Un nuovo caso Klimt: il difficile equilibrio fra storia e diritto

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Un dipinto di ispirazione klimt che raffigura una donna con lunghi capelli scuri e maculati che coprono la maggior parte del corpo, su uno sfondo giallo-verde con diverse frecce bianche che le volano accanto.

Le opere del pittore austriaco sono fra le maggiormente coinvolte in controversie patrimoniali trans-generazionali a causa degli anni bui nel nazismo. E oggi si materializza un’ulteriore disputa

Indice

Articolo scritto in collaborazione con la dr.ssa Arianna Ilari

Sembra quasi che non possa esserci pace per le opere di Gustav Klimt.

Molti suoi lavori sono stati infatti oggetto di controversie in materia di Nazi looted art. Basti ricordare il celebre caso del Ritratto di Adele Bloch-Bauer, restituito agli eredi solo a seguito di una lunga controversia giudiziaria conclusasi davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti (Republic of Austria v. Altmann, 2004); oppure la recente disputa fra Ungheria ed Austria circa il dipinto raffigurante “[Il] Principe William Nii Nortey Dowuona” anch’esso realizzato da Klimt.

Ebbene un ulteriore dipinto – un olio su tela databile al 1902/1903 – è oggi al centro di una complessa controversia che coinvolge, da un lato, gli eredi del mercante d’arte Hans Lion, che ne chiedono la restituzione in quanto opera (asseritamente) sottratta al loro ascendente dai nazisti a seguito dell’annessione dell’Austria alla Germania del 1938; dall’altro la Bank Austria, attuale proprietaria del dipinto, che respinge invece ogni accusa di provenienza illecita.

Il valore del nome nelle opere d’arte contese

Tra le questioni più controverse nei procedimenti di restituzione di opere d’arte sottratte durante il periodo nazista, vi è quella della corretta identificazione dei beni artistici che furono effettivamente oggetto di spoliazione. Tema che impone la necessità di una scrupolosa ricostruzione degli eventi dal punto di vista storico/giuridico (es. la verifica dei vari passaggi di proprietà delle opere d’arte) pur con le difficoltà derivanti da una documentazione spesso lacunosa o del tutto assente.

Emblematico è il caso relativo al dipinto in oggetto, conosciuto nel tempo con diversi titoli – ossia Le ninfe d’acqua, Pesci argentati o Alghe marine – elemento che incide in modo concreto sulla ricostruzione della sua provenienza.

Due figure femminili allungate e spettrali, dal volto pallido e dai lunghi capelli scuri punteggiati di punti bianchi, fluttuano su uno sfondo verde strutturato in una scena onirica ed eterea di ispirazione klimtiana.

Il caso Silberfische: la difficile ricostruzione della provenienza

Il dipinto fu presentato nel 1903 alla XVIII Mostra della Secessione Viennese con il titolo Nixen (“Ninfe” in tedesco). Poco dopo, un critico d’arte, colpito dalle linee argentate che ricordavano pesci guizzanti, propose il nome Silberfische (Pesci d’argento), poi adottato in un catalogo della d’asta curata nel 1918 dalla Buch- und Kunstantiquariat Doktor Ignaz Schwarz.

Nel 1942 l’opera sembrerebbe essere stata venduta da Oskar Hamel, commerciante legato al partito nazista, ad alcuni importanti dirigenti locali del Reich, i quali la affidarono alla Galleria del Belvedere di Vienna. Il dipinto venne quindi esposto nel 1943 alla retrospettiva su Klimt al Palazzo della Secessione, dopo essere stato ribattezzato “Alghe marine”.

Dopo la mostra del 1943, il dipinto scomparve per anni nei depositi del Belvedere, fino a emergere nel 1963 quando il direttore del museo, Fritz Novotny, decise di scambiarlo con altre opere.

Il dipintotornò sotto i riflettori nel 1971 alla Royal Academy of Arts di Londra, ove venne esposto come prestito della Zentralsparkasse der Gemeinde Wien poi confluita, a seguito di varie fusioni bancarie, nella collezione della Bank Austria. Quest’ultima, nel 2019, – su impulso della capogruppo UniCredit, che aveva deciso di vendere parte del patrimonio artistico – sottopose l’opera alla valutazione di alcune case d’asta internazionali.

L’elemento di discordia risiede quindi nella provenienza dell’opera prima del 1942.

Gli eredi di Hans Lion sostengono infatti che il loro ascendente sia stato il proprietario del dipinto fino all’Anschluss del 1938, anno in cui fu costretto a rifugiarsi in Francia, perdendone la disponibilità. Pertanto, gli stessi ne chiedono oggi la restituzione, basandosi su una ricerca della storica Gabriele Anderl, pubblicata nel 2022 sul sito della Commissione austriaca per la ricerca della provenienza, che ha portato alla luce un documento del 1948 nel quale proprio Hans Lion chiedeva alle autorità austriache la restituzione del dipinto.

Di segno opposto la posizione della Bank Austria che smentisce l’esistenza di tale passaggio di proprietà in capo ad Hans Lion. Infatti, come ricordato anche dal quotidiano austriaco Der Standard, dopo l’asta del 1918 il dipinto sembrerebbe stato acquistato da tale Josef Siller, che ne divenne il nuovo proprietario, salvo poi venderla nel 1942 (non è chiaro se a Oskar Hamel oppure direttamente ai nazisti).

Al momento, la documentazione estremamente frammentata sembrerebbe non costituire un valido appiglio per ricostruire in maniera cerca l’esatta provenienza dell’opera.

Certo è che, qualora la proprietà dovesse davvero essere accertata in capo agli eredi del mercante, la questione si farebbe ancora più complessa: come offrire pari tutela sia a chi ha comprato in buona fede, sia a chi rivendica un bene sottratto ingiustamente? Non c’è un’unica risposta: tutto dipende dalle leggi e dalla sensibilità giuridica di ogni Paese. Nei sistemi giuridici di influenza tedesca, ad esempio, sembrerebbe prevalere la linea che favorisce l’acquirente inconsapevole della provenienza illecita del bene, come stabilisce anche l’art. 367, co. 1, ABGB (Codice civile austriaco), pur riconoscendo agli eredi il diritto a un risarcimento dei danni.

Conclusioni

Nonostante la ratifica dei Principi di Washington del 1998 e della Convenzione UNESCO del 1970 sul traffico illecito dei beni culturali, la realtà applicativa si scontra con l’insufficienza dei documenti e la complessità dei passaggi successivi di proprietà. Molte opere trafugate furono rivendute attraverso intermediari, con transazioni che mascheravano, dietro la forma di una vendita, una ingiusta confisca.

Il diritto finisce quindi per confrontarsi con una dura realtà: quanto più lontani siamo dagli eventi, tanto più cresce la difficoltà di attribuire in modo certo la proprietà originaria. Questo ci lascia con un ulteriore interrogativo: come si può garantire giustizia senza cedere all’incertezza storica?

Domande frequenti su Un nuovo caso Klimt: il difficile equilibrio fra storia e diritto

Qual è il tema principale dell'articolo in relazione alle opere di Gustav Klimt?

L'articolo tratta delle controversie legali riguardanti le opere di Gustav Klimt, in particolare quelle classificate come 'Nazi looted art', ovvero opere d'arte saccheggiate durante il periodo nazista.

Quale caso famoso viene menzionato come esempio di controversia legata alle opere di Klimt?

L'articolo cita il caso del 'Ritratto di Adele Bloch-Bauer', una lunga disputa giudiziaria conclusasi con la restituzione dell'opera agli eredi dopo una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2004.

Oltre al 'Ritratto di Adele Bloch-Bauer', quale altro caso viene brevemente accennato nell'articolo?

Viene menzionata una 'recente disputa fra U', senza specificare ulteriori dettagli sul caso o sull'opera di Klimt coinvolta.

Qual è il focus dell'articolo oltre alle controversie legali?

L'articolo si concentra anche sulla 'difficile ricostruzione della provenienza' delle opere d'arte, in particolare nel caso specifico denominato 'Silberfische'.

Chi ha collaborato alla stesura dell'articolo?

L'articolo è stato scritto in collaborazione con la dr.ssa Arianna Ilari.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Riccardo Di Santo

Avvocato e Partner dello Studio legale CBM&Partners, è esperto in diritto dell’arte e dei beni culturali. Assiste regolarmente operatori del mercato dell’arte, affiancandoli nella protezione degli asset e nella gestione dei rischi legali, anche nei rapporti con la P.A. Fornisce inoltre consulenza in materia civile e commerciale, con particolare attenzione alla contrattualistica e al commercio elettronico

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