Nuove sanzioni per la Russia: le ripercussioni per le imprese

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Lo scenario geopolitico mondiale incide anche sui principali attori economici, comprese le grandi multinazionali

L’Ue decide di tagliare l’importazione di combustibili fossili dalla Russia, per ridurre le entrate del Cremlino

L’obiettivo dell’Ue è pregiudicare irrimediabilmente l’economia russa per interrompere l’aggressione in Ucraina

La geografia politica ed economica del mondo in poco più di sette settimane è stata stravolta.
Nemmeno il tempo di archiviare lo scenario pandemico (che, in effetti, è ancora attuale), che la minaccia della guerra si è trasformata in realtà, con ciò creando fratture profonde tra Stati, mercati e comunità.
In questo contesto, l’Unione europea, con l’intento di indebolire politicamente ed economicamente il Cremlino, ha dato avvio, insieme a Usa, Giappone e Uk (principalmente) ad una strategia sanzionatoria senza precedenti, tesa a colpire i settori strategici e le persone chiave della Federazione.

Benché alcune delle misure adottate non abbiano sortito particolari effetti – si pensi alle sanzioni rivolte agli oligarchi – la posizione dell’Ue, nel passare delle settimane, si è fatta sempre più severa: attualmente, si parla, infatti, di introdurre il 5° pacchetto di sanzioni.

Come annunciato dalla Presidente von der Leyen, il quinto round di sanzioni si basa su sei pilastri.

In prima battuta, l’Ue si prefigge di imporre un divieto di importare carbone dalla Russia, per un valore di 4 miliardi di euro l’anno. Una simile scelta se, da un lato, genera inevitabili conseguenze negative sull’approvvigionamento europeo, dall’altro, consente all’Ue di ridurre le entrate del Cremlino. È notorio, infatti, che gli introiti derivanti dal pagamento del gas vengono, attualmente, reimpiegati da Mosca anche per finanziare l’aggressione in Ucraina.

In secondo luogo, l’Ue intende estendere anche ad altre quattro banche russe il divieto di interagire con i mercati e i sistemi finanziari dell’Unione. Questa mossa permetterebbe di escludere il 23% del settore bancario russo, a discapito dell’intero sistema finanziario della Federazione.

Inoltre, come si apprende dalle recenti dichiarazioni della von der Leyen, le nuove misure impediranno alle navi russe di accedere ai porti dell’Ue.

Con la quarta e la quinta misura si introducono nuovi divieti alle importazioni ed esportazioni, per un valore di 10 miliardi di euro.

L’obiettivo, come è facile intuire, è quello di degradare la Russia e portare detrimento alla sua economia, riducendo ogni forma di entrata e ogni tipologia di flusso di danaro da e verso Mosca e da e verso i suoi oligarchi.

Infine, la sesta misura introduce un divieto generale di partecipazione delle imprese russe a qualsiasi tipo di appalto pubblico negli Stati membri, e l’esclusione di ogni genere di sostegno finanziario, sia a livello europeo, sia a livello di Stato membro, agli enti pubblici russi.

E invero, è evidente che lo scenario geopolitico mondiale sta impattando sull’economia globale e su tutti gli attori economici, comprese le grandi multinazionali industriali. Come fa notare l’ Area studi Mediobanca, nel report “Le multinazionali industriali fra pandemia e guerra”, la guerra, le sanzioni e la precedente pandemia, hanno segnato (a fine marzo 2022) una contrazione della capitalizzazione del 2,1% rispetto alle quotazioni di fine 2021.

Più nel dettaglio, stando ai dati di Mediobanca, nei primi tre mesi del 2022, si registra un calo a doppia cifra delle performance di Borsa dei gruppi della moda (-15,5%), Media&Entertainment (-14,5%) e automotive (-10,2%), seguiti dalle WebSoft (-8,3%), dall’industria dei Pagamenti Digitali (-4,6%), dall’alimentare (-3,4%) e dai produttori di aeromobili (-2,0%).

Invece, il settore delle bevande, il metallurgico, l’elettronico, le case farmaceutiche e la grande distribuzione mostrano una certa resilienza, con capitalizzazione tendenzialmente stabile che oscilla fra -1,4% e +1,7%. In controtendenza i colossi dell’Oil&Gas, le cui quotazioni di borsa crescono a doppia cifra (+20,5%), e le Telco (+5,6%).

Dal punto di vista geografico, emerge che performance positive di borsa sono realizzate dai gruppi sud-americani (+6,9%), mentre soffrono quelli nord-americani (-3,7%), gli europei (-6,0%) e gli asiatici (-6,7%). Inevitabilmente penalizzati dal conflitto i grandi gruppi russi che chiudono i primi tre mesi dell’anno in corso con un -35,4%.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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