Il 2025 ha confermato la ritrovata vitalità del private capital italiano. Gli investimenti in private equity sono cresciuti del 17% e quelli in private debt addirittura del 66%, secondo i dati AIFI. Una dinamica che segnala come l’interesse verso le PMI del nostro Paese sia tutt’altro che in calo. A trainare il mercato sono sia i fondi internazionali sia gli operatori domestici specializzati nello small and mid-market, sempre più attivi in strategie di consolidamento e sviluppo industriale. Tra questi, Riello Investimenti SGR – attiva da oltre 25 anni nel private equity, nel private debt e nel venture capital – rappresenta uno dei player più radicati nel tessuto imprenditoriale italiano. Ne parliamo con il founder e presidente Nicola Riello, per capire perché l’Italia continui a essere un terreno fertile per i fondi e quali opportunità si aprono per le imprese in una fase segnata da aggregazioni, transizioni tecnologiche e cambi di generazione.
Negli ultimi anni il private capital ha mostrato una forte accelerazione in Italia. Che cosa rende oggi il Paese così interessante per gli investitori?
L’Italia è un mercato unico in Europa: un Paese in cui le PMI rappresentano l’ossatura produttiva e custodiscono competenze industriali, know-how specifici e una forte vocazione all’export. In questa fase, caratterizzata da tassi più stabili e un crescente interesse verso strumenti alternativi, il private capital è in grado di intercettare aziende solide, con una elevatissima esposizione all’export, che necessitano di risorse per crescere. Gli investitori internazionali guardano con interesse allo small-mid-market italiano perché trovano imprenditori preparati, realtà sane e un potenziale di creazione di valore ancora molto significativo.
Riello Investimenti è attiva da oltre 25 anni nel private capital. Qual è la vostra cifra distintiva?
Siamo nati con un DNA industriale e questo approccio rimane al centro della nostra attività. Sosteniamo le aziende non solo con capitali ma con un percorso di crescita strutturato, accompagnandole nel miglioramento del business, nell’organizzazione, nella managerializzazione e nella governance. Oggi gestiamo fondi di private equity, private debt e venture capital: un modello multi-strategia che ci permette di rispondere alle diverse esigenze finanziarie delle PMI e di asset allocation degli investitori, mantenendo una forte coerenza industriale e un presidio diretto sul territorio.
Ci può fare qualche esempio di operazioni che raccontino il vostro modo di lavorare?
Dalla nostra fondazione abbiamo realizzato circa 60 operazioni: 25 nel private equity, 28 nel private debt e 5 nel venture capital. In ambito private equity, due casi raccontano bene il nostro approccio. Il primo è Golden Goose, dove siamo entrati nel 2013 e usciti nel 2015 con un ritorno importante, sostenendo il percorso di espansione di un marchio allora di nicchia, nel quale avevamo intravisto del potenziale, tanto che oggi è diventato effettivamente una delle eccellenze del lifestyle italiano. Il secondo è l’aggregazione tra Pool Service e Medavita, da cui è nato il gruppo internazionale Beautynova, operazione che esprime il valore di strategie di buy and build per lo sviluppo internazionale. Esempi che dimostrano la nostra attitudine nello scovare futuri campioni prima che lo diventino. Sul fronte del private debt, abbiamo sostenuto realtà come CMC, ICF, A.R.S Tech, Omnia A.M., SunCity, Cover Power Tech., Montalbano Dedem e tanti altri, finanziando progetti di crescita, efficientamento e sviluppo industriale. Anche qui l’approccio è attivo: non ci limitiamo all’erogazione, ma affianchiamo il management nel monitoraggio e nella realizzazione degli obiettivi. L’ultimo nato, il venture capital, ci consente di supportare lo sviluppo delle nuove tecnologie applicate all’agroalimentare, settore in cui l’Italia è leader indiscussa e nel quale l’innovazione è la vera sfida per il futuro.
Il tema delle aggregazioni è centrale per le PMI italiane. Perché oggi è così rilevante?
Per competere su mercati globali servono dimensioni adeguate, più capacità di investimento e una struttura manageriale solida. Molti settori italiani sono ancora caratterizzati da una forte frammentazione: un elemento che in passato ha generato resilienza, ma che oggi può diventare un limite. Inoltre, il 92% delle aziende italiane è a conduzione familiare e una parte significativa vive un delicato passaggio generazionale. Le operazioni di aggregazione permettono alle imprese di crescere più rapidamente, rafforzare la posizione competitiva e ridurre i rischi operativi. I fondi di private equity, come soggetti terzi, facilitano questo processo costruendo alleanze che difficilmente nascerebbero spontaneamente tra concorrenti storici.
Come integrate la sostenibilità nei vostri investimenti?
La sostenibilità è un driver strutturale del nostro modello. Da anni utilizziamo un sistema proprietario di analisi ESG disegnato sulle PMI, perché valutare queste aziende non è paragonabile all’analisi delle grandi quotate. Le supportiamo nella creazione di percorsi di rendicontazione, nella gestione dei rischi e nel miglioramento delle performance ambientali e sociali. I risultati ci confermano che la direzione è quella giusta: molte delle nostre partecipate hanno iniziato a monitorare e rendicontare i propri dati di sostenibilità fin dai primi mesi e oltre il 30% ha già redatto un report volontario completo.
Quali sono le priorità per Riello Investimenti nei prossimi mesi?
Continuiamo a lavorare sulla crescita dimensionale delle PMI italiane e del Made in Italy nel mondo. Stiamo proseguendo la raccolta del fondo di private equity Buy and Build Opportunities, dedicato a progetti di aggregazione in Italia e all’estero, e stiamo portando avanti l’attività del nostro fondo di venture capital, Linfa. Sul fronte del private debt, è prevista nella prima metà del 2026 la promozione del terzo fondo, orientato al sostegno della transizione energetica e digitale e di progetti ad alto impatto industriale. L’obiettivo di Riello Investimenti SGR rimane lo stesso da 25 anni: essere un interlocutore solido per le migliori PMI, contribuire allo sviluppo dell’economia reale italiana e offrire agli investitori soluzioni di investimento con rendimenti stabili e volatilità contenuta.
Articolo tratto dal n° di dicembre di Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.
