- Nvidia supera la capitalizzazione di mercato di 4mila miliardi di dollari. È la prima azienda a raggiungere questo valore
- Debach: “Negli ultimi 10 anni ha generato un rendimento di oltre il 34.000%, diventando il miglior titolo a larga capitalizzazione dell’universo azionario occidentale”
Nvidia riscrive la storia dei mercati: con l’ultimo balzo a Wall Street, nella seduta di mercoledì, il colosso dei chip ha superato per la prima volta la capitalizzazione di mercato di 4mila miliardi di dollari. Una corsa ai record iniziata in realtà poco più di un anno fa: l’azienda californiana aveva toccato infatti i 2mila miliardi di dollari nel febbraio 2024, per poi sfondare il tetto dei 3mila miliardi di valore di mercato quattro mesi dopo.
“Non è una questione di primati anagrafici. È una questione di peso specifico. Ed è proprio quel peso a raccontare dove sta andando la traiettoria globale dei capitali”, osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. Basti pensare che il colosso rappresenta il 7,32% dell’S&P 500, una percentuale che sale al 9,27% nel caso del Nasdaq 100, dove la concentrazione è ancora più decisa. “Sono numeri che trasformano una leadership tecnologica in un dominio narrativo e finanziario. Nvidia non è semplicemente parte del mercato. Oggi, lo plasma”, dice l’analista.
Nvidia: le ragioni dietro il record storico
A trinare Nvidia verso l’ultimo record storico a Wall Street, secondo alcuni osservatori del mercato, sarebbe la recente revoca del Dipartimento del commercio americano alle restrizioni sull’esportazione di tecnologia per la progettazione di chip verso la Cina, nell’ambito di un accordo commerciale tra Washington e Pechino. Una notizia accolta positivamente anche da altri titoli del settore, da Siemens a Cadence Design Systems fino a Synopsys.
“Il lungo termine non racconta una storia diversa”, continua Debach, tornando alla società californiana. “Negli ultimi 10 anni Nvidia ha generato un rendimento di oltre il 34.000%, diventando il miglior titolo a larga capitalizzazione dell’universo azionario occidentale con market cap superiore ai 5 miliardi di dollari”. Dietro a queste cifre, secondo l’analista, non ci sarebbe soltanto innovazione. “C’è la capacità di incarnare una narrativa dominante e trasformarla in struttura di portafoglio. Nvidia è passata dall’essere un motore grafico per videogiochi all’essere la dorsale computazionale dell’intelligenza artificiale globale. E finché l’intelligenza artificiale resta il paradigma guida dell’allocazione, Nvidia resta il suo assetto centrale”.
Verso la trimestrale del colosso dei chip
Gli occhi sono puntati ora alla trimestrale di Nvidia, in uscita il 27 agosto, alla ricerca di indizi sul futuro dell’intelligenza artificiale. “La domanda da porsi non è se i numeri saranno sopra le attese, lo sono da 10 trimestri consecutivi, almeno lato utile per azione”, ricorda Debach. Guardando con lo specchietto retrovisore all’ultimo trimestre, si è chiuso infatti con ricavi a 44 miliardi di dollari, più di 800 milioni oltre le previsioni. “Ma il dato più impressionante non è lo scarto rispetto al consenso. È la sequenza”, continua l’analista: a inizio 2023 il colosso dei chip fatturava 6 miliardi a trimestre, mentre oggi ne incassa più di 44 miliardi, con un Ebit che supera i 23 miliardi, un margine operativo del 52% e una cassa da 27 miliardi.
Le prospettive per l’intelligenza artificiale
La prossima trimestrale di Nvidia, secondo l’esperto, potrebbe quindi offrire uno spaccato ancora più nitido della nuova traiettoria che l’intelligenza artificiale sta imponendo all’economia globale. “Non siamo più nel ciclo hype dell’adozione, ma nel cuore della trasformazione industriale. La novità, rispetto a pochi mesi fa, è l’accelerazione verticale dell’inferenza su modelli di reasoning come DeepSeek. Non si tratta più solo di addestrare modelli, ma di metterli al lavoro in tempo reale. E ogni token generato costa potenza computazionale. I numeri parlano chiaro: Microsoft nel solo primo trimestre 2025 ha superato i 100 trilioni di token”, dichiara Debach a We Wealth.
“In questo contesto, Nvidia ha posizionato la sua architettura Blackwell come thinking machine, costruita attorno all’inferenza distribuita su larga scala. Il passaggio da Hopper a Blackwell è stato fulmineo: già alla fine del primo trimestre Blackwell rappresentava il 70% dei ricavi data center. Ma non basta. È già in fase di sampling presso i cloud provider la nuova generazione, GB300, progettata per spingere ancora più in là le capacità di reasoning, con un +50% di performance inferenziale”, aggiunge l’analista. Allo stesso tempo, si sta materializzando quello che Jensen Huang (presidente di Nvidia, ndr) ha definito un nuovo ciclo infrastrutturale globale.
“Le Ai factories non sono più una narrativa, ma una realtà: quasi 100 progetti in corso nel mondo, con alcuni hyperscaler che installano 72.000 Gpu a settimana. E la domanda, secondo anche Tsmc, fornitore primario di Nvidia – con le trimestrali odierne – continua a superare l’offerta. È la conferma che non siamo di fronte a un ciclo tecnologico tradizionale, ma a una ricomposizione radicale del capitale fisso digitale. Come l’elettricità o internet, anche l’Ai sta diventando infrastruttura”, afferma Debach.
La geopolitica dell’Ai: Cina tagliata fuori?
Infine, resta il tema della geopolitica industriale. “Con la Cina tagliata fuori, Nvidia sta costruendo la sua filiera negli Stati Uniti insieme a Tsmc e Foxconn. Un reshoring radicale, che punta a produrre mezzo trilione di dollari di infrastruttura Ai in America nei prossimi quattro anni. Non è più una transizione tecnologica. È un nuovo capitalismo computazionale”, sostiene l’analista. Poi conclude: “La trimestrale, in questo scenario, sarà molto più di una conferma. Potrebbe essere il preludio alla prossima gamba di crescita. E in questo momento storico, Nvidia è l’unico attore in grado di giocare in contemporanea sui tre livelli della partita: architettura, produzione e adozione. Chi vuole capire dove va l’Ai, non può permettersi di non guardare cosa dice”.

