Nvidia & co: crollano i colossi del chip, nascono nuove stelle

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Esterno di un edificio con un grande logo NVIDIA. Il logo include un occhio verde stilizzato sopra il nome dell'azienda in testo bianco. La struttura presenta una facciata in pietra grigia sotto un cielo azzurro brillante.

Mentre Intel, Asml e altri giganti tradizionali lottano per rimanere competitivi, l’intelligenza artificiale rivoluziona il settore,
favorendo designer agili e nuove generazioni di microchip. Un futuro fatto di innovazione e rischio geopolitico

Indice

L’epidemia del 2024 che ha colpito i chipmaker di più lunga e tradizionale militanza sui mercati ha toccato a livello mondiale, come noto, inizialmente colossi come l’americana Intel (invero già affaticata e che ora qualcuno vede in predicato di venire acquisita in tutto o in parte da Qualcomm) e l’italo-francese STMicroelectronics, dimezzandone sostanzialmente le capitalizzazioni di Borsa. Più di recente, il virus sta contagiando altri soggetti come Asml, fino a poco tempo fa ritenuti meno esposti alla concorrenza delle ultime divinità del settore, quali la taiwanese Tsmc e la statunitense Nvidia. Intel, oltre a dover affrontare l’obsolescenza della propria architettura ISA x86, che necessita di un cambio radicale verso i 64 bit con il progetto x86s, sta facendo i conti con la scelta strategica di mantenere fonderie autonome (assieme a Samsung), scelta che però ha portato a perdite significative: 3 miliardi di dollari nel solo secondo trimestre 2024. Altri operatori, invece, hanno optato per modelli meno onerosi, trasformandosi in “designer” e affidandosi a terzi per la produzione. Questo approccio, più profittevole nell’immediato, risulta però maggiormente esposto ai rischi geopolitici legati a Taiwan, Cina e Corea del Sud. Questi ultimi sono produttori al 65% statunitensi e operano come designers più che come costruttori o assemblatori: ricalcando un po’ il modello dell’haute couture che ha generato i grandi poli del lusso che fanno produrre a terzi.

Altre vittime eccellenti e le loro reazioni

L’ultima vittima – europea – di questa dinamica è stata l’olandese ASML Holding, che nel report relativo al terzo trimestre 2024 (pubblicato il 14 ottobre, per errore un giorno prima del previsto) ha registrato un volume di ordini nel trimestre pari al 50% della stima degli analisti (2,8 miliardi di euro contro 5,4) e ha rivisto le stime per il 2025 al ribasso. Immediata la reazione della Borsa, che ha punito in un paio di giorni la quotazione del produttore con un calo del 20%. Nonostante il know-how unico di Asml nella realizzazione di tecnologie per litografie ultraviolette estreme, capaci di consentire ai suoi clienti la produzione di semiconduttori avanzati a costi inferiori, questo non è più sufficiente per competere nel mercato odierno. radicale verso i 64 bit con il progetto x86s, sta facendo i conti con la scelta strategica di mantenere fonderie autonome (assieme a Samsung), scelta che però ha portato a perdite significative: 3 miliardi di dollari nel solo secondo trimestre 2024. Altri operatori, invece, hanno optato per modelli meno onerosi, trasformandosi in “designer” e affidandosi a terzi per la produzione.

Diventare designer puri è la soluzione?

Questo approccio, più profittevole nell’immediato, risulta però maggiormente esposto ai rischi geopolitici legati a Taiwan, Cina e Corea del Sud. Questi ultimi sono produttori al 65% statunitensi e operano come designers più che come costruttori o assemblatori: ricalcando un po’ il modello dell’haute couture che ha generato i grandi poli del lusso che fanno produrre a terzi. Un leitmotiv della congiuntura attuale è infatti quello della capacità delle nuove generazioni di microchip di adattarsi a esigenze sempre più specifiche, avanzate in modo travolgente dall’intelligenza artificiale generativa. Come riportato da Agenda Digitale, vanno sviluppandosi applicazioni e infrastrutture di calcolo che affiancano la crescita dell’hardware e dei servizi cloud, settori oggi in rapida espansione e quasi inesistenti fino a pochi anni fa. I numeri parlano chiaro: l’IA computing passerà da meno di 20 miliardi di dollari del 2022 a oltre 160 miliardi nel 2027. I modelli di cloud IA da quasi zero a circa 50 miliardi; le infrastrutture da 8 miliardi a 25. In questo contesto, è plausibile che emergeranno nuovi protagonisti, come altre Nvidia, in grado di rispondere alle specifiche sempre più avanzate di quella che ormai è considerata una delle più grandi innovazioni tecnologiche dell’umanità dopo la ruota, i caratteri mobili di stampa, il telaio Jacquard, il motore termico e quello termico e il personal computer. Tuttavia, molti di questi nuovi attori potrebbero non sopravvivere nel lungo termine, fallendo nell’adattarsi alle richieste di un mercato in continua evoluzione.

Un'illustrazione in bianco e nero di una persona con i capelli corti, che indossa una camicia con colletto e una giacca, e che guarda avanti con un'espressione neutra.

di Paolo Turati

Docente e presidente del comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino, Paolo Turati dal 2022 dirige il laboratorio di finanza decentralizzata della Saa e l’executive master in “DeFi, blockchain e fintech”. Ph.D. in economics of art, ha pubblicato “Economia dell’arte globale” (2021) e “Arte in vendita” (2009). Appassionato pianista, ha praticato alpino, ciclismo e motociclismo fuoristrada.

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