Oro, in pausa dopo il rally: e ora? Come investire nel metallo giallo

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Come investire in oro adesso

L’oro ha ripetutamente aggiornato i massimi storici, superando i 2.500 dollari l’oncia. Occhi puntati sul discorso del numero uno della Fed, Jerome Powell, in calendario venerdì a Jackson Hole

Indice

  • De Casa: “I mercati prezzano – forse con troppo entusiasmo – aspettative per tagli di 100 bps da qui a fine anno e l’oro ne ha chiaramente beneficiato”
  • Secondo Sartorelli, in un portafoglio diversificato è sempre opportuno avere una quota di oro; in genere, non superiore al 5%

Il rally dell’oro si prende una pausa, dopo aver ripetutamente aggiornato i massimi storici superando i 2.500 dollari l’oncia. Gli occhi dei mercati sono puntati sul discorso del numero uno della Federal Reserve Jerome Powell, atteso a Jackson Hole venerdì pomeriggio, alla ricerca di indizi sulla traiettoria dei tassi di interesse. Ma secondo gli analisti sono diversi i fattori che potrebbero condizionare la corsa del metallo giallo.

Oro: cosa c’è dietro la corsa del metallo giallo

Finora le banche centrali sono state “le grandi protagoniste” insieme all’incertezza geopolitica, racconta a We Wealth Carlo Alberto De Casa, analista per Swissquote. “Nel 2022 e nel 2023 le banche centrali hanno comprato oro a mani basse, oltre mille tonnellate l’anno. Un trend destinato a proseguire nel 2024 (e probabilmente non solo)”, dice De Casa. Stando ai dati ufficiali in arrivo dalla Cina, la Banca popolare cinese avrebbe interrotto gli acquisti da tre mesi. Per molti analisti, però, si tratta puramente di una tattica per comprare oro a prezzi più bassi e la salita del prezzo delle ultime settimane lo certificherebbe. “Le banche centrali, tuttavia, sono protagoniste anche per le aspettative di politiche monetarie più accomodanti”, aggiunge l’analista. Fra tutte le Fed che, stando alle attese, ritoccherà il costo del denaro tra poco meno di un mese.

Fed, verso il taglio dei tassi a settembre

Il prossimo meeting della banca centrale a stelle e strisce si terrà infatti il 18 settembre. Se fino ad alcune settimane fa i dubbi degli operatori ruotavano intorno alla tempistica del primo taglio ai tassi, ora ci si chiede se sarà di 25 punti base o di 50 punti base. “I mercati prezzano – forse con troppo entusiasmo – aspettative per tagli di 100 bps da qui a fine anno e l’oro ne ha chiaramente beneficiato. Ciò ha anche spinto al ribasso il dollaro, favorendo ulteriormente il rally del metallo giallo”, dichiara l’analista. “Un altro aspetto che sta favorendo l’oro, oltre alla debolezza del dollaro, è legato alle tensioni geopolitiche, con il complesso quadro in Medio Oriente, oltre alla Guerra fra Russia e Ucraina, che purtroppo appare ancora lontana da una fine”, osserva De Casa. “Da notare poi come negli ultimi mesi sia tornata positiva anche la domanda di Etf aurei, con un quadro complessivamente molto solido per l’oro”. Per Eugenio Sartorelli, membro del board di Siat, le principali motivazioni della corsa dell’oro sono legate a uno scenario di incertezza che parte soprattutto dal mercato statunitense, con possibili turbolenze sul fronte economico e una campagna elettorale presidenziale pronta a entrare nel vivo. “Pesa anche la discesa del dollaro, che prosegue da inizio luglio e sta accelerando da inizio agosto”, conferma Sartorelli.

Oro: può segnare nuovi massimi?

Guardando ai prossimi mesi, secondo Sartorelli il prezzo dell’oro potrebbe rimanere su livelli elevati da qui a fine anno, ma “non su livelli stratosferici”. Un nemico del rialzo, per l’esperto, sarebbe una ripresa della forza del dollaro. De Casa invece ribadisce un eccessivo entusiasmo relativamente alle mosse della Fed, che di fatto arrivano per scongiurare i rischi di rallentamento economico. “Ci sono più probabilità che i tagli della banca centrale statunitense siano fra i 50 e i 75 bps”, stima De Casa. “In altre parole, mi aspetto un oro che possa consolidare su questi valori. Il che sarebbe già un grande traguardo, considerando il rialzo di oltre 20 punti percentuali fatto registrare da inizio anno”.

Oro, da inserire in portafoglio: ma come?

Intanto, i titoli auriferi brillano, ma non da record. “Se guardiamo l’S&P Global Mining Gold Index, è in deciso rialzo da fine febbraio e ha accelerato nelle ultime due settimane”, racconta Sartorelli. “Tuttavia l’indice (come altri del settore) non è sui massimi storici e non credo verranno raggiunti. In generale, in situazioni di tensioni generale, si preferisce andare direttamente sull’oro”. Ma come? Secondo Sartorelli, in un portafoglio diversificato è sempre opportuno avere una quota del metallo giallo, non superiore al 5%. In una fase di prezzi sui massimi, avverte, non è tuttavia opportuno aumentare la propria quota o iniziare a investire. “Meglio attendere eventuali correzioni verso i primi supporti posti in area tra 2.350 e 2.300”, suggerisce Sartorelli. “L’investitore oggigiorno ha molte possibilità per puntare sull’oro”, interviene De Casa. “Può acquistare oro fisico (lingotti, barre, monete e gioielli): un’opportunità senz’altro affascinante, ma con spread spesso elevati. Per chi mira a operazioni di breve termine gli Etf (Exchange-traded fund) o i Cfd (Contratti per differenza) possono rappresentare uno strumento più indicato”, sostiene l’analista. Fra i vantaggi potenziali dei Cfd vi è la leva finanziaria, che amplifica eventuali profitti ottenuti. Attenzione però, conclude De Casa: lo stesso moltiplicatore sarebbe presente anche in caso di ribassi, ingrandendo anche eventuali perdite.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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