrata in vigore di Quota 100, fra 2013 e 2018, la differenza fra età di pensionamento teorica e pratica in Italia era di 3,7 anni per gli uomini e di 4,1 anni per le donne. Nessun Paese Ocse vede una differenza tanto ampia

Dagli ultimi aggiornamenti sulla manovra sembra che il governo Draghi si stia avvicinando ai suggerimenti dell’Ocse limitando, per l’appunto “il prepensionamento sovvenzionato” che l’organizzazione parigina non ha mai appoggiato

“Io ho sempre detto che non condividevo Quota 100: ha una durata triennale e non verrà rinnovata”: la fermezza che traspariva da queste parole di Mario Draghi, si era guadagnata un’ampia copertura mediatica lo scorso 22 ottobre. Alcuni giorni dopo, l’incontro fra governo e sindacati sul futuro della previdenza in Italia ha confermato che le finestre per il pensionamento anticipato si faranno più anguste – deludendo le attese delle parti sociali che hanno promesso la mobilitazione. Il premier Draghi, del resto, aveva già dettato la linea: “Quello che occorre fare ora è assicurare gradualità nel passaggio alla normalità”.

Ma di quale normalità si parla? Niente di più se non i requisiti fissati dalla Legge Fornero, che non è mai stata riformata, bensì affiancata da misure volte a ridurne “l’asperità”: come l’Ape sociale, che consente un pensionamento anticipato per alcune categorie di lavoratori impiegati in settori usuranti, o Quota 100, una “via di fuga” temporanea che si chiuderà a fine anno. Ma la “normalità” è rappresentata dai 67 anni d’età necessari per ottenere la pensione, stabiliti nella Fornero.

Ciò che spesso non viene ricordato è che, in Italia, la realtà è molto distante dai requisiti generali: in nessun altro Paese Ocse, infatti, la distanza fra l’età media di pensionamento effettivo e quella normale è più ampia. E questo già prima che entrasse in vigore Quota 100. Secondo l’analisi comparativa più recente fra quelle condotte dall’Ocse, in Italia gli uomini sono andati in pensione mediamente a 63,3 anni, nel periodo compreso fra 2013 e 2018: in sostanza, con un anticipo di 3,7 anni rispetto ai 67 anni previsti dalla legge. Nel caso delle donne l’età media per il pensionamento è di 61,5 anni – contro i 66,6 di requisito nel periodo 2013-18.

In parte, il fenomeno è dovuto anche a un requisito anagrafico particolarmente elevato, di circa tre anni superiore alla media Ocse: solo Norvegia, Islanda e Israele fissano un’età pensionabile altrettanto elevata. Nei fatti, però, in Italia si va in pensione mediamente prima rispetto alla media; per la precisione, 2,1 anni in anticipo rispetto ai 65,4 anni osservati nei Paesi più industrializzati, per gli uomini, e 2,2 anni prima nel caso delle donne.

Nella classifica generale, che pone in cima i Paesi dall’età effettiva di pensionamento più elevata, l’Italia risulta 30esima su 39 giurisdizioni analizzate dall’Ocse, nel caso degli uomini e 28esima per le donne. Fra i grandi Paesi europei, solo in Spagna e in Francia si va in pensione prima rispetto a quanto avviene in Italia (62,1 e 60,8 anni rispettivamente per gli uomini e 61,3 e 60,8 per le donne).

L’introduzione di Quota 100 nel 2019 non può che aver contribuito ampliare il fenomeno espresso da questi numeri. Per questo, probabilmente, il presidente del Consiglio Draghi ha sottolineato il concetto di “passaggio alla normalità”. In nessun altro Paese, come abbiamo visto, si osserva uno scarto così ampio fra i requisiti generali e l’età di pensionamento effettiva.

Nel novembre 2019, in seguito all’approvazione di Quota 100, l’Ocse aveva dedicato un focus specifico sull’Italia nel suo Pension at a Glance. Dopo aver definito il provvedimento come una “marcia indietro”, l’organizzazione aveva affermato che “l’aumento dell’età effettiva di pensionamento dovrebbe essere la priorità, con la necessità di limitare il prepensionamento sovvenzionato e di implementare debitamente i collegamenti con l’aspettativa di vita”.

Dagli ultimi aggiornamenti sulla manovra sembra che il governo Draghi si stia avvicinando ai suggerimenti dell’Ocse limitando, per l’appunto “il prepensionamento sovvenzionato” che i sindacati desiderano, seppur in forma rinnovata, mantenere più generoso rispetto a quanto l’esecutivo sia disposto ad accettare.

Ma le sfide per il sistema pensionistico italiano vanno ben al di là del solo innalzamento dell’età effettiva di pensionamento. Come ricordava l’Ocse nel suo focus, “una carriera lavorativa pienamente coperta dai contributi oggi non è comune in Italia e potrebbe esserlo ancora meno in futuro”. Con interruzioni nei contributi di 5 anni la pensione italiana si riduce di circa il 10%, ben oltre la media Ocse. “Il rischio di carriere incomplete potrebbe essere amplificato dall’espansione delle forme di lavoro non standard”, il cui effetto collaterale sarebbe anche quello di ridurre il precario equilibrio del sistema pensionistico italiano.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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